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FGU – Dipartimento Ricerca – Sezione ANPRI
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Bernini: “Non tutti i ricercatori sono uguali, puntiamo su diversi tipi di contratto”
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ASSEMBLEA NAZIONALE PERSONALE ENTI PUBBLICI RICERCA SU IPOTESI CCNL 2019-2021 “MOLTE OMBRE PER LA RICERCA PUBBLICA”

GIOVEDÌ 27 LUGLIO 2023 ore 11:00

IN EVIDENZA

  • Comunicati FGU RICERCA ANPRI EPR In evidenza COMUNICATO FGU-RICERCA-ANPRI 24/7/2026: Incontro al MUR con le rappresentanze sindacali

    Nel corso dell’incontro del 21 luglio 2026 presso il Ministero dell’Università e della Ricerca sono stati forniti alcuni aggiornamenti riguardanti gli Enti pubblici di ricerca. FGU-DR-ANPRI ha, quindi, illustrato le proprie posizioni sulla piena attuazione del d.lgs. 218/2016 e sulla tutela ordinamentale dei Ricercatori e Tecnologi.   Dirigenti amministrativi, finanziamento ordinario, nuovo comparto per università e EPR e protocollo di intesa per gli EPR. Il MUR ha confermato l’intenzione politica della Ministra di eliminare il limite numerico di 35 dirigenti amministrativi negli EPR vigilati dal Ministero. La modifica dovrebbe essere inserita nel testo del Decreto legge sulla P.A., tenendo conto delle conseguenti esigenze finanziarie. È stata, inoltre, prospettata la possibilità di utilizzare anche procedure interne agli Enti per l’accesso agli incarichi dirigenziali, valorizzando professionalità già presenti nelle strutture. Sul finanziamento ordinario degli Enti, il Ministero ha comunicato che le risorse non riferite a specifici progetti internazionali sono state ricondotte alla quota ordinaria. L’obiettivo dichiarato è ampliare i margini di autonomia degli EPR e rendere disponibili risorse utilizzabili, ove ritenuto opportuno, anche per assunzioni, progressioni e stabilizzazioni. È stato, inoltre, comunicato che la disposizione relativa alla costituzione di un comparto del CCNL dedicato esclusivamente a Università e Ricerca, inizialmente ipotizzata nel decreto-legge sulla Pubblica amministrazione, con ogni probabilità non sarà inserita nel provvedimento. La questione resta aperta, anche a seguito delle riserve espresse dal Ministero dell’istruzione e del merito. Il MUR ha, infine, espresso la disponibilità a definire  un protocollo di intesa per gli EPR (a costo zero) volto a rafforzare l’autonomia effettiva degli EPR e a dare continuità allo spirito del d.lgs. 218/2016. Il Ministero si è impegnato a elaborare una prima serie di punti e a proseguire il confronto con le organizzazioni sindacali entro la fine di luglio 2026. Le posizioni espresse da FGU-DR-ANPRI FGU-DR-ANPRI ha ribadito la necessità di dare piena attuazione al d.lgs. 218/2016 e di rafforzare la tutela ordinamentale dei Ricercatori e Tecnologi degli EPR.  In tale quadro, è stata rinnovata la richiesta di attivare il Consiglio nazionale dei Ricercatori e Tecnologi (CNRT), previsto dallo stesso decreto, affinché alla rappresentanza dei vertici espressa da CoPER e CODIGER si affianchi una rappresentanza istituzionale della comunità scientifica e tecnologica. La Carta europea dei ricercatori e le prerogative riconosciute ai R&T continuano infatti a essere applicate in modo disomogeneo e risultano spesso compresse da regolamenti, circolari e disciplinari interni più restrittivi delle leggi e del CCNL. FGU-DR-ANPRI ha pertanto chiesto al MUR di esercitare con maggiore incisività le proprie funzioni di vigilanza, indirizzo e valutazione degli EPR a tutela della Ricerca (ai sensi del D.P.R. n.62 del 4 aprile 2025), anche per prevenire un contenzioso che troppo spesso costringe il personale a rivolgersi ai tribunali.   Autonomia professionale e vigilanza del MUR Sono state segnalate, negli EPR, alcune criticità ricorrenti: limitazioni improprie dell’attività lavorativa fuori sede prevista dall’art. 58 del CCNL; applicazione indistinta delle direttive sulla formazione del Ministro della P.A. del 2023 e del 2025, con percorsi amministrativi generalisti imposti anche ai R&T che già svolgono uno sviluppo professionale continuo; vincoli e autorizzazioni eccessivi sulla docenza esterna e sulle attività di diffusione della conoscenza; mancato rispetto della cadenza biennale delle procedure selettive ex art. 15 del CCNL, per insufficiente programmazione delle risorse o per tempi incompatibili con una reale valorizzazione professionale.   Valutare le amministrazioni sulla capacità di sostenere la ricerca FGU-DR-ANPRI ha evidenziato l’autoreferenzialità dei sistemi di misurazione e valutazione della performance (SMVP) degli EPR. Direttori generali, dirigenti e uffici vengono spesso valutati sulla produzione di atti, regolamenti e procedure, senza misurare adeguatamente se tali attività abbiano agevolato davvero la ricerca oppure prodotto ritardi, vincoli e inefficienze (Analysis n. 1 dicembre 2025). È stato chiesto al MUR un indirizzo specifico affinché: gli obiettivi delle strutture amministrative siano collegati alla missione scientifica dell’Ente; la performance sia misurata mediante indicatori concreti, quali i tempi di acquisto, di rimborso delle missioni, di stipula dei contratti e delle convenzioni, di pagamento e di rendicontazione; i dipendenti, quali utenti interni, partecipino alla valutazione della qualità, tempestività, trasparenza e capacità risolutiva dei servizi; tale valutazione incida effettivamente sulla performance dirigenziale e sulle indennità di risultato, in applicazione degli artt. 7 e 19-bis del d.lgs. 150/2009.   Confusione dei profili e rischio di snaturamento degli EPR FGU-DR-ANPRI ha denunciato l’utilizzo dei profili di Tecnologo (i cosiddetti tecnologi gestionali) e CTER per l’inquadramento di personale che continua a svolgere prevalentemente funzioni amministrative ordinarie (funzionari amministrativi e CAM). Come ricordato dalla Ministra Bernini: «Ricercatori e tecnologi degli EPR non sono figure amministrative: producono conoscenza, sviluppano tecnologie, gestiscono infrastrutture e tengono l’Italia dentro le grandi reti scientifiche internazionali», (Analysis n.3 Giugno 2026). Gli inquadramenti devono quindi corrispondere alle funzioni effettivamente svolte, senza confondere carriere, prerogative e risorse destinate alla ricerca: le controindicazioni sono dannose per tutti. Anche l’eventuale aumento della dirigenza amministrativa dovrà essere giustificato da reali esigenze organizzative, con trasparenza sui costi e obiettivi direttamente collegati al sostegno della missione scientifica. Conclusioni Applicare pienamente il d.lgs. 218/2016 è il primo passo; completarlo con uno stato giuridico per legge è la condizione per rendere stabile e realmente esigibile l’autonomia professionale dei R&T riconoscendo al MUR un ruolo unitario di indirizzo e coordinamento del sistema pubblico della ricerca. La Segreteria Nazionale di FGU Dipartimento Ricerca

