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SZN Comunicato del 22 giugno 2021 Il colpo di coda di un Presidente in scadenza: cambi della dirigenza scientifica in spregio del parere del personale e del Consiglio Scientifico

 

 

 

Il mandato dei Direttori di 3 dei 5 Dipartimenti della Stazione Zoologica Anton Dohrn (SZN) scadranno il 3 settembre 2021 e sono state recentemente avviate le procedure per la loro sostituzione o riconferma tramite bando pubblico.

Hanno presentato domanda due candidati per il Dipartimento EMI (il Direttore uscente e un professore ordinario all’Università di Trieste, associato alla SZN), tre candidati per il Dipartimento RIMAR (il Direttore uscente più due interni) e due candidati per il Dipartimento BEOM (il Direttore uscente e un interno, quest’ultimo già Direttore della stessa Sezione – analoga all’attuale Dipartimento – durante un precedente mandato)

Nel rispetto del vigente ROF, il Consiglio Scientifico della SZN, attraverso procedura di valutazione comparativa, sentito il parere del Consiglio del Personale dei singoli Dipartimenti, ha stilato una graduatoria dei candidati per ciascuno dei tre Dipartimenti.

Nonostante i suddetti organi siano stati unanimi nell’esprimere parere favorevole (in due casi decisamente favorevole) nei confronti dei tre Direttori uscenti, il Consiglio di Amministrazione, nella seduta del 14 giugno scorso, su proposta del Presidente, sembra abbia  deliberato in maniera del tutto difforme, preferendo altri candidati, ossia quelli meno graditi al Consiglio Scientifico e al personale dei tre Dipartimenti. Addirittura, nel caso del Dipartimento BEOM, il CdA avrebbe scelto il candidato che aveva ricevuto un deciso “sgradimento” da parte del Consiglio del Personale di Dipartimento.

La delibera in oggetto non è ancora stata pubblicata sul sito dell’Ente e non conosciamo quindi le motivazioni ufficiali che avrebbero spinto il CdA a fare scelte in evidente contrasto col parere espresso non solo dal Consiglio Scientifico ma, cosa ancor più grave, dai Consigli del Personale dei tre Dipartimenti, pareri che formalmente sono stati espressi al solo Consiglio Scientifico ma che erano di pubblico dominio all’interno dell’Ente.

Pur senza voler in alcun modo entrare nel merito delle competenze e della qualificazione scientifica dei nuovi Direttori di Dipartimento, una domanda nasce spontanea: come è possibile che in tre casi su tre il CdA avrebbe deciso di imporre Direttori di Dipartimento poco graditi ai Ricercatori, ai Tecnologi e al personale tutto dei tre Dipartimenti? I pareri espressi dalle comunità scientifiche dei tre Dipartimenti e dal Consiglio Scientifico hanno davvero così poca rilevanza agli occhi del CdA?

In una sua lettera pubblicata oggi nell’edizione di Napoli del quotidiano La Repubblica, il Presidente della SZN ha giustificato la scelta del CdA con una serie di motivazioni che non appaiono del tutto convincenti: a) l’evocato criterio della rotazione non può dirsi applicato al Dipartimento BEOM, dato che anche il nuovo Direttore aveva già ricoperto nel passato l’incarico di Direttore di Sezione (l’analogo all’epoca degli attuali  Dipartimenti), b) i pareri dei Consigli del Personale di Dipartimento, benché formalmente espressi al solo Consiglio Scientifico, erano, come già detto, ben noti all’interno dell’Ente, c) il fatto che tre anni fa, in occasione della sostituzione dei Direttori degli stessi tre Dipartimenti, non ci fosse stata alcuna contestazione non significa che, da quel momento in poi, non sia possibile contestare le scelte del CdA, d) tre anni fa, inoltre, ci fu un unico candidato per due dei tre Dipartimenti e quindi all’epoca il CdA, per questi, non operò alcuna scelta.

La circostanza poi che il nuovo Direttore del Dipartimento EMI non sia un dipendente dell’Ente comporterà una spesa aggiuntiva, non certo trascurabile, per ricoprire un ruolo che a costo quasi nullo potrebbe essere ricoperto da un Direttore interno. Peraltro, tale nuovo Direttore ha lavorato assiduamente con uno dei componenti del CdA, la Prof. Fraschetti, come testimoniato dalle tantissime pubblicazioni in comune negli ultimi 20 anni (almeno 62, quelle censite da Google Scholar, ossia in media 3 all’anno): ci auguriamo che la prof. Fraschetti si sia astenuta durante la votazione, per non cadere in un possibile conflitto di interessi. E così ugualmente auspichiamo abbia fatto la dott.ssa Ianora che, in quanto membro eletto dal Personale, dovrebbe operare sentito il personale che rappresenta.

Non trascurabile è anche la circostanza che il nuovo Direttore del Dipartimento BEOM compirà 67 anni il 4 luglio 2024, poco prima quindi della scadenza del nuovo incarico, e non potrà quindi assicurare in toto quel requisito di “avere almeno tre anni di operatività prima della quiescenza” espressamente indicato nell’Avviso pubblico.

Inoltre, essendo il Presidente in scadenza, riteniamo che sarebbe stato più “elegante” ed opportuno prorogare gli attuali Direttori, lasciando al nuovo Presidente e al nuovo CdA il compito di scegliere chi dovrà ricoprire incarichi di grandissima importanza scientifica e strategica all’interno dell’Ente per i prossimi tre anni.

Il Presidente peraltro non è nuovo ad iniziative e decisioni da noi più volte criticate in quanto contrarie ai diritti e alle prerogative dei Ricercatori & Tecnologi dell’Ente. Come non ricordare i continui tentativi condotti per non assicurare la corretta rappresentanza dei R&T nel CdA, come prescritto dalla Carta Europea dei Ricercatori e nel d.lgs. 218/2016, nonostante varie sentenze della magistratura amministrativa che stanno sistematicamente condannando l’Ente. O come dimenticare l’assurda e illegittima procedura per la “verifica della regolarità” dell’attività svolta dai R&T ai fini del passaggio di fascia stipendiale, procedura che più che una verifica della regolarità, è una vera e propria valutazione scientifica in cui è coinvolto addirittura il Consiglio Scientifico (il cui parere, però, in occasione della scelta dei Direttori di Dipartimento, viene ignorato). O come non ricordare l’ostinazione nel non voler bandire i concorsi interni ex art. 15 per il passaggio di livello dei R&T, concorsi che il Contratto Collettivo impone agli Enti di svolgere con cadenza biennale.

Ci chiediamo, inoltre, se e come potranno operare i nuovi Direttori di Dipartimento sapendo di essere sgraditi al personale afferente al Dipartimento che dovranno dirigere. Non sarebbe più “elegante” da parte loro rinunciare all’incarico?

Auspichiamo, infine, che queste nomine non si inquadrino in una strategia di più ampio respiro volta a cercare di proporre nuovamente (stavolta senza resistenze interne “altolocate”, almeno alla SZN) quell’ “Istituto del Mare” che già si tentò di istituire maldestramente attraverso la Legge di Bilancio dello scorso novembre. Anche quel tentativo, prontamente denunciato dalla FGU-DR-ANPRI con lettera al ministro Manfredi del 3 dicembre scorso, fu fatto in barba a qualsiasi consultazione con le comunità scientifiche interessate.

 

Gianpaolo Pulcini

FGU – Dipartimento Ricerca

 

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