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CNR Comunicato del 4 gennaio 2022 Il commissariamento del CNR, seppur edulcorato, diventa legge

 

 

Con l’approvazione della Legge di Bilancio 2022, le Camere hanno approvato anche quelle norme riguardanti il cosiddetto “Piano di riorganizzazione e rilancio del CNR” che costituisce di fatto una sorta di Commissariamento, sia economico/gestionale che scientifico, dell’Ente, seppur in una forma più edulcorata rispetto alla versione prevista nel disegno di legge approvato a fine ottobre dal Consiglio dei Ministri, che scatenò tantissime critiche da parte della FGU-DR-ANPRI (si vedano in particolare i Comunicati del 29 ottobre e dell8 novembre), della Corte dei Conti, dei Rappresentanti dei R&T nel Consiglio Scientifico e di altri autorevoli esponenti della Comunità scientifica.

Ai sensi della Legge di Bilancio, il Consiglio di Amministrazione del CNR dovrà adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, il “Piano di riorganizzazione e rilancio” dell’Ente che assumerà anche la funzione di Piano Triennale delle Attività. Sarà però necessario acquisire il parere di un “Comitato strategico per il rilancio dell’ente” (il cosiddetto “Supervisory Board”) composto da cinque esperti, italiani o stranieri, di elevata qualificazione scientifica e professionale, dei quali due saranno individuati dal Ministro UR tra otto nominativi proposti dal presidente del CNR, due saranno individuati sempre dal Ministro UR tra otto nominativi proposti dal Comitato di selezione (di nomina ministeriale) dei Presidenti e dei Consiglieri di amministrazione degli EPR, ed uno sarà nominato d’intesa con il Ministro dell’Economia e delle Finanze.

Ai componenti del Comitato strategico spetta un compenso di 20.000 € annui nonché gli eventuali rimborsi di spese di missione, nel limite massimo complessivo di 100.000 € annui.

Il Piano, da disporre con il coinvolgimento della rete scientifica e dell’amministrazione del CNR secondo modalità stabilite dal CdA, dovrà essere approvato con decreto del Ministro UR, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze. Sui contenuti del Piano il Ministro UR dovrà riferire alle Camere in apposita audizione.

Per la predisposizione del Piano, il CdA ed il Comitato strategico potranno avvalersi di ulteriori esperti di comprovata qualificazione professionale, fino a un importo massimo di 50.000 €  annui per ciascun incarico e nel limite massimo complessivo di 100.000 € per l’anno 2022. Tali esperti esamineranno, in particolare, la consistenza economica e patrimoniale, lo stato dell’organizzazione, la consistenza dell’organico e il Piano di fabbisogno del personale, nonché la documentazione relativa alla programmazione, alla rendicontazione scientifica e alla programmazione economica e finanziaria.

Il Piano potrà contenere proposte di revisione dello Statuto e dei Regolamenti del CNR, comprese le norme relative alla composizione degli organi, nonché ogni altra misura di riorganizzazione finalizzata ad aumentare l’efficienza amministrativa e gestionale. Il Piano dovrà anche contenere l’indicazione delle risorse economiche necessarie per la sua attuazione. Il Piano dovrà concludersi entro tre anni dalla sua approvazione e la sua attuazione sarà sottoposta al monitoraggio, almeno semestrale, da parte del Ministero UR, anche avvalendosi del Comitato strategico.

Al CNR sarà concesso un contributo di 10 M€, a decorrere dal 2022, vincolato alla copertura dei costi connessi alle procedure di stabilizzazione ex art. 20 del Decreto Madia. Altri 50 M€ saranno concessi per le finalità del Piano e per le spese di funzionamento (tutt’altro che esigue) del Comitato strategico per il triennio 2022-2024. Per l’anno 2022, 20 dei suddetti 50 M€ saranno erogati solo qualora il Piano sia adottato entro i previsti sei mesi. L’esito positivo del monitoraggio comporterà, invece, un ulteriore finanziamento di 30 M€ annui.

In conseguenza di questi finanziamenti, in larga parte però condizionati all’adozione e al positivo monitoraggio del Piano, il CNR sarà escluso dal riparto fra gli Enti vigilati dal MUR del previsto aumento del FOE pari a 30 M€ per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024 e a 40 M€ a decorrere dall’anno 2025.

Quali siano le effettive motivazioni di questa forma di commissariamento e di riorganizzazione del CNR, senza che sia seguita la strada più logica, quella di un iter legislativo, non sono chiare, anche a causa di una certa reticenza da parte della presidente Carrozza e della ministra Messa.

Qualcosa però emerge dalla dichiarazione di un portavoce del MUR che a Nature Italy ha detto che “la riforma va vista nel contesto del Piano Nazionale di Recupero e Resilienza (PNRR), che rende vitale garantire la stabilità del CNR e l’efficienza nell’uso dei fondi”.

Una riforma, quindi, finalizzata a rendere il CNR un docile strumento nelle mani e sotto il ricatto economico della politica per l’attuazione del PNRR e la gestione delle relative ingenti risorse, in violazione dei principi di autonomia e liberta della ricerca scientifica sanciti dalla Costituzione.

Per la FGU-DR-ANPRI, invece, l’unica riforma davvero utile (e necessaria) per il CNR è una che affidi la responsabilità scientifica dell’Ente a cariche elettive scelte direttamente dalla comunità scientifica interna, che renda maggioritaria la componente elettiva interna sia del CdA che dei Consigli Scientifici di Ente e di Dipartimento, anche al fine di evitare quello scollamento tra le esigenze della comunità scientifica e i vertici dell’Ente che determina continui ostacoli all’attività di ricerca. Una riforma, quindi, che attribuisca alla comunità scientifica interna quelle funzioni di autogoverno e di programmazione scientifica del proprio Ente che le dovrebbero competere.

 

Gianpaolo Pulcini

Responsabile Nazionale FGU-DR-ANPRI CNR

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