  • Comunicati FGU RICERCA ANPRI Comunicati sindacali EPR In evidenza COMUNICATO 26/5/2026: Riscatto laurea e dottorato ai fini liquidativi: il CNR restituisce le somme. FGU-Ricerca-ANPRI avvia ricognizione comparto EPR

    FGU-Ricerca-ANPRI informa i Ricercatori e Tecnologi degli Enti Pubblici di Ricerca che, presso il CNR, sono emerse numerose situazioni critiche relative al riscatto degli anni di laurea e/o dottorato ai fini liquidativi, effettuato mediante trattenute in busta paga nei confronti di personale in regime di TFR. Benché la normativa applicabile al pubblico impiego, a seguito del passaggio dal regime TFS al regime TFR, avesse escluso il riscatto degli anni di laurea e/o dottorato ai fini liquidativi per il personale assunto dal 1° gennaio 2001, il CNR avrebbe accolto domande di riscatto presentate da dipendenti assunti dopo tale data, applicando trattenute mensili in busta paga per periodi anche molto lunghi. Per quanto a noi noto solo nel 2026 l’Ente ha comunicato ai dipendenti interessati che tali riscatti non erano compatibili con il regime TFR e ha disposto la restituzione delle somme trattenute. Tale restituzione è avvenuta nel cedolino di aprile 2026 per i soli importi nominali, senza rivalutazione monetaria e senza interessi legali. Si precisa che la vicenda non riguarda il riscatto ai fini pensionistici, che segue regole e procedure diverse, ma esclusivamente il riscatto ai fini liquidativi, cioè relativo al trattamento di fine servizio/fine rapporto. La questione solleva interrogativi di carattere generale, perché la disciplina TFS/TFR e le relative procedure amministrative interessano l’intero comparto degli Enti Pubblici di Ricerca. È quindi necessario verificare se, anche in altri Enti, siano state adottate prassi analoghe. In particolare, occorre accertare l’eventuale presenza di: accoglimento di domande di riscatto degli anni di laurea e/o dottorato ai fini liquidativi presentate da personale assunto dopo il 1° gennaio 2001; trattenute in busta paga per riscatti non compatibili con il regime TFR; restituzioni recenti di somme trattenute; eventuali comunicazioni dell’Amministrazione. La FGU-DR-ANPRI sta valutando, con i propri consulenti, le possibili iniziative da intraprendere a tutela dei lavoratori coinvolti, anche per verificare se la restituzione dei soli importi nominali sia sufficiente o se debbano essere riconosciuti anche interessi legali, rivalutazione monetaria o ulteriori forme di tutela. Per questo motivo, la FGU-DR-ANPRI invita i colleghi di tutti gli Enti Pubblici di Ricerca a verificare la propria posizione individuale e a segnalare al Sindacato eventuali casi analoghi a quelli emersi presso il CNR, o comunque situazioni dubbie. La FGU-DR-ANPRI seguirà la vicenda con la massima attenzione, perché la corretta applicazione della normativa previdenziale e liquidativa non può ricadere, dopo anni, sui lavoratori che hanno confidato negli atti adottati dalla propria Amministrazione. FGU – Dipartimento Ricerca

  • In evidenza FGU incontra RESAVER 9 APRILE 2026

    Giovedì 9 aprile 2026, presso la sede della FGU-ANPRI a Roma, si è svolto un incontro tra Agustin Calvo, manager per lo sviluppo del progetto europeo RESAVER (www.resaver.eu), ed una rappresentanza di FGU-Ricerca-ANPRI guidata dal segretario generale, prof. E. Spiriti. RESAVER è un Fondo Pensionistico modellato sulle carriere dei ricercatori che operano nella Comunità Europea, che sono caratterizzate da un’elevata mobilità, e fornisce una pensione complementare con un piano di accumulo altamente flessibile e “trasparente” correlato allo stato professionale nel quale il ricercatore si trova temporaneamente ad essere impiegato. RESAVER è finanziato, promosso e supervisionato dalla Commissione Europea, e al momento vede l’adesione prevalentemente di Istituti di Ricerca privati. Il dr. Calvo ha illustrato le iniziative per sensibilizzare gli Enti Pubblici di Ricerca e le Istituzioni pubbliche e private anche in Italia ad aderire a RESAVER, offrendo a tutto il personale ed in particolare al personale con elevata mobilità la possibilità di costruirsi nel tempo una pensione calibrata sulle proprie esigenze lavorative.  

