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Schema di decreto per la semplificazione delle attività degli enti pubblici di ricerca: il testo completo trasmesso alla Camera

Il testo della bozza di decreto e la relazione illustrativa sono disponibili online. Studiamoli con attenzione per capire in cosa il decreto può essere migliorato

Facciata Camera dei Deputati

 

Il Presidente della Repubblica ha trasmesso alla Camera dei Deputati lo “Schema di decreto legislativo recante semplificazione delle attività degli enti pubblici di ricerca”. Lo potete scaricare direttamente qui sotto. E’ anche possibile il download della relazione tecnica, della relazione illustrativa e dell’analisi tecnico-economica.

 

 

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74 Thoughts to “Schema di decreto per la semplificazione delle attività degli enti pubblici di ricerca: il testo completo trasmesso alla Camera”

  1. Tommaso B.

    A leggere la relazione tecnica di accompagnamento si direbbe che per dipendenti/precari del CNR non vi sia piu’ alcuna spernza di riconoscimento professionale/accesso! E’ un segnale che si intende “liquidare” l’Ente?
    Infatti sulla relazione tecnica si legge:
    Per quanto concerne i 14 Enti vigilati dal MIUR la situazione del rapporto percentuale tra spese fisse a numeratore e trasferimenti dallo Stato a denominatore (ossia il FOE) registrata al 31.12.2015 risulta essere la seguente:
    CNR 85%; INFN 46%; INGV 79%; lNAF 79%; INRIM 78%; OGS 92%;SZN 58%; ASI 24%; INDAM 50%; Area Trieste 100%; INVALSI15%; INDIRE 88%. Non rilevano le situazioni specifiche di Museo ‘Enrico Fermi’ e di 1st. Studi Germanici in quanto numericamente irrilevanti.
    La proiezione pluriennale disegna sostanzialmente due sottoinsiemi fortemente differenziati fra loro: Enti con margine ristretto o nullo di sostenibilità rispetto all’80% per i quali le facoltà assunzionali saranno di fatto bloccate; Enti con amplissime facoltà assunzionali (INFN, ASI, SZN, l’ultima con quote di personale assai ristrette).

  2. Tommaso B.

    A leggere la relazione tecnica di accompagnamento si direbbe che per dipendenti/precari del CNR non vi sia piu’ alcuna spernza di riconoscimento professionale/accesso! E’ un segnale che si intende “liquidare” l’Ente?
    Infatti sulla relazione tecnica si legge:
    Per quanto concerne i 14 Enti vigilati dal MIUR la situazione del rapporto percentuale tra spese fisse a numeratore e trasferimenti dallo Stato a denominatore (ossia il FOE) registrata al 31.12.2015 risulta essere la seguente:
    CNR 85%; INFN 46%; INGV 79%; lNAF 79%; INRIM 78%; OGS 92%;SZN 58%; ASI 24%; INDAM 50%; Area Trieste 100%; INVALSI15%; INDIRE 88%. Non rilevano le situazioni specifiche di Museo ‘Enrico Fermi’ e di 1st. Studi Germanici in quanto numericamente irrilevanti.
    La proiezione pluriennale disegna sostanzialmente due sottoinsiemi fortemente differenziati fra loro: Enti con margine ristretto o nullo di sostenibilità rispetto all’80% per i quali le facoltà assunzionali saranno di fatto bloccate; Enti con amplissime facoltà assunzionali (INFN, ASI, SZN, l’ultima con quote di personale assai ristrette).

  3. Lorena

    Beh, considerato che la pianta organica del CNR prevede posti liberi (cioè non coperti) per tutti i livelli/profili (sia del personale ricercatore che di quello tecnico ed amministrativo) ed i Ministeri non hanno mai avuto nulla da eccepire, è chiaro che se di inadempienza da parte del CNR si è trattato si tratta di inadempienza nel non assumere, non nell’assumere troppo. Se ne conclude che vi è stato da parte dei vari Ministri che si sono succeduti un disegno per “soffocare” il CNR diminuendone il finanziamento ordinario (in misura relativamente maggiore che agli altri Enti). Dunque credo proprio si tratti della volontà di chiuderlo, che però non viene apertamente dichiarata per mancanza di coraggio. La questione a questo punto è che fine faranno gli attuali ricercatori del CNR (oltre ai precari). Almeno qualche tempo fa un Governo aveva messo in campo l’ipotesi di smembrare il CNR e far confluire il personale in altri Enti più tematici). Di certo così il CNR non può continuare (ed i suoi organi di governo dovrebbero prenderne atto e permettere che venga commissariato e smembrato).

  4. Lorena

    Beh, considerato che la pianta organica del CNR prevede posti liberi (cioè non coperti) per tutti i livelli/profili (sia del personale ricercatore che di quello tecnico ed amministrativo) ed i Ministeri non hanno mai avuto nulla da eccepire, è chiaro che se di inadempienza da parte del CNR si è trattato si tratta di inadempienza nel non assumere, non nell’assumere troppo. Se ne conclude che vi è stato da parte dei vari Ministri che si sono succeduti un disegno per “soffocare” il CNR diminuendone il finanziamento ordinario (in misura relativamente maggiore che agli altri Enti). Dunque credo proprio si tratti della volontà di chiuderlo, che però non viene apertamente dichiarata per mancanza di coraggio. La questione a questo punto è che fine faranno gli attuali ricercatori del CNR (oltre ai precari). Almeno qualche tempo fa un Governo aveva messo in campo l’ipotesi di smembrare il CNR e far confluire il personale in altri Enti più tematici). Di certo così il CNR non può continuare (ed i suoi organi di governo dovrebbero prenderne atto e permettere che venga commissariato e smembrato).

  5. Pietro Vecchio

    il mio pensiero è quello di togliere al CNR il Dipartimento agro-alimentare per il naturale trasferimento al CREA che non è un “carrozzone” ma può essere una valida struttura di ricerca onnicomprensiva se dotato degli Organi istituzionali e ristrutturato nella rete di ricerca con palesi doppioni.
    Non sembra che il testo del decreto delegato sia così rivoluzionario ( magari fosse così ) nei confronti del CNR ed in relazione ai concorsi nessuno ha mai,ripeto MAI,voluto fermare la “sbornia” concorsuale con tanti posti e posticini anche con il pretesto della diversità delle tematiche di ricerca:Controllate sul sito il numero dei concorsi nell’ultimo quinquennio,aggiungete borse di studio,assegni di ricerca,incarichi di collaborazione ed i contratti per forniture di beni,servizi e lavori;il CNR ritiene di dover continuare nel dissanguamento di questo Paese ?
    Non risulta che ANPRI abbia scritto una lettera ad Inguscio per la nomina di un VALIDO Direttore Generale quindi esterno eppure ANPRI NON ha mai partecipato ai luculliani banchetti con la partecipazione di varie entità dell’Ente spesso conclusi con l’asportazione del vasellame anche se di scarso valore così come i commensali.Ripeto che NON esiste alcun destino cinico e baro,esiste la incapacità di soffiare aria calda,ed in alcuni casi molto calda,nei confronti dei soggetti istituzionali.Maresci ha pubblicato un piano di benefici per il personale che se attuato presumibilmente provocherà seri squilibri nei conti dell’Ente per le precedenti dissipazioni.Attenzione ormai non avete più alcun fascino nei confronti di una classe politica-politicante che per anni vi ha utilizzato per costosi appalti immobiliari per motivi facilmente intuibili,di conseguenza se può vi scaricherà in modo più o meno “soft”.

