Comunicato del 19 luglio 2016. Anche la CGIL riconosce che i R&T non devono usare il badge

R&T no badge

Dieci anni dopo la sentenza della Cassazione n. 11025 del 12 maggio 2006 e le prime azioni dell’ANPRI per la corretta applicazione della normativa vigente in merito all’accertamento della presenza in sede e dell’orario di lavoro dei Ricercatori e Tecnologi (R&T), anche la CGIL riconosce che, a differenza del personale tecnico e amministrativo, i R&T degli EPR non sono soggetti  a sistemi di rilevazione della presenza.

Infatti, come si legge nel Comunicato del 18 luglio scorso e nella acclusa lettera inviata ai vertici dell’ISPRA, la CGIL riconosce che per i R&T “la timbratura stessa [del cartellino] non è prevista dal contratto” e che “una nota sentenza della Sezione Lavoro del Tribunale di Bologna (Trib. Bologna Est. Benassi Ord. 20-3-2013), confermata in appello, ha stabilito che il sistema di rilevazione a badge per verificare i tempi di presenza nella sede di servizio dei tecnologi e ricercatori è palesemente in contrasto con la disciplina contrattuale”.

Siamo ovviamente contenti della dichiarazione fatta, seppur con 10 anni di ritardo, dalla CGIL. Ma siamo profondamente perplessi davanti alle ben diverse posizioni assunte dalle molte delegazione della CGIL che, nelle riunioni sindacali sull’orario di lavoro presso numerosi Istituti del CNR, la Stazione Zoologica “Anton Dohrn” ed altri Enti, continuano a chiedere l’utilizzo di sistemi di rilevazione e controllo della presenza e dell’orario di lavoro di tutti i dipendenti, Ricercatori e Tecnologi compresi.

Perché la CGIL chiede il rispetto della normativa vigente solo per i R&T dell’ISPRA e non anche per i R&T degli altri Enti di Ricerca?

La Segreteria  Nazionale

 

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2 Thoughts to “Comunicato del 19 luglio 2016. Anche la CGIL riconosce che i R&T non devono usare il badge”

  1. Caterina Roseo, CTER

    Perché mai il dato sulla presenza dei ricercatori e tecnologi all’interno delle strutture CNR non dovrebbe essere conosciuto, quando comunque ricercatori e tecnologi hanno la possibilità di svolgere attività fuori sede?
    E perché mai un ‘semplice tecnico’, che per contratto svolge compiti di supporto alla ricerca, non potrebbe avere la stessa opportunità?
    Sono sconcertata dalla nuova posizione della CGIL.
    Credo invece che la presenza dovrebbe essere dichiarata da tutti i lavoratori che vengono pagati con risorse pubbliche e, aggiungo, anche dalla pletora di ricercatori e tecnologi precari, assunti con i contratti più ‘fantasiosi’, che lavorano come si suol dire ‘più ore dell’orologio’, e rischiano quindi paradossalmente, proprio per questo esonero di firma, di essere la ‘servitù’ di quella che state cercando di trasformare in una delle innumerevoli caste del nostro Paese.

  2. Caterina Roseo, CTER

    Perché mai il dato sulla presenza dei ricercatori e tecnologi all’interno delle strutture CNR non dovrebbe essere conosciuto, quando comunque ricercatori e tecnologi hanno la possibilità di svolgere attività fuori sede?
    E perché mai un ‘semplice tecnico’, che per contratto svolge compiti di supporto alla ricerca, non potrebbe avere la stessa opportunità?
    Sono sconcertata dalla nuova posizione della CGIL.
    Credo invece che la presenza dovrebbe essere dichiarata da tutti i lavoratori che vengono pagati con risorse pubbliche e, aggiungo, anche dalla pletora di ricercatori e tecnologi precari, assunti con i contratti più ‘fantasiosi’, che lavorano come si suol dire ‘più ore dell’orologio’, e rischiano quindi paradossalmente, proprio per questo esonero di firma, di essere la ‘servitù’ di quella che state cercando di trasformare in una delle innumerevoli caste del nostro Paese.

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