NOTIZIE

  • News Enea: la soluzione per risparmiare sull’energia con acquisti in tempo reale

    ROMA, 30 settembre – L’energia è il nodo sempre più centrale nel dibattito pubblico nazionale e internazionale. Nel frattempo l’Enea, con il Laboratorio Energia e data science del Centro ricerche di Portici, afferente al Dipartimento tecnologie energetiche e fonti rinnovabili dell’ente, ha brevettato una nuova soluzione che consente di acquistare elettricità scegliendo in tempo reale l’offerta più conveniente, come per un volo o una camera d’albergo. La soluzione, per la quale Enea ha sviluppato sia hardware che software, introduce un nuovo paradigma nella gestione dei consumi elettrici: invece di acquistare energia esclusivamente alle condizioni previste dal proprio contratto di fornitura, l’utente può mettere ‘all’asta’ il singolo evento di consumo, consentendo a più fornitori di competere in tempo reale per offrire il prezzo più conveniente. Il sistema individua automaticamente l’offerta migliore, determina con precisione l’energia necessaria e autorizza il trasferimento di elettricità solo dopo l’accettazione dell’offerta, contribuendo a ridurre gli sprechi e ad aumentare la trasparenza dei costi. La tecnologia sfrutta lo standard Usb Power delivery, il protocollo universale di ricarica rapida che consente a dispositivi e caricabatterie di negoziare automaticamente la potenza richiesta. “Quando si collega il cavo, il nostro hardware acquisisce le informazioni sul fabbisogno energetico del dispositivo e le pubblica su una piattaforma IoT. Qui fornitori e rivenditori competono in tempo reale presentando la propria offerta economica per quello specifico evento di ricarica. Solo dopo che l’utente, oppure una procedura automatizzata da lui impostata, avrà accettato l’offerta migliore, viene autorizzato l’effettivo trasferimento di energia”, spiega Girolamo Di Francia, responsabile del Laboratorio Energia e data science e autore del brevetto insieme a Gerardo D’Elia. “Si tratta di una sorta di ‘eBay dell’energia’ – aggiunge – in base al quale il prezzo viene definito prima del consumo attraverso una competizione tra fornitori, garantendo certezza dei costi e aprendo la strada ai futuri contratti multi-fornitore previsti dalle direttive europee. Allo stesso tempo, il sistema contribuisce a sincronizzare domanda e offerta di energia”.

  • News Einstein telescope: a Sos Enattos iniziati i lavori del SunLab

    ROMA, 28 settembre – Al via i lavori per la costruzione di Et-SunLab (Einstein telescope Sardinia underground laboratory), il centro di ricerca che sorgerà nell’area di Sos Enattos, candidata a ospitare il futuro osservatorio di onde gravitazionali Einstein telescope. La ditta affidataria dei lavori di costruzione, vincitrice dell’appalto in seguito a un bando di gara europeo, è Ar.Co. Lavori Società cooperativa consortile, con sede a Ravenna. La consegna dei lavori prevede due scadenze: una intermedia, fissata al 4 settembre 2027, che punta a rendere subito operativi alcuni laboratori del centro di ricerca, e quella finale, stabilita al 14 giugno 2028. Et-SunLab è finanziato con circa 10 milioni di euro dalla Regione Sardegna e altrettanti divisi tra Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). Il 15 dicembre dello scorso anno era stata firmata a Cagliari la concessione in uso gratuito a Infn, Inaf e Ingv dell’area di 13mila metri quadrati destinata alla costruzione del centro di ricerca, di proprietà di Igea Spa, mentre lo scorso 17 luglio si era svolta a Sos Enattos la simbolica cerimonia di posa della prima pietra. Il progetto prevede la realizzazione di un centro di ricerca, didattica e divulgazione scientifica nell’area occupata attualmente dall’edificio ex-Ri.Mi.Sa., utilizzata negli anni scorsi per le attività del laboratorio SAR-GRAV, e la costruzione di un laboratorio sotterraneo multidisciplinare. SunLab, alle cui attività collaboreranno anche le Università di Cagliari e Sassari, ospiterà attività di ricerca e sviluppo per ET ed esperimenti di fisica a basso rumore (tra cui Archimedes, esperimento di fisica fondamentale attivo dal 2019 a Sos Enattos), oltre a un osservatorio geofisico per lo studio delle strutture interne della Terra e un telescopio terrestre di grande apertura chiamato “MezzoCielo”. La struttura diventerà anche un centro di riferimento per progetti di divulgazione rivolti alle scuole e di formazione professionale. Il disegno architettonico e paesaggistico è stato elaborato da un gruppo di lavoro dell’AT Lab del Dipartimento di ingegneria civile, ambientale e architettura (Dicaar) dell’Università di Cagliari, coordinato da Massimo Faiferri.

  • News La ricerca per i territori: intesa tra Cnr e Terzo settore

    ROMA, 25 settembre – Porre le conquiste della scienza a disposizione dei territori e delle comunità, potenziando l’impatto della ricerca e la capacità di generare valore pubblico, di contribuire a rispondere ai bisogni delle persone. È questo il senso dell’accordo quadro sottoscritto ieri dal presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), Andrea Lenzi, e dal portavoce del Forum Terzo settore, Giancarlo Moretti. L’intesa, che durerà cinque anni, apre un nuovo ambito di collaborazione tra ricerca scientifica pubblica e Terzo settore, attraverso lo sviluppo di attività e progetti comuni che potranno mettere in relazione le competenze scientifiche e tecniche della rete Cnr con le esperienze e le conoscenze maturate dalle organizzazioni del Terzo settore nei diversi contesti territoriali. L’accordo prevede l’individuazione e lo sviluppo di un portafoglio di programmi di ricerca, formazione, trasferimento tecnologico e altre iniziative comuni nell’ambito delle attività di interesse generale. Tra le azioni previste figurano la promozione e il coordinamento di progetti di ricerca a diversi livelli, la valorizzazione e la divulgazione delle conoscenze tecnico-scientifiche, la realizzazione di infrastrutture di ricerca, l’organizzazione di seminari, conferenze e incontri con stakeholder pubblici e privati, nonché lo scambio di informazioni, esperienze e buone pratiche. Le attività saranno sviluppate attraverso specifiche Convenzioni operative e potranno coinvolgere le competenze scientifiche e tecniche della rete Cnr e le professionalità e le esperienze presenti nel Forum Terzo Settore e nelle organizzazioni che ne fanno parte. “Collaborare con e per gli enti del Terzo settore rappresenta per il Cnr un valore strategico e una concreta espressione della propria missione di istituzione pubblica di ricerca al servizio del Paese”, ha dichiarato Lenzi. “Gli obiettivi che ci siamo posti con l’accordo di oggi si inseriscono pienamente nella responsabilità che la ricerca pubblica ha nei confronti della società. Mettere a disposizione del Terzo settore il patrimonio di competenze, abilità e conoscenze scientifiche del Cnr significa rafforzare il dialogo con la società e contribuire a trasformare la ricerca in strumenti e soluzioni capaci di generare un impatto concreto e sostenibile sulla qualità della vita delle persone e dei territori”.