  6. Pietro Vecchio

    il mio pensiero è quello di togliere al CNR il Dipartimento agro-alimentare per il naturale trasferimento al CREA che non è un “carrozzone” ma può essere una valida struttura di ricerca onnicomprensiva se dotato degli Organi istituzionali e ristrutturato nella rete di ricerca con palesi doppioni.
    Non sembra che il testo del decreto delegato sia così rivoluzionario ( magari fosse così ) nei confronti del CNR ed in relazione ai concorsi nessuno ha mai,ripeto MAI,voluto fermare la “sbornia” concorsuale con tanti posti e posticini anche con il pretesto della diversità delle tematiche di ricerca:Controllate sul sito il numero dei concorsi nell’ultimo quinquennio,aggiungete borse di studio,assegni di ricerca,incarichi di collaborazione ed i contratti per forniture di beni,servizi e lavori;il CNR ritiene di dover continuare nel dissanguamento di questo Paese ?
    Non risulta che ANPRI abbia scritto una lettera ad Inguscio per la nomina di un VALIDO Direttore Generale quindi esterno eppure ANPRI NON ha mai partecipato ai luculliani banchetti con la partecipazione di varie entità dell’Ente spesso conclusi con l’asportazione del vasellame anche se di scarso valore così come i commensali.Ripeto che NON esiste alcun destino cinico e baro,esiste la incapacità di soffiare aria calda,ed in alcuni casi molto calda,nei confronti dei soggetti istituzionali.Maresci ha pubblicato un piano di benefici per il personale che se attuato presumibilmente provocherà seri squilibri nei conti dell’Ente per le precedenti dissipazioni.Attenzione ormai non avete più alcun fascino nei confronti di una classe politica-politicante che per anni vi ha utilizzato per costosi appalti immobiliari per motivi facilmente intuibili,di conseguenza se può vi scaricherà in modo più o meno “soft”.

  7. Lorena

    Caro Vecchio, sono sostanzialmente d’accordo con lei, ma con qualche precisazione.
    1. Quella che lei chiama “sbornia” dei posti e posticini ha riguardato, come dice lei, assegni, borse, ecc., che però sono finanziati su fondi esterni (a parte la questione dei circa 100 finanziati su fondi interni a Roma…) e sono legati a progetti di ricerca esterni. Questi non vengono giustamente considerati dal decreto. Il limite dell’80% riguarda, ovviamente, le spese per il personale strutturato. Quest’ultimo è, in tutti i profili e livelli, inferiore a quanto previsto dalla pianta organica, più volte approvata dai Ministeri (MIUR e FP). E’ indubbio dunque che vi sia un sottofinanziamento sul FOE. D’altra parte basta pensare che l’INFN ha circa 1/3 del personale e la metà del finanziamento.
    2. E’ vero, come dice lei, che il CNR prevede “benefici” per il personale probabilmente ingiustificati (vedi, appunto, Maresci), ma questi riguardano poco il personale ricercatore (che infatti si ritrova con gli stipendi medi più bassi anche degli altri enti e con pochi o nessun altro “beneficio”, se non eventualmente quello della polizza sanitaria) e molto il personale tecnico/amministrativo (le cui indennità aggiuntive sono fuori controllo). Su questo è vero che nessun Presidente (incluso l’attuale) e DG hanno voluto/potuto fare nulla. L’antico richiamo per la “pace sindacale” ha sempre prevalso e dalla pace sindacale ci hanno guadagnato i tecnici e gli amministrativi.
    3. Sulle spese immobiliari, mi sembra (e la Corte dei Conti lo scrive) che le cose siano migliorate negli ultimi anni. Comunque il punto sollevato dal decreto riguarda le sole spese per il personale.

  8. Lorena

    Caro Vecchio, sono sostanzialmente d’accordo con lei, ma con qualche precisazione.
    1. Quella che lei chiama “sbornia” dei posti e posticini ha riguardato, come dice lei, assegni, borse, ecc., che però sono finanziati su fondi esterni (a parte la questione dei circa 100 finanziati su fondi interni a Roma…) e sono legati a progetti di ricerca esterni. Questi non vengono giustamente considerati dal decreto. Il limite dell’80% riguarda, ovviamente, le spese per il personale strutturato. Quest’ultimo è, in tutti i profili e livelli, inferiore a quanto previsto dalla pianta organica, più volte approvata dai Ministeri (MIUR e FP). E’ indubbio dunque che vi sia un sottofinanziamento sul FOE. D’altra parte basta pensare che l’INFN ha circa 1/3 del personale e la metà del finanziamento.
    2. E’ vero, come dice lei, che il CNR prevede “benefici” per il personale probabilmente ingiustificati (vedi, appunto, Maresci), ma questi riguardano poco il personale ricercatore (che infatti si ritrova con gli stipendi medi più bassi anche degli altri enti e con pochi o nessun altro “beneficio”, se non eventualmente quello della polizza sanitaria) e molto il personale tecnico/amministrativo (le cui indennità aggiuntive sono fuori controllo). Su questo è vero che nessun Presidente (incluso l’attuale) e DG hanno voluto/potuto fare nulla. L’antico richiamo per la “pace sindacale” ha sempre prevalso e dalla pace sindacale ci hanno guadagnato i tecnici e gli amministrativi.
    3. Sulle spese immobiliari, mi sembra (e la Corte dei Conti lo scrive) che le cose siano migliorate negli ultimi anni. Comunque il punto sollevato dal decreto riguarda le sole spese per il personale.

  9. Lorena

    Aggiungo che sono d’accordo con lei sul dipartimento agro-alimentare, ma anche altre parti dovrebbero essere smembrate per creare enti più piccoli ma monotematci che funzionano evidentemente meglio.

  10. Lorena

    Aggiungo che sono d’accordo con lei sul dipartimento agro-alimentare, ma anche altre parti dovrebbero essere smembrate per creare enti più piccoli ma monotematci che funzionano evidentemente meglio.

  11. Caterina

    E’ chiaro comunque che se la prospettiva è quella di lasciar morire il CNR, conseguenza naturale del blocco di assunzioni e progressioni prefigurato dal decreto, l’ANPRi dovrebbe almeno lanciare una campagna di informazione, nei confronti del governo e delle forze parlamentari attente, sulla composizione delle spese per il personale. Un rapido calcolo medio del rapporto tra spese per il personale indicate nella relazione tecnica allegata al decreto ed il numero di dipendenti (7000) fornisce circa 60kEuro per dipendente. Considerato che i ricercatori sono solo il 60% del personale e che la maggior parte sono ricercatori di III livello e nelle fascie iniziali (per effetto dei concorsi “Nicolais” e del blocco), se ne deduce che una parte considerevole va al personale tecnico/amministrativo, evidentemente sotto forma di indennità varie. Visto il pericolo incombente, la cosa andrebbe resa nota (magari superando la suggestione di poter rappresentare anche tecnici ed amministrativi, che i confederali hanno rappresentato benissimo – vedi Maresci). Su questo magari una nuova campagna di iscrizioni tra ricercatori e tecnologi, preceduta e seguita da documenti di informazione, potrebbe avere successo.

  12. Caterina

    E’ chiaro comunque che se la prospettiva è quella di lasciar morire il CNR, conseguenza naturale del blocco di assunzioni e progressioni prefigurato dal decreto, l’ANPRi dovrebbe almeno lanciare una campagna di informazione, nei confronti del governo e delle forze parlamentari attente, sulla composizione delle spese per il personale. Un rapido calcolo medio del rapporto tra spese per il personale indicate nella relazione tecnica allegata al decreto ed il numero di dipendenti (7000) fornisce circa 60kEuro per dipendente. Considerato che i ricercatori sono solo il 60% del personale e che la maggior parte sono ricercatori di III livello e nelle fascie iniziali (per effetto dei concorsi “Nicolais” e del blocco), se ne deduce che una parte considerevole va al personale tecnico/amministrativo, evidentemente sotto forma di indennità varie. Visto il pericolo incombente, la cosa andrebbe resa nota (magari superando la suggestione di poter rappresentare anche tecnici ed amministrativi, che i confederali hanno rappresentato benissimo – vedi Maresci). Su questo magari una nuova campagna di iscrizioni tra ricercatori e tecnologi, preceduta e seguita da documenti di informazione, potrebbe avere successo.

