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Comunicato ENEA 2 aprile: Le ombre sui numeri del nuovo Contratto Nazionale Istruzione e Ricerca: R&T nuovamente umiliati

 

La FGU – Dipartimento Ricerca – ANPRI, alla luce del rinnovo contrattuale firmato il 1 aprile all’ARAN, ha evidenziato con fermezza (e inserito come nota a verbale) il persistere di due criticità evidenti nel rinnovo del CCNL istruzione e Ricerca 2025-2027:

  • aumenti salariali appena allineati ad una previsione inflattiva già oggi ottimistica e senza il recupero della pesante perdita di potere d’acquisto subita nel precedente contratto;
  • ingiustificata penalizzazione economica di Ricercatori e Tecnologi rispetto agli altri profili.

Infatti, nel triennio di riferimento 2025-2027 il cumulato dell’inflazione (IPCA) è pari al 5,58%, ma la previsione per il 2026 e il 2027 rischia di essere sottostimata come conseguenza delle tensioni internazionali. A questo si aggiunge una questione interna al comparto che non trova alcuna giustificazione: ancora una volta, la distribuzione degli aumenti penalizza Ricercatori e Tecnologi rispetto al personale tecnico e amministrativo di supporto alla ricerca.

In questo contesto, gli aumenti proposti dall’ARAN per il triennio del CCNL 2025-2027 si collocano appena in linea con una programmazione irrealistica. Va inoltre ricordato, con estrema chiarezza, che il personale della ricerca arriva a questo rinnovo dopo avere già perso oltre il 10% di potere d’acquisto nel precedente CCNL. Il dato politico è semplice: nel triennio 2022-2024 l’IPCA è cresciuto del 16,3%, mentre l’aumento contrattuale si è fermato al 5,99%. Il nuovo rinnovo, dunque, non parte da zero: parte da una perdita già subita e non recuperata.

Negli ultimi rinnovi contrattuali, le retribuzioni di Ricercatori e Tecnologi sono cresciute in misura minore rispetto al personale tecnico-amministrativo (CCNL 2022-2024 5,99% contro 6,28%) tale sperequazione è ancora più evidente nel rinnovo contrattuale 2025-2027: 5,57% contro 6,94%. Infatti, ai profili IV-VIII è riconosciuto al 1° gennaio 2026 circa il 76% dell’aumento retributivo a regime (ossia a decorrere dal 1/1/2027), mentre ai R&T la retribuzione aumenta solo del 68%.

A questa già marcata sperequazione si aggiunge l’ulteriore mazzata data sulle indennità: il CCNL appena firmato riconosce per il triennio 2025-2027 ai Ricercatori e Tecnologi un aumento della IVP di appena il 4,72%, a fronte di un incremento della Indennità di Ente annua dei livelli IV-VIII pari al 10,23%. Una analoga disparità era già stata prodotta nel precedente rinnovo 2019-2021: +5,58% per la IVP dei R&T, contro +25,62% del rimanente personale.

 

 

Questa tendenza si inserisce in una deriva più lunga e strutturale. Nel periodo 1997-2027, gli aumenti cumulati delle retribuzioni tabellari si collocano per i R&T tra il 65% e il 125%, mentre per i livelli IV-VIII tra il 155% e il 217%. La forbice è enorme e non può più essere liquidata come effetto marginale o tecnico: è una scelta che nel tempo sta penalizzando sistematicamente i Ricercatori e Tecnologi.

Questo squilibrio era già stato denunciato anni fa e oggi si ripresenta con la medesima logica: il personale che regge direttamente la funzione scientifica e tecnologica continua a essere trattato peggio sul piano retributivo. Questa continua umiliazione del personale R&T è stata segnalata esclusivamente dalla nostra Organizzazione Sindacale, l’unica e sola che mette al centro i Ricercatori e Tecnologi, protagonisti della ricerca e attori fondamentali per il reperimento delle risorse economiche necessarie alla sopravvivenza degli EPR e quindi del personale di ricerca TUTTO, particolarmente in ENEA dove il Contributo Ordinario dello Stato copre a malapena il 60% delle spese di funzionamento.

 

 

Il Direttivo FGU-ANPRI ENEA

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