  • News Scienza e cittadini: il 25 settembre torna la Notte europea dei ricercatori

    ROMA, 24 settembre – Torna domani in tutta Italia la Notte europea dei ricercatori e delle ricercatrici: un appuntamento ormai tradizionale a beneficio di studenti e appassionati di tutte le età per avvicinarsi alla scienza e conoscere i suoi protagonisti. Per il ministero dell’Università e della ricerca si tratta di “un’importante occasione per rafforzare il rapporto tra sistema della ricerca e cittadini, accrescere la consapevolezza del valore della conoscenza e offrire soprattutto alle nuove generazioni l’opportunità di conoscere da vicino il lavoro dei ricercatori e le prospettive professionali legate alla scienza, alla tecnologia e all’innovazione”. Promossa dalla Commissione europea e finanziata nell’ambito delle Marie Skłodowska-Curie Actions attraverso l’azione Msca&Citizens, la Notte europea delle ricercatrici e dei ricercatori si svolge dal 2005 e coinvolge ricercatori, università, enti di ricerca, istituzioni, studenti e cittadini. Il programma propone attività gratuite e aperte a tutti: laboratori interattivi, esperimenti, incontri, mostre, spettacoli, giochi, conferenze e visite guidate. In Italia l’evento si presenta come una grande manifestazione diffusa, con iniziative in numerose città e territori. Protagonisti sono università ed enti di ricerca, insieme a musei, scuole, istituzioni culturali e realtà del territorio. Ecco i principali progetti: https://www.mur.gov.it/it/comunicazione/eventi/notte-europea-2026-il-mur-al-fianco-di-ricercatrici-e-ricercatori-il-25  

COMUNICATI SINDACALI

  • Comunicati CNR CNR Comunicato 5 ottobre 2026 ePAS: il contratto di lavoro non si aggira con un software Il CNR rispetti l’autonomia dei Ricercatori e Tecnologi e non scarichi sul personale le proprie responsabilità organizzative

            Con la nota del 28 settembre 2026, la Direzione Generale ha disposto che tutte le Strutture del CNR attivino entro il 1° dicembre 2026 le procedure necessarie all’utilizzo di ePAS, richiamando esigenze di uniformità amministrativa, efficienza ed economicità. Ci troviamo costretti a ribadire che le esigenze organizzative dell’Ente non possono prevalere sui diritti contrattuali dei Ricercatori e Tecnologi (R&T). La Direzione Generale non può riscrivere il contratto attraverso una disposizione amministrativa, né l’adozione di una piattaforma unica può cancellare le differenti discipline applicabili alle diverse categorie di personale. ePAS è uno strumento informatico, non una fonte normativa: è il software che deve adeguarsi al contratto, non il personale che deve rinunciare ai propri diritti per adeguarsi al software. Come abbiamo più volte chiarito nei comunicati del 24 marzo 2016, del 5 settembre e del 4 ottobre 2022, e ribadito nei più recenti del 24 febbraio 2025, del 9 aprile 2025 e del 27 marzo 2026, l’autonomia dei R&T non è una concessione dell’Amministrazione, né un’opzione da attivare nella piattaforma. L’art. 58 del CCNL del 21 febbraio 2002 riconosce ai R&T l’autonoma determinazione del proprio tempo di lavoro, senza prevedere l’obbligo di controllo automatico stabilito per il personale Tecnico e Amministrativo dall’art. 48. E l’art. 80 del CCNL del 1998 ha espressamente disapplicato per i R&T l’art. 39 del precedente DPR 171/1991 che imponeva di documentare “l’osservanza dell’orario di lavoro” di tutto il personale “attraverso sistemi automatici di rilevazione”. Lo abbiamo già ricordato anche richiamando la giurisprudenza: l’imposizione di formalità di controllo dell’orario richiede una specifica fonte legale o contrattuale, secondo il principio espresso dalla Cassazione nelle sentenze n. 3298/1994 e n. 11025/2006. Nella vicenda del ricercatore del CNR licenziato per il mancato utilizzo del badge, il Tribunale e la Corte d’Appello di Bologna hanno riconosciuto il contrasto del sistema di rilevazione automatica delle presenze con la disciplina contrattuale dei R&T, come illustrato nel nostro comunicato del 2016. Ribadiamo pertanto che l’utilizzo di ePAS per gli adempimenti amministrativi non può introdurre obblighi, autorizzazioni o vincoli che il contratto non prevede. Chiediamo nuovamente alla Direzione Generale un chiarimento esplicito rivolto a tutte le Strutture dell’Ente, che escluda l’imposizione ai R&T di sistemi automatici di controllo dell’orario incompatibili con la loro disciplina contrattuale e impedisca interpretazioni lesive delle loro prerogative. Ribadiamo con altrettanta fermezza che le responsabilità organizzative dell’Amministrazione non possono essere trasferite al personale. La nota del Direttore Generale collega la mancata attivazione di ePAS alla mancata attribuzione dei compensi per lavoro straordinario: una previsione inaccettabile, che sovrappone la corretta rilevazione delle prestazioni lavorative al passaggio a una specifica piattaforma. Il pagamento degli straordinari non può diventare una leva per imporre un software. Chiediamo di eliminare questo automatismo e di garantire al personale Tecnico e Amministrativo i compensi spettanti per lo straordinario regolarmente autorizzato, effettivamente svolto e documentato, nel rispetto delle condizioni normative e contrattuali. Chiediamo infine all’Amministrazione di dimostrare la stessa determinazione riservata all’estensione di ePAS anche nelle scelte che incidono realmente sulla capacità del CNR di fare ricerca, mettendo in campo risorse certe, impegni verificabili e tempi definiti. Ribadiamo all’Amministrazione, dalla quale attendiamo finalmente risposte concrete, che è urgente dare concretezza alla valorizzazione dei R&T di ruolo, riconoscendone professionalità, competenze e responsabilità attraverso la programmazione regolare di nuovi concorsi ex art. 15 e lo scorrimento delle graduatorie degli idonei relative ai bandi ex art. 15 del 2023: è necessario recuperare anni di ritardo nelle progressioni di carriera, non prolungare ulteriormente l’attesa del personale. È urgente offrire ai precari prospettive concrete di accesso ai ruoli, attraverso una programmazione strategica del reclutamento che dia continuità alle attività scientifiche e impedisca che la scadenza dei contratti disperda competenze ed esperienze costruite negli anni nell’interesse dell’Ente. Ed è urgente garantire una dotazione economica individuale minima e continuativa per ogni R&T, sostenuta da un adeguato finanziamento ordinario, per svolgere ricerca di base e libera e affrontare le normali esigenze dell’attività scientifica, dall’acquisto di strumenti all’aggiornamento professionale e alla partecipazione a convegni: ottenere finanziamenti esterni deve consentire di ampliare le possibilità di ricerca, non essere la condizione indispensabile per poter svolgere il proprio lavoro. L’autonomia scientifica non è effettiva senza le risorse necessarie per esercitarla. A queste richieste deve affiancarsi un piano dell’Ente per l’accesso dei R&T agli strumenti di intelligenza artificiale, con licenze istituzionali adeguate alle esigenze scientifiche, formazione, assistenza e garanzie di tutela dei dati e dei risultati della ricerca. Occorre una strategia comune che assicuri condizioni di accesso omogenee, non iniziative frammentarie dipendenti dalle disponibilità economiche dei singoli o degli Istituti: dotare il personale di questi strumenti, senza scaricarne i costi sul personale, significa investire nella capacità del CNR di tenere il passo con il sistema universitario nazionale e la ricerca internazionale. Il futuro del CNR non dipende dall’estensione di ePAS a tutte le sedi dell’Ente, ma dalla capacità di valorizzare il proprio personale R&T, rispettarne le prerogative e metterlo nelle condizioni di fare ricerca con risorse adeguate e strumenti al passo con l’innovazione scientifica e tecnologica!     Laura Fantozzi Responsabile Nazionale FGU-DR-ANPRI CNR http://