  13. Daniele

    Grazie innanzitutto per la chance di lasciare un commento.
    Appartengo alla categoria dei ricercatori e lavoro in ISS.
    A mio avviso il Decreto non affronta affatto le problematiche della mia categoria.
    1) L’ articolo sul recepimento della carta europea sui diritti dei ricercatori dovrebbe mettere delle griglie di intervento. A titolo di esempio, “vista l’ autonomia e l’ alta professionalità, ai ricercatori non dovrebbe essere effettuata la registrazione oraria”, come accade in tutta europa e alle università.
    2) Occorrerebbe definire il tempo pieno ed il tempo definito. Sia all’ Università che in altri settori per le alte professionalità è prevista questa opzione. L’ opzione tempo pieno è laddove prevista premiata con un’ indennità.
    3) Non è prevista la mobilità da Enti di Ricerca a Università Italiana.
    4) I premi previsti sono ridicoli. Attualmente i Ricercatori non hanno di fatto salario accessorio ( per colpa del contratto nazionale e di chi lo ha siglato). Occorrerebbe che l’ articolo sui premi dia invece linee di indirizzo sulla possibilità ai ricercatori di accedere al salario accessorio con la stessa proporzione e modalità non competitiva che hanno i cter e gli opter.

  14. Daniele

    Grazie innanzitutto per la chance di lasciare un commento.
    Appartengo alla categoria dei ricercatori e lavoro in ISS.
    A mio avviso il Decreto non affronta affatto le problematiche della mia categoria.
    1) L’ articolo sul recepimento della carta europea sui diritti dei ricercatori dovrebbe mettere delle griglie di intervento. A titolo di esempio, “vista l’ autonomia e l’ alta professionalità, ai ricercatori non dovrebbe essere effettuata la registrazione oraria”, come accade in tutta europa e alle università.
    2) Occorrerebbe definire il tempo pieno ed il tempo definito. Sia all’ Università che in altri settori per le alte professionalità è prevista questa opzione. L’ opzione tempo pieno è laddove prevista premiata con un’ indennità.
    3) Non è prevista la mobilità da Enti di Ricerca a Università Italiana.
    4) I premi previsti sono ridicoli. Attualmente i Ricercatori non hanno di fatto salario accessorio ( per colpa del contratto nazionale e di chi lo ha siglato). Occorrerebbe che l’ articolo sui premi dia invece linee di indirizzo sulla possibilità ai ricercatori di accedere al salario accessorio con la stessa proporzione e modalità non competitiva che hanno i cter e gli opter.

  15. Alessandro

    Vogliamo parlare della presa in giro dello stato giuridico, dei ricercatori, il cui stralcio è visto come un successo da altre sigle sindacali…

  16. Alessandro

    Vogliamo parlare della presa in giro dello stato giuridico, dei ricercatori, il cui stralcio è visto come un successo da altre sigle sindacali…

  17. Jacopo

    Il comunicato della flc CGIL e’ sintomatico. sostanzialmente non si dice quasi niente del limite dell’80%, che per molti enti (cnr in primis) rappresenta la morte. Ci si rallegra tra le righe del mancato status giuridico di ricercatori/tecnologi e si critica il limite del 30% della spesa per le nuove assunzioni per tecnici ed amministrativi (come se non fosse addirittura troppo alto: viste le differenze di stipendio base il rapporto numerico sarebbe tra il 40 e il 50%). Irresponsabilita’ allo stato puro.

  18. Jacopo

    Il comunicato della flc CGIL e’ sintomatico. sostanzialmente non si dice quasi niente del limite dell’80%, che per molti enti (cnr in primis) rappresenta la morte. Ci si rallegra tra le righe del mancato status giuridico di ricercatori/tecnologi e si critica il limite del 30% della spesa per le nuove assunzioni per tecnici ed amministrativi (come se non fosse addirittura troppo alto: viste le differenze di stipendio base il rapporto numerico sarebbe tra il 40 e il 50%). Irresponsabilita’ allo stato puro.

  19. Arturo Hermann

    Salve, si poteva ottenere di più, ma tutto sommato qualcosa si è ottenuto: forse la montagna ha partorito non un topolino ma un guardingo scoiattolo. Per la prima volta, anche se in modo molto timido, è previsto un quadro istituzionale unitario per tutti gli EPR (MIUR e non MIUR). Gli aspetti più negativi sono le previsioni sulla premialità.
    Certo, vi è ancora tanto da ottenere: in particolare, sullo stato giuridico dei R&T e sulle risorse degli EPR. Cosa può fare l’ANPRI? Cercare di migliorare il decreto, anche se è illusorio sperare in miracoli. Quindi, per quello che non si ottiene nel decreto, lanciare una forte iniziativa in materia contrattuale. Come siamo messi, nel comparto scuola, rischiamo un notevole appiattimento professionale e retributivo, è inutile nascondercelo. A questo è necessario reagire con forza, superando la storica diffidenza dell’ANPRI verso il contratto: certo, è meglio una buona legge, ma se questa è carente, il contratto può costituire un buon second best. Quindi, partire dal contratto con una serie di iniziative e con richieste precise: (i) prendere a riferimento, come zoccolo duro, l’ordinamento professionale previsto dal DPR 171/1991, e migliorarlo il più possibile sulla base delle nostre proposte; (ii) migliorare tutta la parte normativa (autonomia professionale, orario di lavoro, no badge, lavoro esterno, missioni); (iii) andrebbero poi previste norme contrattuali più precise e stringenti per gli Enti sulla tenure track: ad esempio, recuperando (e migliorando) la norma che prevede percentuali ottimali del 40-40-20 per i tre livelli; (iv) prevedere un’abilitazione nazionale con scadenze precise, e criteri il più possibile oggettivi per attingere alle relative liste.

  20. Arturo Hermann

    Salve, si poteva ottenere di più, ma tutto sommato qualcosa si è ottenuto: forse la montagna ha partorito non un topolino ma un guardingo scoiattolo. Per la prima volta, anche se in modo molto timido, è previsto un quadro istituzionale unitario per tutti gli EPR (MIUR e non MIUR). Gli aspetti più negativi sono le previsioni sulla premialità.
    Certo, vi è ancora tanto da ottenere: in particolare, sullo stato giuridico dei R&T e sulle risorse degli EPR. Cosa può fare l’ANPRI? Cercare di migliorare il decreto, anche se è illusorio sperare in miracoli. Quindi, per quello che non si ottiene nel decreto, lanciare una forte iniziativa in materia contrattuale. Come siamo messi, nel comparto scuola, rischiamo un notevole appiattimento professionale e retributivo, è inutile nascondercelo. A questo è necessario reagire con forza, superando la storica diffidenza dell’ANPRI verso il contratto: certo, è meglio una buona legge, ma se questa è carente, il contratto può costituire un buon second best. Quindi, partire dal contratto con una serie di iniziative e con richieste precise: (i) prendere a riferimento, come zoccolo duro, l’ordinamento professionale previsto dal DPR 171/1991, e migliorarlo il più possibile sulla base delle nostre proposte; (ii) migliorare tutta la parte normativa (autonomia professionale, orario di lavoro, no badge, lavoro esterno, missioni); (iii) andrebbero poi previste norme contrattuali più precise e stringenti per gli Enti sulla tenure track: ad esempio, recuperando (e migliorando) la norma che prevede percentuali ottimali del 40-40-20 per i tre livelli; (iv) prevedere un’abilitazione nazionale con scadenze precise, e criteri il più possibile oggettivi per attingere alle relative liste.

  21. Paolo Pasquali

    Vorrei essere ottimista come il collega Arturo ma in sede contrattuale non avremo nessuna speranza di far valere i nostri diritti.
    Il monte salariale a quanto mi risulta sarà unico nel comparto, pertanto, per effetto del differenziale tra noi e altre figure, non percepiremo che pochissimi spiccioli. Inoltre, gli altri istituti contrattuali che potremo ottenere saranno estremamente limitati perchè nella contrattazione saremo schiacciati dalle esigenze del comparto scuola, da una parte, e dalle pressioni negli EPR per trovare una soluzione al precariato, dall’altra.

  22. Paolo Pasquali

    Vorrei essere ottimista come il collega Arturo ma in sede contrattuale non avremo nessuna speranza di far valere i nostri diritti.
    Il monte salariale a quanto mi risulta sarà unico nel comparto, pertanto, per effetto del differenziale tra noi e altre figure, non percepiremo che pochissimi spiccioli. Inoltre, gli altri istituti contrattuali che potremo ottenere saranno estremamente limitati perchè nella contrattazione saremo schiacciati dalle esigenze del comparto scuola, da una parte, e dalle pressioni negli EPR per trovare una soluzione al precariato, dall’altra.

