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Nuovi accorpamenti di Enti di Ricerca in vista?

Il premier Renzi ha recentemente illustrato, insieme al ministro Marianna Madia, gli elementi più significativi della riforma della Pubblica amministrazione che il suo esecutivo intende realizzare. Tra questi, oltre alla possibilità di licenziare un dirigente “che rimane privo di incarico oltre un determinato termine” e ad uno sblocco del turn over da farsi “in modo strategico con entrate selettive per le amministrazioni che hanno fabbisogni e obiettivi che necessitano nuove entrate”, spicca anche l’aggregazione degli “oltre venti enti di ricerca che svolgono funzioni simili, per dare vita a poli di eccellenza”.

Al momento non sono noti i criteri che il Governo intende seguire per “aggregare” gli Enti di Ricerca, né cosa intenda per “poli di eccellenza”. Anche se il Ministro Madia ha  riconosciuto la particolare mission degli Enti di ricerca nell’ambito della Pubblica amministrazione, è bene ricordare che gli Enti di Ricerca sono soggetti, da circa 20 anni, a continue riorganizzazioni, soppressioni ed aggregazioni, che non sempre hanno comportato un aumento dell’efficienza, della produttività e della competitività.

Alcuni interventi di razionalizzazione del sistema degli Enti di ricerca possono anche essere opportuni, ma solo se accompagnati da norme di stato giuridico dei ricercatori e pensati per migliorare l’efficienza degli Enti, stimolarne le sinergie e aumentarne la competitività in ambito internazionale, e non al solo scopo di eliminare qualche Consiglio di amministrazione e qualche poltrona di Presidente o di Direttore Generale.

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