  • Comunicati CNR Comunicato 28 settembre 2026: Richiesta di convocazione urgente di un tavolo di confronto sulla valorizzazione del personale Ricercatore e Tecnologo del CNR  

          Roma, 28 settembre 2026 Prot:14/2026 Al prof. Andrea Lenzi – Presidente del CNR Al dott. Jacopo Greco – Direttore Generale del CNR Ai Consiglieri di Amministrazione del CNR e p.c.           Ai Ricercatori e Tecnologi del CNR   Oggetto: Richiesta di convocazione urgente di un tavolo di confronto sulla valorizzazione del personale Ricercatore e Tecnologo del CNR   Egregio Presidente, Egregio Direttore Generale, Egregi Consiglieri di Amministrazione, la FGU-DR-ANPRI chiede l’urgente convocazione di un tavolo di confronto specificamente dedicato alla valorizzazione del personale Ricercatore e Tecnologo (R&T) del CNR. Le criticità più volte segnalate dalla nostra Organizzazione Sindacale, anche nel corso dell’ultimo anno, richiedono risposte concrete e tempi certi di attuazione. La tornata concorsuale ex art. 15 avviata nel 2023, si è conclusa soltanto nel corso del 2026. Il protrarsi delle procedure ha ulteriormente penalizzato le opportunità di crescita professionale dei R&T e rende urgente il ripristino di una programmazione regolare delle progressioni di livello, nel rispetto della cadenza biennale prevista dal CCNL per l’attivazione delle procedure selettive. In questo contesto, la deliberazione del Consiglio di Amministrazione del CNR n. 18/2026 del 2 febbraio 2026 (verbale n. 530), avente a oggetto «Aggiornamento del Piano di Fabbisogno del Personale per il triennio 2026-2028», rappresenta, a nostro avviso, un presupposto importante per avviare un percorso concreto di valorizzazione dei R&T, che attendono da anni risposte adeguate e coerenti con il quadro contrattuale. In particolare, il punto 3 del dispositivo incarica il Direttore Generale di sottoporre al CdA, al termine delle procedure di inquadramento, un’analisi sull’applicazione dell’art. 15, considerando una nuova tornata entro le disponibilità finanziarie oppure altri interventi consentiti dal quadro normativo. Occorre procedere su due fronti complementari: valorizzare il personale già risultato idoneo nelle procedure concluse e attivare nuove opportunità di crescita professionale, attraverso l’indizione di una nuova tornata di bandi ex art. 15 che garantiscano, come stabilito dal comma 7, art. 15 del CCNL del 2006, “la copertura di un congruo numero di posti”. Entrambi gli obiettivi devono trovare spazio in una programmazione stabile, capace di superare i ritardi accumulati. Lo scorrimento integrale delle graduatorie vigenti costituisce una misura di equità nei confronti dei circa 1.500 R&T già riconosciuti idonei dalle commissioni esaminatrici. È, al tempo stesso, uno strumento essenziale per valorizzare le competenze presenti nell’Ente, rafforzare la comunità scientifica di ruolo e restituire credibilità ai percorsi di crescita professionale. La FGU-DR-ANPRI chiede pertanto che il tavolo di confronto affronti con urgenza le seguenti priorità: programmazione dello scorrimento integrale delle graduatorie vigenti, con tempi certi di attuazione; attivazione, nel più breve tempo possibile, di una nuova tornata di selezioni ex art. 15; definizione di una programmazione stabile e regolare delle progressioni di livello, nel rispetto della cadenza prevista dal CCNL; riequilibrio delle politiche del personale, per restituire centralità ai R&T anche nel governo dell’Ente. Il 2026, indicato nei documenti di programmazione dell’Ente come un anno decisivo per il rafforzamento e la valorizzazione del personale, si avvia alla conclusione. Gli impegni assunti devono ora tradursi in atti concreti: lo scorrimento delle graduatorie ex art. 15 e la rapida attivazione di nuove selezioni rappresentano due priorità imprescindibili per dare una risposta credibile alle aspettative della comunità scientifica del CNR. Si chiede un sollecito riscontro alla presente e la tempestiva comunicazione di una data per la convocazione del tavolo. Distinti saluti, Laura Fantozzi Responsabile Nazionale FGU-DR-ANPRI CNR http://