  23. Alessandro

    Su un altro forum leggevo di un’esortazione ad avviare contatti contatti con forse politiche alternative che forse sono davvero interessate a portare avanti le istanze disattese, come lo stato giuridico e un’effettiva governance unica (mi sembra che l’assemblea di classe dei presidenti degli enti non lo sia neanche lontanamente). A questo punto mi sa che bisogna davvero fare un cambio di governo e capire chi ha effettivamente voglia (fosse mai vero) di portare avanti queste istanze.

  24. Alessandro

    Su un altro forum leggevo di un’esortazione ad avviare contatti contatti con forse politiche alternative che forse sono davvero interessate a portare avanti le istanze disattese, come lo stato giuridico e un’effettiva governance unica (mi sembra che l’assemblea di classe dei presidenti degli enti non lo sia neanche lontanamente). A questo punto mi sa che bisogna davvero fare un cambio di governo e capire chi ha effettivamente voglia (fosse mai vero) di portare avanti queste istanze.

  25. Paolo Pasquali

    Poichè questo forum mi sembra che rappresenti uno dei pochi ambiti in cui trovo un confronto costruttivo, fatto da persone con le quali mi accomuna una visione strategica, vorrei rendere noto a coloro che non lo sanno che è possibile contattare direttamente il presidente del consiglio (matteo@governo.it). Io chiaramente l’ho già fatto un paio di giorni fa mettendolo al corrente del mio personale disagio, evidenziando i punti fondamentali da cui poter partire per un rilancio vero e non effimero come quello prospettato dalla situazione corrente (responsabilità dei ricercatori, incentivazione e mobilità orizzontale).
    In un mio precedente commento sottolineavo che se vogliamo che i nostri diritti siano rispettati dovremo dimostrare la nostra capacità di comunicare in maniera efficace. Tempestiamo allora chi ci governa per far capire che esistiamo e che, non assoggettati alle logiche sindacali e politiche di basso cabotaggio, portiamo avanti un modello funzionale e sostenibile di sviluppo in cui la ricerca è una fase fondamentale.

  26. Paolo Pasquali

    Poichè questo forum mi sembra che rappresenti uno dei pochi ambiti in cui trovo un confronto costruttivo, fatto da persone con le quali mi accomuna una visione strategica, vorrei rendere noto a coloro che non lo sanno che è possibile contattare direttamente il presidente del consiglio (matteo@governo.it). Io chiaramente l’ho già fatto un paio di giorni fa mettendolo al corrente del mio personale disagio, evidenziando i punti fondamentali da cui poter partire per un rilancio vero e non effimero come quello prospettato dalla situazione corrente (responsabilità dei ricercatori, incentivazione e mobilità orizzontale).
    In un mio precedente commento sottolineavo che se vogliamo che i nostri diritti siano rispettati dovremo dimostrare la nostra capacità di comunicare in maniera efficace. Tempestiamo allora chi ci governa per far capire che esistiamo e che, non assoggettati alle logiche sindacali e politiche di basso cabotaggio, portiamo avanti un modello funzionale e sostenibile di sviluppo in cui la ricerca è una fase fondamentale.

  27. Daniele

    Sono perfettamente in linea con l’ iniziativa di Paolo.
    A volte come categoria ci dissipiamo in mille particolarismi senza pensare mai al bene/obiettivi comuni o siamo talmente distratti sulle nostre ricerche che gli aspetti contrattuali pur importanti passano al centesimo posto.
    Lo seguirò sicuramente.

  28. Daniele

    Sono perfettamente in linea con l’ iniziativa di Paolo.
    A volte come categoria ci dissipiamo in mille particolarismi senza pensare mai al bene/obiettivi comuni o siamo talmente distratti sulle nostre ricerche che gli aspetti contrattuali pur importanti passano al centesimo posto.
    Lo seguirò sicuramente.

  29. Jacopo

    Buongiorno a tutti, personalmente non sono molto ottimista sull’iniziativa (che pure intraprendero’) di scrivere all’indirizzo email del presidente del consiglio. Attualmente infatti il governo e’ stretto tra le “esigenze” del rigore di bilancio da un lato (vedi ruolo del MEF nella delega) ed esigenze di non scontentare i sindacati confederali (che ormai hanno dichiarato guerra ai ricercatori/tecnologi) dall’altro, in vista del referendum. Credo sia piu’ proficuo scrivere ai parlamentari di opposizione (in primis M5S ma non solo) della Commissione Cultura di Camera e Senato, che dovranno esprimere un parere, sia pure non vincolante. A mio avviso anche l’ANPRI dovrebbe muoversi in tal senso, magari inviando dei dossier (ad esempio sugli stipendi dei ricercatori e sulle opportunita’ di carriera comparati agli altri paesi).

  30. Jacopo

    Buongiorno a tutti, personalmente non sono molto ottimista sull’iniziativa (che pure intraprendero’) di scrivere all’indirizzo email del presidente del consiglio. Attualmente infatti il governo e’ stretto tra le “esigenze” del rigore di bilancio da un lato (vedi ruolo del MEF nella delega) ed esigenze di non scontentare i sindacati confederali (che ormai hanno dichiarato guerra ai ricercatori/tecnologi) dall’altro, in vista del referendum. Credo sia piu’ proficuo scrivere ai parlamentari di opposizione (in primis M5S ma non solo) della Commissione Cultura di Camera e Senato, che dovranno esprimere un parere, sia pure non vincolante. A mio avviso anche l’ANPRI dovrebbe muoversi in tal senso, magari inviando dei dossier (ad esempio sugli stipendi dei ricercatori e sulle opportunita’ di carriera comparati agli altri paesi).

  31. Alessandro

    Sono d’accordo con Jacopo. Se l’ANPRI si è così tanto spesa per lo stato giuridico dei ricercatori e questa e altre tematiche sono state stralciate o disattese nel provvedimento emesso, bisognerebbe che interloquisse anche con le opposizioni, per sapere che cosa intendono fare qualora fossero loro al governo. Secondo me è giusto che quando andremo a votare, sappiamo con maggiore precisione che cosa si vuole fare per la nostra categoria.

  32. Alessandro

    Sono d’accordo con Jacopo. Se l’ANPRI si è così tanto spesa per lo stato giuridico dei ricercatori e questa e altre tematiche sono state stralciate o disattese nel provvedimento emesso, bisognerebbe che interloquisse anche con le opposizioni, per sapere che cosa intendono fare qualora fossero loro al governo. Secondo me è giusto che quando andremo a votare, sappiamo con maggiore precisione che cosa si vuole fare per la nostra categoria.

  33. Arturo Hermann

    Cari colleghi, come notato in altri interventi, penso vi siano, oltre ai noti fattori esogeni, anche cause “endogene” del modesto risultato ottenuto. Queste consistono nella circostanza che l’ANPRI ha cercato in modo troppo acritico di applicare agli EPR il modello Moratti-Gelmini. E ciò in particolare nei suoi aspetti più negativi, come i due livelli ed un generale orientamento neo-liberista.
    Sui due livelli, ad esempio, già criticabili nell’università, rischiano di creare divisioni ed un caos micidiale negli EPR. Con tutta franchezza, che senso ha mettere “in esaurimento” il 70% dei R&T (molti freschi assunti), e con prospettive minime di carriera? Ed i precari del III livello, che prospettive avranno, un bel zompo collettivo al II livello?
    L’ANPRI avrebbe dovuto – e sarebbe ottimo se lo facesse al più presto ora – considerare più in dettaglio le problematiche specifiche degli EPR, anche se ciò significa un parziale distacco dal modello Moratti-Gelmini. Continuare a riproporre un modello di stato giuridico sostanzialmente in linea quel modello non ci porterà a nulla, significa continuare a voler seguire una chimera irrealizzabile.

