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Lettera 3 dicembre 2020. Istituzione dell’Istituto Nazionale di Ricerche Marine e Polari

Roma, 3 dicembre 2020

Prot: 32/2020

Al Prof. Gaetano Manfredi

Ministro Università e Ricerca

Alla On. Vittoria Casa

Presidentessa VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera

All’On. Gianluca Vacca

Componente VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera

e p.c.   Al Prof. Massimo Inguscio

Presidente CNR

Al Prof. Roberto Danovaro

Presidente SZN

Ai Ricercatori e Tecnologi del CNR e della SZN

Egregio Ministro,

Egregi Onorevoli,

la scorsa settimana è stato elaborato (e poi sembra non più presentato alla VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera) un emendamento alla Legge di Bilancio, primo firmatario l’On. Gianluca Vacca, in cui si istituiva l’Istituto Nazionale di Ricerche Marine e Polari (INSMP), con sede a Napoli, derivante dall’accorpamento della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli (SZN) e di 4 Istituti del Consiglio Nazionale delle Ricerche, in particolare l’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine (IRBIM), l’Istituto per lo studio degli Impatti Antropici e Sostenibilità in Ambiente Marino (IAS), l’Istituto di Scienze Marine (ISMAR) e l’Istituto di Scienze Polari (ISP).

Ciò che ha enormemente sorpreso la scrivente O.S. è che le comunità scientifiche coinvolte, sia quella della SZN che quelle dei 4 Istituti del CNR, non fossero nemmeno a conoscenza dell’iniziativa intrapresa, e che perfino qualche Direttore degli Istituti del CNR coinvolti non ne fosse al corrente. 

La ricerca marina in Italia necessita sicuramente di un migliore coordinamento e visione a lungo termine, in queste nuove sfide che l’Italia è chiamata ad affrontare, sia nella Blue Economy che nei piani di ristrutturazione post-epidemia. E non c’è dubbio che la governance della ricerca pubblica non universitaria debba essere compattata, come la FGU-DR chiede da tempo, evitando l’attuale frammentazione ed assicurando un maggior coordinamento tra gli Enti.

La scrivente O.S. è però sconcertata dalle modalità con cui questo tentativo di razionalizzazione, se pur parziale, sia stato condotto e stigmatizza con fermezza la totale mancanza di confronto e concertazione con le comunità scientifiche e/o i loro rappresentanti negli organi scientifici e di governo delle Istituzioni coinvolte, confronto indispensabile per individuare l’opportunità/convenienza di una simile iniziativa, definirne gli attori e le eventuali condizioni di attuazione. Ciò peraltro è avvenuto in palese violazione sia della Carta Europea dei Ricercatori, che riconosce ai R&T il diritto di essere “rappresentati negli organi consultivi, decisionali e d’informazione delle istituzioni per cui lavorano”, anche al fine di “contribuire attivamente al funzionamento dell’istituzione”, sia del D.Lgs. 218/2016 che attribuisce ai Ministeri vigilanti, il MUR nella fattispecie, il compito di verificare “l’efficacia delle forme di partecipazione di ricercatori e tecnologi alle fasi decisionali per la programmazione e attuazione della ricerca”. Come è possibile ipotizzare che l’istituzione di un nuovo Ente di ricerca, nato dall’accorpamento di un EPR e di vari Istituti di un altro EPR, non abbia effetti e conseguenze sul “funzionamento dell’istituzione” in cui si lavora o non impatti sulla “programmazione e attuazione della ricerca” del proprio Ente?

Infine, la suddetta proposta di accorpamento, che cancella con un colpo di spugna il più antico Ente pubblico di ricerca italiano (con una prestigiosa storia lunga 150 anni) e che esclude incomprensibilmente l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale di Trieste (che tra l’altro gestisce una nave oceanografica e svolge ricerche in Antartide) ed altre realtà del Paese che svolgono ricerca marina, può apparire come un maldestro tentativo di creare un “feudo” separato dal resto della ricerca pubblica italiana, per pure mire espansionistiche e di potere, che contrasta ed ostacola eventuali interventi normativi, di ben più ampia portata, volti a razionalizzare e migliorare l’efficienza del sistema  della ricerca pubblica italiana.

Una siffatta visione verticistica e colonizzatrice degli EPR non trova riscontro in nessun Paese avanzato.

Gianpaolo Pulcini

Responsabile Nazionale FGU-DR-ANPRI CNR e SZN





 
 
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
  
 
 
 

 
Gianpaolo Pulcini

Responsabile Nazionale FGU-DR-ANPRI CNR e SZN

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