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Welfare e digitale: i lavori di cura sono il terzo comparto della gig economy

ROMA, 16 giugno – Non più solo rider o fattorini. Le piattaforme telematiche stanno ridefinendo il rapporto tra servizi e famiglie; non a caso, l’assistenza domiciliare con il lavoro di cura è diventata il terzo settore della gig economy in Italia, rappresentando il 21% di tutte le attività occupazionali digitali nel Paese. Uno scenario in radicale trasformazione, che tiene assieme tecnologia e welfare, di cui si è discusso oggi durante il seminario internazionale ‘Piattaforme digitali e lavoro di cura: tra formalizzazione, emersione e riorganizzazione del welfare’, evento promosso da Inapp, Sapienza Università di Roma e dall’Oxford Internet Institute nell’ambito del progetto Fairwork.
I dati dell’indagine Inapp-Plus 2024 mostrano che in Italia circa 687mila persone percepiscono un reddito grazie alle piattaforme digitali. Di questi, circa 80mila sono veri e propri lavoratori continuativi nei settori chiave: dalle consegne al lavoro online, fino ai servizi di cura. L’indagine mostra che il 56% dei lavoratori opera nel food delivery (circa 44mila rider), il 35,7% si occupa di attività professionali online e il 21% è impegnato nei servizi di cura.
Già nel 2023 il progetto WePlat aveva censito circa 140 piattaforme attive tra salute, assistenza sociosanitaria e domiciliare. Per il 76% di questi lavoratori, il guadagno ottenuto tramite app rappresenta una componente essenziale o comunque significativa del bilancio familiare. Inoltre, emerge un forte carattere “multidatoriale”: il 46% dei lavoratori non si lega a una sola piattaforma, ma ne usa contemporaneamente due o più per massimizzare le entrate.
Natale Forlani, presidente Inapp, ha dichiarato: “Il welfare italiano sta cambiando e l’utilizzo delle tecnologie digitali e degli algoritmi nei servizi di cura rappresenta una realtà sempre più rilevante. Se accompagnata da processi regolativi innovativi, l’infrastruttura tecnologica può contribuire a tracciare i flussi di lavoro, certificare le prestazioni e le forme contributive, fornendo un valido supporto alle famiglie e favorendo l’emersione del lavoro regolare. La sfida non è demonizzare l’algoritmo, ma orientarlo. L’impiego di soluzioni tecnologiche avanzate, integrato con forme ibride di regolazione delle relazioni lavorative, può rappresentare il binario sul quale far convergere innovazione tecnologica e innovazione sociale”.

Per approfondire:

16.06.2026 – WELFARE, INAPP: “CRESCE IL LAVORO DI CURA, CON IL 21% È IL TERZO SETTORE DELLA GIG ECONOMY”

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