  34. Arturo Hermann

    Cari colleghi, come notato in altri interventi, penso vi siano, oltre ai noti fattori esogeni, anche cause “endogene” del modesto risultato ottenuto. Queste consistono nella circostanza che l’ANPRI ha cercato in modo troppo acritico di applicare agli EPR il modello Moratti-Gelmini. E ciò in particolare nei suoi aspetti più negativi, come i due livelli ed un generale orientamento neo-liberista.
    Sui due livelli, ad esempio, già criticabili nell’università, rischiano di creare divisioni ed un caos micidiale negli EPR. Con tutta franchezza, che senso ha mettere “in esaurimento” il 70% dei R&T (molti freschi assunti), e con prospettive minime di carriera? Ed i precari del III livello, che prospettive avranno, un bel zompo collettivo al II livello?
    L’ANPRI avrebbe dovuto – e sarebbe ottimo se lo facesse al più presto ora – considerare più in dettaglio le problematiche specifiche degli EPR, anche se ciò significa un parziale distacco dal modello Moratti-Gelmini. Continuare a riproporre un modello di stato giuridico sostanzialmente in linea quel modello non ci porterà a nulla, significa continuare a voler seguire una chimera irrealizzabile.

  35. Daniele

    Carissimi,
    Sono uscite tutte osservazioni giuste e condivisibili, mi riferisco particolarmente agli ultimi interventi di Paolo Arturo, Jacopo e Alessandro. Sicuramente il M5S ci supporterebbe in un’ interrogaizone paralamentare, sicuramente è utile pungolare il governo, sicuramente non dobbiamo prender per oro colato il modello Moratti-Gelmini ma pensarne uno nostro, sicuramente la triplice ci ha sempre remato contro (dal 97 o 98 in poi in cui ci siamo uniti alle altre categorie degli EPR).
    Occorrerebbe però trovare dei piccoli e semplici obiettivi di battaglia con un minimo denominatore comune, una sorta di griglia su cui battersi.
    Io nella mia prima e-mail ho fatto un tentativo “sportivo” ma forse ne vale la pena trovarne.
    L’ ANPRI (se vearmente se la sente??) o un ‘ altra associazione libera di ricercatori da costruire dovrebbe fare da cerniera perlomeno per porsi come interlocutore accettabile. Dovremmo connetterci con istagram o con un altro metodo per scambiare idee.
    ANPRI te la senti???

  36. Daniele

    Carissimi,
    Sono uscite tutte osservazioni giuste e condivisibili, mi riferisco particolarmente agli ultimi interventi di Paolo Arturo, Jacopo e Alessandro. Sicuramente il M5S ci supporterebbe in un’ interrogaizone paralamentare, sicuramente è utile pungolare il governo, sicuramente non dobbiamo prender per oro colato il modello Moratti-Gelmini ma pensarne uno nostro, sicuramente la triplice ci ha sempre remato contro (dal 97 o 98 in poi in cui ci siamo uniti alle altre categorie degli EPR).
    Occorrerebbe però trovare dei piccoli e semplici obiettivi di battaglia con un minimo denominatore comune, una sorta di griglia su cui battersi.
    Io nella mia prima e-mail ho fatto un tentativo “sportivo” ma forse ne vale la pena trovarne.
    L’ ANPRI (se vearmente se la sente??) o un ‘ altra associazione libera di ricercatori da costruire dovrebbe fare da cerniera perlomeno per porsi come interlocutore accettabile. Dovremmo connetterci con istagram o con un altro metodo per scambiare idee.
    ANPRI te la senti???

  37. Roberta

    Art 8 co. 6 lett c) il costo medio che si prende come base di calcolo è quello di dirigente di ricerca. Per cui ad esempio l’ente che riesce a stare sotto l’80% delle proprie spese per il personale TI, avrà 100.000 euro da spendere per quell’anno. Con questi 100.000 non potrà prendere due risorse ricercatore III livello, ma potrà attivare solo un posto a TI poiché il costo medio del dirigente di ricerca è di 100.000 euro/anno.
    Inoltre una volta esaurito il plafond essendo il calcolo basato esclusivamente su contributo statale, l’Ente non potrà più assumere nessuno a meno che non ci siano pensionamenti. Così mi sembra di aver capito…
    Inoltre l’80% può subire una decurtazione fino al 10% per la chiamata diretta delle eccellenze
    Infine non ci sono riferimenti né forme di tutela del precariato (anche storico) che di fatto esiste ed è una realtà consistente dei nostri centri di ricerca

  38. Roberta

    Art 8 co. 6 lett c) il costo medio che si prende come base di calcolo è quello di dirigente di ricerca. Per cui ad esempio l’ente che riesce a stare sotto l’80% delle proprie spese per il personale TI, avrà 100.000 euro da spendere per quell’anno. Con questi 100.000 non potrà prendere due risorse ricercatore III livello, ma potrà attivare solo un posto a TI poiché il costo medio del dirigente di ricerca è di 100.000 euro/anno.
    Inoltre una volta esaurito il plafond essendo il calcolo basato esclusivamente su contributo statale, l’Ente non potrà più assumere nessuno a meno che non ci siano pensionamenti. Così mi sembra di aver capito…
    Inoltre l’80% può subire una decurtazione fino al 10% per la chiamata diretta delle eccellenze
    Infine non ci sono riferimenti né forme di tutela del precariato (anche storico) che di fatto esiste ed è una realtà consistente dei nostri centri di ricerca

  39. Caterina

    Sono d’accordo che questo sia un momento “topico”, in cui l’ANPRI dovrebbe chiamare a raccolta i ricercatori e tecnologi degli enti di ricerca e prendere iniziative anche non usuali (come puo’ essere quella di rivolgersi a forze parlamentari). Altrimenti, ed anche su questo sono d’accordo sono d’accordo, dovrebbe nascere un’organizzazione di coordinamento tra ricercatori/tecnologi per interrompere la deriva impiegatizia (con quel che ne consegue, in primis sugli stipendi) e di soggezione agli amministrativi verso cui i sindacati confederali hanno spinto negli ultimi 10 o 20 anni. Mi trovo anche d’accordo con Arturo quando suggerisce di accantonare (almeno temporaneamente?) la questione dello stato giuridico e concentrarsi su possibili migliorie alla delega e a migliori condizioni (compresa quella, ad esempio, di una fissazione di un rapporto tipo 40:40:20 per i tre livelli) da ottenere in sede di nuova definizione del comparto. Pertanto nella delega sarebbe prevista da parte del governo anche una revisione del modello contrattuale al fine della “valorizzazione della ricerca” (quest’ultimo punto verra’ sicuramente edulcorato o peggio in assenza di un intervento di ANPRI o di una equivalente associazione di ricercatori, visto che i sindacati confederali si oppongono a qualsiasi valorizzazione del ruolo dei ricercatori).

  40. Caterina

    Sono d’accordo che questo sia un momento “topico”, in cui l’ANPRI dovrebbe chiamare a raccolta i ricercatori e tecnologi degli enti di ricerca e prendere iniziative anche non usuali (come puo’ essere quella di rivolgersi a forze parlamentari). Altrimenti, ed anche su questo sono d’accordo sono d’accordo, dovrebbe nascere un’organizzazione di coordinamento tra ricercatori/tecnologi per interrompere la deriva impiegatizia (con quel che ne consegue, in primis sugli stipendi) e di soggezione agli amministrativi verso cui i sindacati confederali hanno spinto negli ultimi 10 o 20 anni. Mi trovo anche d’accordo con Arturo quando suggerisce di accantonare (almeno temporaneamente?) la questione dello stato giuridico e concentrarsi su possibili migliorie alla delega e a migliori condizioni (compresa quella, ad esempio, di una fissazione di un rapporto tipo 40:40:20 per i tre livelli) da ottenere in sede di nuova definizione del comparto. Pertanto nella delega sarebbe prevista da parte del governo anche una revisione del modello contrattuale al fine della “valorizzazione della ricerca” (quest’ultimo punto verra’ sicuramente edulcorato o peggio in assenza di un intervento di ANPRI o di una equivalente associazione di ricercatori, visto che i sindacati confederali si oppongono a qualsiasi valorizzazione del ruolo dei ricercatori).