  • Comunicati CREA CREA: Comunicato incontro sindacale del 7 settembre 2026

      In data 7 settembre 2026, alle 10:00 si è svolta una riunione, con le rappresentanze sindacali, presso la biblioteca della sede di via della Navicella 2 – 4, indetta dalla DG Dr.ssa Zaganelli, con il seguente ordine del giorno: Definizione criteri generali per le progressioni economiche art 15 del CCNL 7.04.2006; Varie ed eventuali Definizione criteri generali per le progressioni economiche art 15 del CCNL 07/04/2006 Questo punto all’ordine del giorno ha monopolizzato il dibattito per la quasi totale durata della riunione. L’Amministrazione ha voluto presentare e discutere con le sigle sindacali i criteri generali per le progressioni economiche dei ricercatori. Con la sua relazione introduttiva, la Dr.ssa Zaganelli ha fornito delle indicazioni di carattere generale sui passi che l’Amministrazione vuole compiere nei prossimi mesi. Se ne riportano di seguito gli aspetti più salienti: È ferma volontà dell’Amministrazione rispettare la biennalità delle procedure concorsuali con la pubblicazione di un bando che preveda titoli posseduti al 1° gennaio 2026 (e con probabile decorrenza economica al 1° gennaio 2027; Le risorse finanziarie disponibili saranno usate prevalentemente se non esclusivamente per i passaggi dal II al I livello; Si ipotizza di fare dei bandi nazionali e non più suddivisi per Centri; I bandi non sarebbero più unici ma articolati in funzione delle principali attività dell’Ente (a carattere puramente semplificativo e solo come spunto per la discussione si è parlato di bandi per la Ricerca Scientifica, per la Ricerca Istituzionale e per il Trasferimento Tecnologico); Si propone di ridurre significativamente il numero di titoli che possono essere presentati, per rendere più agevole e veloce il compito delle commissioni di valutazione; Si ritiene necessaria l’introduzione del colloquio per consentire un approfondimento delle competenze dei candidati. Si è aperto successivamente un dibattito fra i presenti che ci ha portato ad esprimere sia il nostro apprezzamento che le nostre perplessità ed il nostro disaccordo su alcune questioni specifiche. In particolare, apprezziamo la volontà dichiarata della Dr.ssa Zaganelli di mantenere la biennalità delle procedure concorsuali per i passaggi di livello. Non è la prima volta che lo dichiara e noi ne siamo contenti perché riteniamo che avere la sicurezza di poter ripetere il concorso ogni due anni riduca notevolmente la frustrazione e forse anche i ricorsi dei candidati che non hanno vinto. Apprezziamo inoltre la volontà di utilizzare i rapporti dei presidenti delle commissioni dei concorsi appena conclusi per migliorare i criteri di valutazione dei candidati. Infine, apprezziamo che sia intenzione dell’Amministrazione dedicare più risorse per i passaggi dal II al I livello, per compensare le scarse risorse a loro destinate nel precedente concorso. Su questo punto, però ci sentiamo anche di dire che, in ogni caso, anche i ricercatori di III livello hanno diritto al mantenimento di una cadenza biennale dei concorsi, come espressamente riportato nel contratto nazionale. Su tutto il resto, siamo molto perplessi e critici. Di seguito, riportiamo le motivazioni delle nostre perplessità e dei nostri dubbi su quanto proposto dall’Amministrazione. Il concorso nazionale e non per Centro, a nostro avviso, aumenterebbe di gran lunga le problematiche, già riscontrate nei Centri multidisciplinari, della presenza di competenze in Settori Scientifici Disciplinari (SSD) molto diversi. Noi riteniamo che, se all’interno del proprio Centro i colleghi continuano a confrontarsi fra pari, più facilmente possano avere riconosciuto il proprio valore. Se il concorso invece è a livello nazionale, il rischio è che possano essere penalizzati. Un concorso articolato nelle diverse attività dell’Ente non corrisponde alla professionalità del ricercatore che risulta dalla lettura della Carta Europea dei Ricercatori: una figura complessa che svolge attività di ricerca scientifica, di ricerca istituzionale e di trasferimento tecnologico, di tutoraggio e di docenza. Le griglie dei criteri utilizzate nei concorsi che si sono appena conclusi non vanno bene e necessitano una revisione anche profonda (oltre a dover essere note nel dettaglio al candidato in fase di caricamento della propria domanda sulla piattaforma Demetra), ma rispecchiano meglio le principali competenze richieste ai ricercatori/tecnologi. La riduzione del numero dei titoli rischia un appiattimento verso il basso del valore dei ricercatori/tecnologi. Il colloquio invece inserisce un elemento di discrezionalità inaccettabile. Per anni, ricercatori e tecnologi dell’Ente si sono battuti contro i colloqui con la commissione valutatrice perché le valutazioni di una commissione sono sempre soggettive e non consentono mai, a nostro parere, la terzietà e trasparenza garantita da titoli il cui valore è deciso e noto in fase di pubblicazione di un bando.   Quanto viene proposto, anche se, ribadiamo, stiamo discutendo solo dei criteri generali, ci sembra uno stravolgimento dei criteri di valutazione delle carriere dei ricercatori e tecnologi di cui non vediamo la necessità. Come già scritto, niente è stato ancora deciso, ma l’Amministrazione ha dei tempi molto stretti. Invitiamo i ricercatori e tecnologi a partecipare attivamente al dibattito, a coinvolgere le Giunte dei Ricercatori dei diversi Centri che dovranno far pervenire alla Direzione Tecnico Scientifica le proprie opinioni. Riteniamo inoltre utile che tali opinioni vengano trasmesse, per conoscenza, anche ai nostri rappresentanti eletti nel Consiglio Scientifico. Riteniamo che una mobilitazione dal basso che utilizzi gli strumenti democratici di cui il CREA è dotato non possa che far bene e, per certi versi facilitare anche il compito dell’Amministrazione a cui continueremo a dare, pur nella diversità delle opinioni, il nostro contributo per il miglioramento della vita lavorativa all’interno dell’Ente.   Varie ed eventuali L’Amministrazione ci ha comunicato che con i fondi previsti per il CREA dall’approvazione del disegno di legge “ColtivaItalia” potrebbero essere resi disponibili nel 2027, circa 3.000.000 € per il reclutamento di giovani ricercatori e tecnologi.   Guido   Bonati Responsabile FGU- CREA http://

