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Smart working e Pa: torna l’accordo individuale, Aran detta i punti

Roma, 17 settembre – Smart working nella Pa: si torna all’antico. Il 31 dicembre, salvo proroghe, cesserà lo stato di emergenza e dovrebbe dunque decadere anche la procedura semplificata che ha consentito, durante la pandemia, di mandare in lavoro agile i dipendenti del pubblico impiego senza la necessità dell’accordo individuale previsto dalla legge 81 del 2017.
La bozza messa a punto nei giorni scorsi dall’Aran, l’agenzia governativa per la contrattazione, sotto impulso politico stringente del ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, riguarda per ora solo le Funzioni Centrali e andrà poi adeguata alle specificità delle professionalità presenti negli altri comparti, in particolare nella sezione Ricerca – a cui afferiscono gli Enti Pubblici di Ricerca – del comparto Istruzione e Ricerca. Il documento dettaglia i contenuti dell’intesa datore-lavoratore, che torna a essere vincolante. Il dipendente concorderà con l’amministrazione le sedi in cui è possibile svolgere l’attività, sedi che dovranno rispettare condizioni minime di tutela della salute e sicurezza e la piena funzionalità degli strumenti informatici. Inoltre, andrà tutelata la riservatezza sui dati e sulle informazioni che vengono trattate dal lavoratore stesso. Senza dimenticare la necessità di avere parametri oggettivi di misurazione del rendimento e dei risultati.
La bozza Aran, comunque, va ancora discussa con i sindacati e già la prossima settimana il dibattito promette di accendersi. Più in generale, il documento detta il quadro regolamentare per lo smart working che poi andrà declinato nelle singole realtà decentrate. Distingue in modo netto il lavoro da remoto dal lavoro in presenza e prevede, tra l’altro, la divisione della giornata lavorativa agile in tre fasce temporali precise: quella di operatività (orario di lavoro vero e proprio); quella di contattabilità (che include la precedente, cui si aggiungono alcune ore di reperibilità); quella di inoperatività che corrisponde a 11 ore consecutive, include necessariamente la fascia dalle 22 alle 6 del mattino e corrisponde al periodo in cui si ha diritto alla disconnessione.
Brunetta, intanto, ha deciso di riportare in presenza l’85% dei lavoratori impiegati in attività cosiddette “smartabili” e ha bollato come inefficiente il lavoro agile d’emergenza messo in atto durante la pandemia.
L’amministrazione faciliterà inoltre l’accesso al lavoro agile ai lavoratori in condizioni di necessità e non supportati da altre misure, come ad esempio i genitori di bambini di età inferiore a 3 anni, i disabili e coloro che assistono disabili.

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