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Crea, nomine nella bufera. La lettera degli accademici e la replica del ministero 

ROMA, 9 luglio – La querelle viene da lontano, ma è tornata agli onori delle cronache perché adesso alcune decine di esponenti del mondo accademico e scientifico, tra cui il premio Nobel Giorgio Parisi, hanno scritto una lettera per contestare la qualità delle nomine dei vertici del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura).
Il documento, indirizzato al ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, e anticipato da la Repubblica, critica duramente la selezione di 12 nuovi direttori scientifici, i cui profili professionali vengono ritenuti inadeguati. Secondo i firmatari – tra i quali spiccano pure i nomi della senatrice a vita Elena Cattaneo, i professori emeriti Paola Bonfante dell’Università di Torino e Paolo Costantino dell’Università La Sapienza di Roma, Annalisa Rosselli, presidente della commissione ricerca dell’Accademia dei Lincei, e Stefania Masci, presidente della Società italiana di genetica agraria – pesa l’esperienza limitata di alcuni dei selezionati, che sarebbe paragonabile a quella di “un giovane borsista” o di un ricercatore alle prime armi.
Dunque, si chiede di rivedere le procedure e di puntare sulla valorizzazione del merito, tenendo in debita considerazione, quale criterio di selezione, un’adeguata produzione scientifica e la competenza specifica nel settore agrario.
A stretto giro giunge però la risposta del ministero dell’Agricoltura, che smentisce categoricamente le indiscrezioni definendo i resoconti di cronaca del tutto privi di fondamento. Il dicastero precisa che né la struttura ministeriale né Lollobrigida possiedono “alcuna competenza specifica nella selezione interna dei direttori”. L’assegnazione degli incarichi viene infatti ascritta, in ragione delle norme e dei regolamenti dell’istituto, alla “autonoma decisione delle commissioni e degli organi deputati”. Il ministero poi spiega che “nessuno dei selezionati nella procedura è conosciuto personalmente dal ministro e qualsiasi notizia su presunte sue ingerenze non è solo infondata ma gravemente diffamatoria”.
Già nei mesi precedenti, comunque, la scelta dei direttori era stata oggetti di critiche sindacali, cui poi si erano aggiunti atti di sindacato ispettivo da parte delle opposizioni in Parlamento.

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