  • Comunicati CNR Comunicati sindacali Comunicato CNR 27-7-2026: Conservazione dell’anzianità nei passaggi di livello:  invito all’invio di una diffida ad adempierea fini cautelativi

    Negli ultimi giorni sono circolate informazioni relative ad alcune recenti pronunce giudiziarie riguardanti il riconoscimento dell’intera anzianità di servizio nel profilo in occasione dei passaggi di livello dei Ricercatori e Tecnologi, pronunce che avrebbero riconosciuto il diritto alla conservazione integrale dell’anzianità maturata, escludendo la riduzione di un terzo prevista dall’art. 4 del CCNL del 1998, II biennio economico, stipulato in Area della Dirigenza. Riteniamo opportuno invitare alla cautela tutto il personale interessato. Infatti, dall’esame delle pronunce attualmente disponibili emerge che non si è ancora consolidato un orientamento giurisprudenziale univoco sulla questione. Le diverse decisioni intervenute sembrano fondarsi su presupposti giuridici differenti e, in alcuni casi, giungono a conclusioni opposte. In particolare: Almeno una pronuncia ritiene che la riduzione di un terzo dell’anzianità non trovi più applicazione a seguito dell’uscita dei Ricercatori e Tecnologi dall’Area della Dirigenza. Tale conclusione non appare tuttavia pacifica, anche in ragione dell’art. 68 del CCNL del 2002 che richiama esplicitamente la perdurante vigenza delle disposizioni del CCNL del 1998 compatibili con il nuovo contratto; Almeno una pronuncia, sulla base di differenti argomentazioni, posticipa il mantenimento dell’intera anzianità di servizio nel profilo all’entrata in vigore del CCNL del 2006; Alla luce di tale quadro, che evidenzia le attuali differenti interpretazioni della normativa vigente da parte dei giudici, la FGU-DR-ANPRI ritiene che la questione non sia ancora risolta in favore del riconoscimento della conservazione dell’intera anzianità nei passaggi di livello. Tuttavia, l’esistenza di pronunce favorevoli consiglia di tutelare fin d’ora la possibilità di esercitare i propri diritti. Per questo motivo suggeriamo, in via prudenziale, a coloro ai quali è stata ridotta di un terzo l’anzianità nei passaggi di livello avvenuti successivamente al 21 febbraio 2002 (data di sottoscrizione del CCNL del 2002) di inviare all’Ente una lettera di diffida e messa in mora, finalizzata ad interrompere eventuali termini prescrizionali e a riservarsi ogni successiva iniziativa a tutela delle proprie ragioni. La FGU-DR-ANPRI continuerà a monitorare l’evoluzione della giurisprudenza e a fornire tempestivi aggiornamenti qualora intervengano ulteriori pronunce che chiariscano la questione, al fine di consentire la presentazione di ricorsi con concrete possibilità di successo. Laura Fantozzi Responsabile Nazionale FGU-DR-ANPRI CNR

AREA STAMPA

  • area stampa RASSEGNA STAMPA “In Danimarca se lavori bene scommettono su di te. In Italia solo tirocini e rimborsi spese” – INTERVISTA A ILFATTOQUOTIDIANO.IT

    Intervista a un cervello in fuga sul fattoquotidiano.it Matteo Di Felice, 24 anni, dopo la laurea a Roma si è trasferito per la specialistica a Copenhagen, dove lavora per una società privata. Parla di stipendi agganciati all’inflazione, un’ottima qualità di vita e una gerarchia orizzontale all’interno delle aziende “Dopo due mesi di contratto a tempo determinato mi hanno offerto l’indeterminato, tanti miei amici in Italia fanno solo tirocini a rimborso spese. Qui se fai il tuo lavoro e sai relazionarti con gli altri le aziende sono pronte a scommettere su di te”. Siamo in Danimarca, nella capitale Copenaghen, e a parlare è Matteo Di Felice, 24enne romano che dopo una laurea triennale in Economia e Management nella sua città e una specializzazione in logistica alla Copenhagen Business School, oggi lavora in un’azienda privata nel paese scandinavo. Quando è stato il momento di iniziare a lavorare, Matteo non ha preso in considerazione l’Italia. “Perfino lo stipendio da studente lavoratore, aggiunto alla borsa di studio, era tre volte superiore a quello che avrei preso da noi ad inizio carriera”, dichiara a ilfattoquotidiano.it. In Danimarca, infatti, se lavori un minimo di 11 ore settimanali da studente hai diritto ad una borsa di studio. La scelta di dove iniziare la propria carriera, però, non si è basata su un mero calcolo economico. “Qui l’equilibrio tra vita privata e lavoro per i propri dipendenti viene ricercato dalle aziende stesse. E nella mia azienda quando comunichi la malattia il datore di lavoro la può registrare anche a fine mese, c’è una logica di dare fiducia ai dipendenti”. Un altro fattore chiave è la responsabilità. “Quando ho iniziato – ricorda Matteo – non portavo i caffè ai capi o ai colleghi più anziani, ma mi venivano assegnate delle mansioni che potevano avere una conseguenza dal punto di vista finanziario dell’azienda. Ovviamente, sei supervisionato, ma fai dei compiti, non li osservi semplicemente aspettando di avere la tua occasione”. E anche le relazioni tra colleghi e capi seguono logiche diverse. “Nei paesi del Nord Europa c’è una gerarchia orizzontale – afferma Matteo –, io posso andare a giocare a padel con miei capi e poi andare in ufficio. In Italia le gerarchie sono ancora verticali, separate. Qui anche l’amministratore delegato di un’azienda sa che un manager dopo 5 anni potrebbe prendere il suo posto. È la meritocrazia. Non ti chiedono chi sei o da dove vieni. Ti relazioni con i tuoi colleghi? Sei una brava persona anche fuori dal posto di lavoro? Rispetti le deadline che ti vengono affidate? Farai carriera”. E l’attrattività passa anche per la qualità della vita fuori dall’ambiente di lavoro. “Non ci sarà spesso il sole come in Italia – racconta – ma gli stipendi sono adeguati all’inflazione, la burocrazia online funziona, anche sanitaria, e ti permette di risolvere qualsiasi problema in pochi giorni. La città è sicura, una ragazza può girare da sola di notte senza ansie. Se non vuoi usare un’auto ci sono quattro linee di metro che funzionano h24 per una superfice minore di quella di Roma”. A quali condizioni tornerebbe in Italia? “Anche se il mercato del lavoro cambiasse sarebbe un processo lungo. Difficilmente in meno di dieci anni si potrebbe fare un paragone con altri Stati europei. Ed è un peccato vista l’eredità lavorativa italiana, stiamo perdendo il futuro”. La storia di Matteo è simile a quella di tanti altri giovani, e non solo, che stanno lasciando il Paese. Mezzo milione solo tra il 2022 e il 2024. “Creare le condizioni perché possano restare, o scegliere di tornare, non è semplicemente un dovere: è un imperativo strategico per il futuro stesso dell’Italia”, dice Fabio Di Felice, papà di Matteo e ricercatore italiano, che lo anche in una lettera inviata a Mattarella. “Oggi in Italia un ricercatore guadagna cifre lontanissime dai 70mila euro dei nostri giovani in Danimarca e potrebbe non vederli nemmeno a fine carriera – afferma Eleuterio Spiriti, coordinatore nazionale di Federazione Gilda Unams Dipartimento Ricerca –. Ma più in generale pesa la scarsa considerazione del Paese nei confronti del nostro lavoro. Il nostro sistema spende in media ben oltre 100mila euro per formare un talento che poi, con le sue capacità, arricchirà altre comunità nazionali. Una situazione che deve cambiare”. Sei un italiano che ha deciso di andare all’estero per lavoro o per cercare una migliore qualità di vita? Se vuoi segnalaci la tua storia a fattocervelli@gmail.com di Marco Vesperini FONTE: IL FATTO QUOTIDIANO  

