Comunicato del 29 gennaio 2016: L’ARAN esce dal letargo e il 3 febbraio riconvoca il Tavolo con le OO.SS. per la definizione dei comparti di contrattazione

Riprenderà il 3 febbraio la trattativa tra ARAN e confederazioni sindacali per la definizione dei comparti di contrattazione che si era interrotta il 17 dicembre. In quella riunione il Presidente dell’ARAN aveva formulato una proposta che prevedeva quattro comparti (come prevede la legge 150, la cosiddetta “Brunetta” che ha ridotto da 7 a 4 i comparti di contrattazione) e relative aree dirigenziali, con l’aggiunta del comparto e dell’area riservate alla Presidenza del Consiglio dei Ministri (vedi comunicato FP-CIDA del 17-12-2015).

I 4 comparti proposti sono, al momento, un comparto riferito al settore Sanità, uno alla Scuola, uno agli Enti territoriali ed uno alle Amministrazioni centrali (Stato, Agenzie, EPNE, ecc.). Per quanto riguarda gli Enti Pubblici di Ricerca, la proposta dell’ARAN è quella di inserirli nel “compartone” dei Ministeri e delle altre amministrazioni centrali, ma è sul tappeto anche l’ipotesi di creare un comparto “Scuola, Università e Ricerca” che vedrebbe insieme, pur con le naturali differenze, il personale addetto alla “conoscenza” piuttosto che quello dedito al funzionamento dello Stato.

Qualunque sarà il comparto in cui verranno collocati gli EPR, per CIDA-ANPRI è comunque necessario prevedere una autonoma sezione contrattuale per gli Enti di Ricerca, all’interno della quale mantenere la distinta disciplina per ricercatori e tecnologi.

Sappiamo bene che, indipendentemente dal comparto in cui saranno collocati, gli EPR rischiano di essere la “cenerentola” (siamo circa 20mila mentre ogni altro comparto raccoglie quasi un milione di addetti!) ma la “frittata” della riduzione del numero dei comparti ormai è fatta e, senza una nuova legge che modifichi la “Brunetta”, non ci sono soluzioni che possano davvero garantire le esigenze e le peculiarità dei ricercatori, dei tecnologi e di tutto il personale della ricerca.

Anche di questo i R&T dovranno ringraziare il Comitato di settore, e cioè i nostri Presidenti, che non hanno difeso con la necessaria determinazione la specificità del comparto ricerca come sarebbe stato giusto e doveroso fare.

 

 

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