  41. Paolo Pasquali

    Il dibattito si fa interessante e poichè ritengo che si debba ragionare in termini strategici e non tattici mi chiedo quanto sia fattibile non l’adeguamento alla riforma Gelmini Moratti ma proporre una rivisitazione della stessa che coinvolga tutti insieme sia i docenti universitari che i ricercatori al fine di proporre un modello unitario delle diverse figure. Con obiettivi diversi i ricercatori e i docenti universitari fanno sostanzialmente lo stesso lavoro per cui perchè non ipotizzare una reale fusione?
    Una maggiore massa critica, la possibilità di attuare una mobilità orizzontale e l’ottimizzazione dell’impiego delle risorse umane non sono che esempi (non esaustivi) dei vantaggi possibili. Certo il progetto è ambizioso e trova molti avversari ma penso che se troviamo interlocutori sensibili (governo, opposizione, rettori universitari, Comitato presidenti EPR o altro), il momento sia propozio per una rivisitazione radicale del sistema. E allora perchè no?

  42. Paolo Pasquali

    Il dibattito si fa interessante e poichè ritengo che si debba ragionare in termini strategici e non tattici mi chiedo quanto sia fattibile non l’adeguamento alla riforma Gelmini Moratti ma proporre una rivisitazione della stessa che coinvolga tutti insieme sia i docenti universitari che i ricercatori al fine di proporre un modello unitario delle diverse figure. Con obiettivi diversi i ricercatori e i docenti universitari fanno sostanzialmente lo stesso lavoro per cui perchè non ipotizzare una reale fusione?
    Una maggiore massa critica, la possibilità di attuare una mobilità orizzontale e l’ottimizzazione dell’impiego delle risorse umane non sono che esempi (non esaustivi) dei vantaggi possibili. Certo il progetto è ambizioso e trova molti avversari ma penso che se troviamo interlocutori sensibili (governo, opposizione, rettori universitari, Comitato presidenti EPR o altro), il momento sia propozio per una rivisitazione radicale del sistema. E allora perchè no?

  43. Caterina

    Caro Pasquali, la risposta e’ semplice: tutte cose sensate, ma gli universitari non vogliono una cosa del genere. Dunque sembra piu’ conveniente abbandonare questa strada. Personalmente credo che si debba far da soli, e per farlo ci vuole una organizzazione che rappresenti i ricercatori e tecnologi degli enti (e non anche tecnici ed amministrativi, come ANPRI ha talora avuto la velleita’ di fare) e che sia in grado di arrivare a forme di “lotta” varie (dai contatti con le forze parlamentari a forme di protesta dei soli ricercatori/tecnologi)

  44. Caterina

    Caro Pasquali, la risposta e’ semplice: tutte cose sensate, ma gli universitari non vogliono una cosa del genere. Dunque sembra piu’ conveniente abbandonare questa strada. Personalmente credo che si debba far da soli, e per farlo ci vuole una organizzazione che rappresenti i ricercatori e tecnologi degli enti (e non anche tecnici ed amministrativi, come ANPRI ha talora avuto la velleita’ di fare) e che sia in grado di arrivare a forme di “lotta” varie (dai contatti con le forze parlamentari a forme di protesta dei soli ricercatori/tecnologi)

  45. Alessandro

    Tutto è possibile, ma bisogna vedere che cosa si vuole ottenere: in precedenti commenti ho letto della volontà dell’esenzione dell’obbligo di timbratura (come avviene all’estero), di una mobilità tra enti ricerca e università, di un’autonomia nello svolgimento del proprio lavoro e nella scelta dei progetti di ricerca, ecc. Tutte cose che, secondo me, sono un po’ difficili a prescindere dall’ottenimento dello stato giuridico (poi ripeto, tutto è possibile). Lasciarlo perdere, senza fare un tentativo per capire se questo esso è morto e perché morto (non lo volevano davvero atturare? è stato solo un colpo fallito, perché non lo hanno motivato adeguatamente, ma si voleva fare?), mi parrebbe quanto meno un’occasione persa. Non sono neanche convinto, a dire il vero, della correttezza (almeno etica) di prendere ciò che della riforma Gelmini-Morattti ci piace e basta: del tipo vogliamo l’equiparazione ai ricercatori e professori universitari per quanto riguarda i diritti (autonomia, orario flessibile, ecc.), però non ci piace il discorso del mettere “in esaurimento” il 70% dei R&T (tra i molti freschi assunti, peraltro, ci sono pure io) con tanto di prospettive minime di carriera, nonché i precari del III livello. Sono cose che anche a me non piacciono, ma credo sia anche poco credibile pretendere un’equiparazione di diritti, se questa è solo di diritti. Una volta accantonate le cose in Italia, rischiano di essere riesumate il secolo dopo.
    Sarebbe sicuramente giusto cambiare le cose negative insieme a tutti coloro che si occupano di ricerca: siamo oramai nello stesso comparto e dovrebbe essere, in una logica razionale ed etica, la cosa più sensata. Sono, però, convinto (almeno quasi) anch’io che gli universitari (quelli che detengono il potere) non gradiscano alcun tipo di equiparazione per quella logica italiana (ma non solo) e comunque molto umana che chi ritiene di avere dei privilegi (ma magari sono poi solo sacrosanti diritti) non vuole che questi siano condivisi, anche se a lui non è tolto nulla.

  46. Alessandro

    Tutto è possibile, ma bisogna vedere che cosa si vuole ottenere: in precedenti commenti ho letto della volontà dell’esenzione dell’obbligo di timbratura (come avviene all’estero), di una mobilità tra enti ricerca e università, di un’autonomia nello svolgimento del proprio lavoro e nella scelta dei progetti di ricerca, ecc. Tutte cose che, secondo me, sono un po’ difficili a prescindere dall’ottenimento dello stato giuridico (poi ripeto, tutto è possibile). Lasciarlo perdere, senza fare un tentativo per capire se questo esso è morto e perché morto (non lo volevano davvero atturare? è stato solo un colpo fallito, perché non lo hanno motivato adeguatamente, ma si voleva fare?), mi parrebbe quanto meno un’occasione persa. Non sono neanche convinto, a dire il vero, della correttezza (almeno etica) di prendere ciò che della riforma Gelmini-Morattti ci piace e basta: del tipo vogliamo l’equiparazione ai ricercatori e professori universitari per quanto riguarda i diritti (autonomia, orario flessibile, ecc.), però non ci piace il discorso del mettere “in esaurimento” il 70% dei R&T (tra i molti freschi assunti, peraltro, ci sono pure io) con tanto di prospettive minime di carriera, nonché i precari del III livello. Sono cose che anche a me non piacciono, ma credo sia anche poco credibile pretendere un’equiparazione di diritti, se questa è solo di diritti. Una volta accantonate le cose in Italia, rischiano di essere riesumate il secolo dopo.
    Sarebbe sicuramente giusto cambiare le cose negative insieme a tutti coloro che si occupano di ricerca: siamo oramai nello stesso comparto e dovrebbe essere, in una logica razionale ed etica, la cosa più sensata. Sono, però, convinto (almeno quasi) anch’io che gli universitari (quelli che detengono il potere) non gradiscano alcun tipo di equiparazione per quella logica italiana (ma non solo) e comunque molto umana che chi ritiene di avere dei privilegi (ma magari sono poi solo sacrosanti diritti) non vuole che questi siano condivisi, anche se a lui non è tolto nulla.

  47. Arturo Hermann

    Salve, piccola precisazione: non propongo di accantonare la issue dello stato giuridico (anzi), temo solo che, a causa dei fattori “esogeni” ed “endogeni” richiamati, sarà difficile ottenerlo.
    Riprendendo un precedente commento, cosa può fare l’ANPRI?

    (I) Cercare di migliorare il decreto: in questa fase, è utile sensibilizzare le forze politiche e l’opinione pubblica sul tema e sono d’accordo con i commenti precedenti.