  • area stampa RASSEGNA STAMPA “Mio figlio realizzato in Danimarca, ecco perché ho scritto a Mattarella” – RADIO IN BLU 2000

    Intervista del ricercatore Di Felice (Fgu- Dipartimento ricerca) a Radio Inblu2000 Link per il servizio completo: https://www.radioinblu.it/streaming/?vid=0_7si28xbf

  • area stampa RASSEGNA STAMPA Padre scrive a Mattarella: “Cosi la Danimarca premia la ricerca” – AVVENIRE

    “Le scrivo come ricercatore italiano, ma soprattutto come padre di un neolaureato”

  • area stampa RASSEGNA STAMPA Fuga dei cervelli, la lettera di un padre-ricercatore a Mattarella: «Presidente, mio figlio è andato via. In Italia stage gratis, all’estero 70mila euro l’anno» – OPEN

    «I ragazzi cercano fuori quello che qui stenta ad aprirsi. Nel nostro Paese percorsi umilianti», si legge nella missiva Un padre. Un ricercatore. E una lettera che racchiude l’orgoglio per un figlio brillante misto al dolore per un Paese che continua a lasciar partire i suoi giovani migliori. È l’appello che Fabio Di Felice, ricercatore dell’Ingv, ha indirizzato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Inizia così l’accorata lettera: «Le scrivo come ricercatore italiano, ma soprattutto come padre di un giovane neolaureato: so quanto il tema della fuga dei cervelli Le stia a cuore e proprio per questa sua sensibilità mi rivolgo a Lei con fiducia». «In Italia percorsi umilianti» Il figlio di Di Felice, Matteo, ha appena concluso un percorso di studi all’università di Copenhagen in Danimarca. Un traguardo che si è subito tradotto in proposte di lavoro concrete. Il padre, nella sua lettera, non parla solo di Matteo. Racconta un’intera generazione: «Sono un esempio di come bravura, impegno e dedizione possano costruire un futuro professionale certo. Con un salario medio di circa 70mila euro lordi annui, lavorano in settori innovativi e di prestigio, riuscendo a vivere serenamente e beneficiando di un sistema di welfare che in Italia resta solo un’aspirazione». Una differenza sostanziale rispetto alla piega che ha preso il nostro Paese. «In Italia la prospettiva più probabile sarebbe stata quella di stage sottopagati, senza contributi né futuro certo. Un percorso umiliante in cui ci si può ritrovare a fare fotocopie o a portare il caffè al capo o al professore con cui si collabora, in attesa di un’opportunità che forse non arriverà mai», commenta il ricercatore. «I ragazzi cercano all’estero quello che qui stenta ad aprirsi» Il suo è un grido d’allarme. «L’Italia non può più permettersi di perdere le sue menti più brillanti e volenterose», chiosa. La richiesta al presidente Mattarella è chiara: trasformare questa emergenza in «un imperativo strategico per il futuro del Paese creando le condizioni affinché i giovani possano restare o scegliere di tornare». L’appello è anche simbolico: «Papà ricercatore, anzi il papà di tutti questi ragazzi», si firma infatti Di Felice. Ed è a nome di tutti quei genitori, insegnanti e ricercatori che vedono i propri figli e studenti lasciare l’Italia per costruirsi un futuro altrove. «Tanti ragazzi cercano all’estero un orizzonte che qui stenta ad aprirsi e così la ricerca italiana anela a quello “spazio” – normativo, economico e sociale – per poter respirare, crescere e trattenere i suoi talenti», conclude. Il sindacato Fgu-Ricerca: «Scarsa considerazione del lavoro» A raccogliere lo sfogo del ricercatore è il coordinatore nazionale del sindacato Federazione Gilda Unams della sezione ricerca, . «Oggi in Italia un ricercatore guadagna cifre lontanissime dai 70mila euro dei nostri giovani in Danimarca e potrebbe non vederli nemmeno a fine carriera», commenta il sindacalista. «Ma più in generale pesa la scarsa considerazione del Paese nei confronti del nostro lavoro. Un vero peccato, dato che l’economia italiana soffre cronicamente di bassa produttività, figlia anche della carenza di innovazione cui la ricerca, di base e applicata, dà un contributo decisivo». FONTE: OPEN https://www.open.online/2025/04/04/lettera-ricercatore-mattarella-contro-fuga-cervelli/

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