Le frodi scientifiche aumentano e nasce un “catalogo” delle pubblicazioni ritirate per violazione dell’etica della ricerca

Almeno il 10% dell’intera produzione scientifica mondiale è viziata da plagi, dati ‘aggiustati’, immagini corrette al computer o addirittura fabbricate ad arte. Si tratta di milioni di truffe accademiche in tutto il mondo. Ed il dato è certamente sottostimato”. Ad affermarlo è Enrico Bucci, biologo napoletano ed ex Ricercatore del CNR, nel suo recente libro “Cattivi scienziati”.

La frode nella ricerca scientifica non è certo una novità, ma oggi viene praticata a livelli mai visti prima perché, come scrive Bucci, “la pubblicazione è la moneta sonante dell’accademia italiana, lo strumento per fare carriera e ottenere finanziamenti”. Specie da quando, aggiungiamo noi, la valutazione dei ricercatori è sempre più basata su indici bibliometrici (Impact factor, h-index, numero di citazioni,…) e sempre meno affidata alla peer review.

Nel 2010, in occasione della Seconda Conferenza Mondiale sull’Integrità della Ricerca, la comunità internazionale ha sentito la necessità di elaborare un “codice deontologico” della professione di scienziato: la “Dichiarazione di Singapore sull’Integrità della Ricerca”. Già nell’introduzione della Dichiarazione si chiarisce un concetto fondamentale: “il valore e i benefici della ricerca dipendono in modo vitale dalla integrità della ricerca stessa. Se da un lato possono esistere, ed esistono, differenze disciplinari e nazionali nel modo in cui la ricerca è amministrata e condotta, dall’altro esistono principi e responsabilità  professionali che sono fondamentali per la integrità della ricerca ovunque questa sia intrapresa”.

Il Italia, sul fronte delle frodi scientifiche e dell’integrità della ricerca, è particolarmente attivo il CNR che ha istituito una Commissione per l’Etica della Ricerca e la Bioetica, un organismo indipendente con funzioni di consulenza che, come pubblicato nella Newsletter 1/2016, ha recentemente elaborato delle “Linee guida per l’integrità nella ricerca” e un “Codici di etica e deontologia per i ricercatori che operano nel campo dei beni e delle attività culturali“ che puntano ad essere di riferimento per l’intera comunità scientifica nazionale.

Il fenomeno delle frodi scientifiche è così esteso e così preoccupante che cinque anni fa è nato Retraction Watch, un blog che si occupa di censire tutte le retraction di articoli scientifici frutto di frodi scientifiche: plagio, risultati manipolati, dati creati ad hoc,…. Nel solo 2013 Retraction Watch ha censito ben 511 articoli ritirati perché frutto di frode scientifica. E non mancano ovviamente i casi più eclatanti che hanno interessato la comunità scientifica italiana.

Come ad esempio quello recentissimo che ha riguardato un gruppo di ricercatori guidati da Federico Infascelli, ordinario di Nutrizione nel Dipartimento di Veterinaria dell’Università “Federico II” di Napoli, i quali, a seguito di un’indagine condotta da una commissione nominata dal Rettore Gaetano Manfredi, sono stati sanzionati per aver commesso “violazioni molto gravi” (“che è molto improbabile siano state frutto di un errore”), per aver manipolato foto ed aver fabbricato “un risultato sperimentale non esistente” in tre articoli pubblicati su riviste scientifiche internazionali e riguardanti i danni all’organismo provocati dagli OGM. Il tutto nacque lo scorso luglio, quando Infascelli fu audito in Senato per illustrare i suoi studi relativi all’alimentazione animale e agli OGM. Le pubblicazioni da lui citate non convinsero la senatrice a vita Elena Cattaneo, presente all’audizione, la quale formulò una serie di domande strettamente scientifiche alle quali non ebbe mai risposta.

E non manca il caso, altrettanto eclatante, che ha coinvolto Alberto Carpinteri, l’ex Presidente dell’INRiM al quale la rivista Meccanica della Springer, di cui Carpinteri era all’epoca Editor-in-chief, ha deciso di ritirare, per “violazione dei codici etici professionali”, ben undici pubblicazioni. Così come non poteva mancare il caso di Marino Andolina, vicepresidente della Stamina Foundation, al quale la rivista coreana International Journal of Stem Cells ha ritirato, ufficialmente su richiesta dello stesso autore, l’unico articolo scientifico pro-Stamina pubblicato.

 

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Questa notizia è stata pubblicata nella Newsletter ANPRI n. 4 del 25 febbraio 2016.

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