    (II) Quindi, per quello che non si ottiene nel decreto, lanciare una forte iniziativa in materia contrattuale. Come siamo messi, nel comparto scuola, rischiamo un notevole appiattimento professionale e retributivo, è inutile nascondercelo. A questo è necessario reagire con forza, superando la storica diffidenza dell’ANPRI verso il contratto: certo, è meglio una buona legge, ma se questa è carente, il contratto può costituire un buon second best. Quindi, partire dal contratto con una serie di iniziative e con richieste precise: (i) prendere a riferimento, come zoccolo duro, l’ordinamento professionale previsto dal DPR 171/1991 (che in effetti costituisce una prima forma di stato giuridico), e migliorarlo il più possibile sulla base delle nostre proposte; (ii) migliorare tutta la parte normativa (autonomia professionale, orario di lavoro, no badge, lavoro esterno, missioni); (iii) andrebbero poi previste norme contrattuali più precise e stringenti per gli Enti sulla tenure track: ad esempio, recuperando (e migliorando) la norma che prevede percentuali ottimali del 40-40-20 per i tre livelli; (iv) prevedere un’abilitazione nazionale con scadenze precise, e criteri il più possibile oggettivi per attingere alle relative liste.

  48. Arturo Hermann

    Salve, piccola precisazione: non propongo di accantonare la issue dello stato giuridico (anzi), temo solo che, a causa dei fattori “esogeni” ed “endogeni” richiamati, sarà difficile ottenerlo.
    Riprendendo un precedente commento, cosa può fare l’ANPRI?

    (I) Cercare di migliorare il decreto: in questa fase, è utile sensibilizzare le forze politiche e l’opinione pubblica sul tema e sono d’accordo con i commenti precedenti.

    (II) Quindi, per quello che non si ottiene nel decreto, lanciare una forte iniziativa in materia contrattuale. Come siamo messi, nel comparto scuola, rischiamo un notevole appiattimento professionale e retributivo, è inutile nascondercelo. A questo è necessario reagire con forza, superando la storica diffidenza dell’ANPRI verso il contratto: certo, è meglio una buona legge, ma se questa è carente, il contratto può costituire un buon second best. Quindi, partire dal contratto con una serie di iniziative e con richieste precise: (i) prendere a riferimento, come zoccolo duro, l’ordinamento professionale previsto dal DPR 171/1991 (che in effetti costituisce una prima forma di stato giuridico), e migliorarlo il più possibile sulla base delle nostre proposte; (ii) migliorare tutta la parte normativa (autonomia professionale, orario di lavoro, no badge, lavoro esterno, missioni); (iii) andrebbero poi previste norme contrattuali più precise e stringenti per gli Enti sulla tenure track: ad esempio, recuperando (e migliorando) la norma che prevede percentuali ottimali del 40-40-20 per i tre livelli; (iv) prevedere un’abilitazione nazionale con scadenze precise, e criteri il più possibile oggettivi per attingere alle relative liste.

  49. Caterina

    Sono d’accordo con Hermann. Il tema dello stato giuridico in questa fase puo’ essere accantonato, anche perche’ e’ adesso urgente (anzi urgentissimo) migliorare il decreto ed evitare che il comparto unico sia una sciagura definitiva per i ricercatori e tecnologi. Le proposte di Hermann in questo senso mi paiono sensate (aggiungerei una campagna “politica” per riportare i finanziamenti ordinari agli enti ai livelli di qualche anno fa, altrimenti e’ tutto inutile). Se posso permettermi, suggerirei agli organi di vertice ANPRI di sfruttare questa fase “negativa” per lanciare una campagna di tesseramento “straordinario” tra ricercatori e tecnologi, magari (e’ un suggerimento) abbassando la quota di iscrizione (per molti rappresenta un ostacolo “psicologico”).

  50. Caterina

    Sono d’accordo con Hermann. Il tema dello stato giuridico in questa fase puo’ essere accantonato, anche perche’ e’ adesso urgente (anzi urgentissimo) migliorare il decreto ed evitare che il comparto unico sia una sciagura definitiva per i ricercatori e tecnologi. Le proposte di Hermann in questo senso mi paiono sensate (aggiungerei una campagna “politica” per riportare i finanziamenti ordinari agli enti ai livelli di qualche anno fa, altrimenti e’ tutto inutile). Se posso permettermi, suggerirei agli organi di vertice ANPRI di sfruttare questa fase “negativa” per lanciare una campagna di tesseramento “straordinario” tra ricercatori e tecnologi, magari (e’ un suggerimento) abbassando la quota di iscrizione (per molti rappresenta un ostacolo “psicologico”).

  51. Paolo Pasquali

    E’ vero che gli universitari non vogliono unirsi ai ricercatori ma era forse vero che i ricercatori volevano entrare nel comparto scuola?
    La mia idea (forse ingenua) è che se proponiamo una piattaforma comune con un’adeguata massa critica e un’idea migliorativa potremo intercettare l’interesse dei nostri colleghi universitari o far capire alla parte pubblica che il modello è funzionale allo sviluppo piuttosto che a mantenere privilegi e prebende ad una categoria.
    In merito allo stato giuridico dei ricercatori io sono del parere che valgono di più i risultati e le norme attuative rispetto al contesto in cui si inquadrano (ma forse per ignoranza sbaglio).

  52. Paolo Pasquali

    E’ vero che gli universitari non vogliono unirsi ai ricercatori ma era forse vero che i ricercatori volevano entrare nel comparto scuola?
    La mia idea (forse ingenua) è che se proponiamo una piattaforma comune con un’adeguata massa critica e un’idea migliorativa potremo intercettare l’interesse dei nostri colleghi universitari o far capire alla parte pubblica che il modello è funzionale allo sviluppo piuttosto che a mantenere privilegi e prebende ad una categoria.
    In merito allo stato giuridico dei ricercatori io sono del parere che valgono di più i risultati e le norme attuative rispetto al contesto in cui si inquadrano (ma forse per ignoranza sbaglio).

  53. Gianpaolo

    Vorrei dare una breve risposta a due questioni sollevate da Caterina e da Paolo Pasquali.
    Per quanto riguarda la quota di iscrizione all’ANPRI, essa è attualmente la MINIMA possibile dato che una legge di circa 15 anni fa, fortemente voluta dalla triplice per contrastare i sindacati “autonomi”, impose che le deleghe sindacali sono valide ai fini della rappresentatività solo se la quota associativa non è di importo inferiore alla media delle quote associative nel comparto. In seguito a tale norma, l’ANPRI fu costretta ad aumentare leggermente la propria quota associativa per raggiungere il 50% delle quote media.
    Per quanto riguarda gli universitari (docenti e ricercatori), essi NON fanno parte del nuovo comparto “Istruzione e ricerca” perché hanno uno stato giuridico e NON sono contrattualizzati. Del nuovo comparto fa parte solo il personale tecnico/amministrativo delle università.

  54. Gianpaolo

    Vorrei dare una breve risposta a due questioni sollevate da Caterina e da Paolo Pasquali.
    Per quanto riguarda la quota di iscrizione all’ANPRI, essa è attualmente la MINIMA possibile dato che una legge di circa 15 anni fa, fortemente voluta dalla triplice per contrastare i sindacati “autonomi”, impose che le deleghe sindacali sono valide ai fini della rappresentatività solo se la quota associativa non è di importo inferiore alla media delle quote associative nel comparto. In seguito a tale norma, l’ANPRI fu costretta ad aumentare leggermente la propria quota associativa per raggiungere il 50% delle quote media.
    Per quanto riguarda gli universitari (docenti e ricercatori), essi NON fanno parte del nuovo comparto “Istruzione e ricerca” perché hanno uno stato giuridico e NON sono contrattualizzati. Del nuovo comparto fa parte solo il personale tecnico/amministrativo delle università.

  55. Caterina

    Grazie per la precisazione (che amareggia ancora di piu’ sul ruolo dei sindacati confederali).

  56. Caterina

    Grazie per la precisazione (che amareggia ancora di piu’ sul ruolo dei sindacati confederali).

  57. Alessandro

    Rebus sic stantibus, la vedo difficile, a mio parere, ottenere mobilità (almeno tra università ed enti di ricerca), svincolo della timbratura e sviluppo dei progetti in maniera autonoma dalla dirigenza. Tra l’altro mi sembra scritto nero su bianco che sono i ministeri vigilanti a dettare i temi delle attività di ricerca.

  58. Alessandro

    Rebus sic stantibus, la vedo difficile, a mio parere, ottenere mobilità (almeno tra università ed enti di ricerca), svincolo della timbratura e sviluppo dei progetti in maniera autonoma dalla dirigenza. Tra l’altro mi sembra scritto nero su bianco che sono i ministeri vigilanti a dettare i temi delle attività di ricerca.

  59. Daniele

    1) Ricordo che la carta europea sui ricercatori non fa distinzione tra Università ed EPR europei, quindi un ricercatore dovrebbe dopo il recepimento avere un trattamento giuridico (non dico anche quello economico sebbene sia auspicabile) paritetico.

    2) Lo scorso anno il Min Madia ha emanato un decreto (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 26 giugno 2015 – Tabelle di equiparazione mobilità intercompartimentale) sulle tabelle di mobilità all’ interno della PA da cui all ultimo momento sono state tolte quelle che riguardavano alte professionalità dell’ Università e della Ricerca, rimandando ad altre leggi future, ricordo che la CGIL lo considerò un successo

    3) Quindi ora tenendo conto di (1 e 2) forse sarebbe il momento per avvicinare giuridicamente le alte professionalità dell’ Università e degl EPR, non lo dico io da sognatore, ma lo pretende l’ Europa (1) e si era impegnato a farlo il nostro governo. Attualmente in certi gruppi di lavoro è possibile trovare ricercatori con 3 o 4 trattamenti giuridici diversi e ciò è assurdo.

    4) Trovo assurdo che si continui a parlare di leggi sul rientro dei cervelli come se chi rimane in Italia sia senza cervello. Leggi che premettono a chi è stato 3 anni all’ estero pur avendo poche pubblicazioni ad intraprendere un percorso che lo porta in modo protetto a diventare associato mentre qui in Italia non si fa nulla per facilitare passaggi bilaterali dalle istituzioni pubbliche che si occupano di ricerca (Univ. ed EPR).

    5) Alessandro, capisco da ricercatore la demotivazione e lo scoraggiamento però cerchiamo di essere propositivi e di non bocciarci sempre le idee da soli, già ci sono gli altri a bocciarcele (triplice, governo ecc.)

  60. Daniele

    1) Ricordo che la carta europea sui ricercatori non fa distinzione tra Università ed EPR europei, quindi un ricercatore dovrebbe dopo il recepimento avere un trattamento giuridico (non dico anche quello economico sebbene sia auspicabile) paritetico.

    2) Lo scorso anno il Min Madia ha emanato un decreto (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 26 giugno 2015 – Tabelle di equiparazione mobilità intercompartimentale) sulle tabelle di mobilità all’ interno della PA da cui all ultimo momento sono state tolte quelle che riguardavano alte professionalità dell’ Università e della Ricerca, rimandando ad altre leggi future, ricordo che la CGIL lo considerò un successo

    3) Quindi ora tenendo conto di (1 e 2) forse sarebbe il momento per avvicinare giuridicamente le alte professionalità dell’ Università e degl EPR, non lo dico io da sognatore, ma lo pretende l’ Europa (1) e si era impegnato a farlo il nostro governo. Attualmente in certi gruppi di lavoro è possibile trovare ricercatori con 3 o 4 trattamenti giuridici diversi e ciò è assurdo.

    4) Trovo assurdo che si continui a parlare di leggi sul rientro dei cervelli come se chi rimane in Italia sia senza cervello. Leggi che premettono a chi è stato 3 anni all’ estero pur avendo poche pubblicazioni ad intraprendere un percorso che lo porta in modo protetto a diventare associato mentre qui in Italia non si fa nulla per facilitare passaggi bilaterali dalle istituzioni pubbliche che si occupano di ricerca (Univ. ed EPR).

    5) Alessandro, capisco da ricercatore la demotivazione e lo scoraggiamento però cerchiamo di essere propositivi e di non bocciarci sempre le idee da soli, già ci sono gli altri a bocciarcele (triplice, governo ecc.)

  61. Alessandro

    La demotivazione c’è sicuramente, ma il senso del messaggio era capire che cosa si poteva fare, ma forse decidere anche cosa vogliamo. Senza entrare in polemica, lo stipendio è sicuramente importante, ma credo che chi avesse voluto diventare ricco, avrebbe scelto un altro percorso professionale. Per parte mia, a me interessa molto di più non avere vincoli per fare davvero ricerca (inutile girarci attorno: i ricercatori in università non devono chiedere il permesso per fare attività di ricerca, mentre qui devi avere il permesso anche solo per farla, quando magari sei dirottato a fare altro) e avere un trattamento di equiparazione.
    Che cosa possiamo fare? Forse sarebbe di ragionare per una volta egoisticamente come categoria. So che non contiamo come magari i medici, che sono un’organizzazione sicuramente molto più ascoltata. Ma far capire che ad un NO ad una nostra equiparazione corrisponde un NO (compatto) ad un appuntamento elettorale forse potrebbe essere utile. Lo stesso dicasi per un voto compatto di categoria verso la forza politica che alle prossime elezioni decidesse di accogliere le nostre richieste. Oltre tutto i sindacati stanno in piedi con i soldi delle tessere elettorali: forse sarebbe il caso che i ricercatori iscritti a qualche altra sigla facessero un ripensamento.

  62. Alessandro

    La demotivazione c’è sicuramente, ma il senso del messaggio era capire che cosa si poteva fare, ma forse decidere anche cosa vogliamo. Senza entrare in polemica, lo stipendio è sicuramente importante, ma credo che chi avesse voluto diventare ricco, avrebbe scelto un altro percorso professionale. Per parte mia, a me interessa molto di più non avere vincoli per fare davvero ricerca (inutile girarci attorno: i ricercatori in università non devono chiedere il permesso per fare attività di ricerca, mentre qui devi avere il permesso anche solo per farla, quando magari sei dirottato a fare altro) e avere un trattamento di equiparazione.
    Che cosa possiamo fare? Forse sarebbe di ragionare per una volta egoisticamente come categoria. So che non contiamo come magari i medici, che sono un’organizzazione sicuramente molto più ascoltata. Ma far capire che ad un NO ad una nostra equiparazione corrisponde un NO (compatto) ad un appuntamento elettorale forse potrebbe essere utile. Lo stesso dicasi per un voto compatto di categoria verso la forza politica che alle prossime elezioni decidesse di accogliere le nostre richieste. Oltre tutto i sindacati stanno in piedi con i soldi delle tessere elettorali: forse sarebbe il caso che i ricercatori iscritti a qualche altra sigla facessero un ripensamento.

  63. Daniele

    Sono daccordo con te Alessandro ed ho apprezzato molto il tuo commento.
    Io penso che la battaglia possibile sia quella per una sorta di equiparazione con gli Universitari (ce lo dice l’ Europa con la carta ed era nei programmi di questo governo) che contiene in automatico la soluzione per l’ altra problematica ossia quella di non avere vincoli.
    Personalmente ritengo lo stipendio degli Universitari dignitoso (dalle tabelle circa 20 – 25 % in più del nostro a parità di anzianità), la possibilità di opzione tempo pieno o definito da a loro inoltre la possibilità di decidere se fare o no la libera professione (che è a noi preclusa).

  64. Daniele

    Sono daccordo con te Alessandro ed ho apprezzato molto il tuo commento.
    Io penso che la battaglia possibile sia quella per una sorta di equiparazione con gli Universitari (ce lo dice l’ Europa con la carta ed era nei programmi di questo governo) che contiene in automatico la soluzione per l’ altra problematica ossia quella di non avere vincoli.
    Personalmente ritengo lo stipendio degli Universitari dignitoso (dalle tabelle circa 20 – 25 % in più del nostro a parità di anzianità), la possibilità di opzione tempo pieno o definito da a loro inoltre la possibilità di decidere se fare o no la libera professione (che è a noi preclusa).

  65. Arturo Hermann

    Salve, penso che la fonte normativa dei diritti e doveri dei R&T vada ritrovata nel loro ambito – ad esempio nella Carta Europea dei Ricercatori – e non nell’università. Stabilire un framework comune di diritti e di mobilità non significa che i R&T debbano essere assimilati all’università, come se fosse il paradiso in terra. Voler trasporre quel modello tout court agli EPR, evitando di vederne gli aspetti negativi anche per la stessa università, è stata una delle cause “endogene” del fallimento dell’obiettivo dello stato giuridico per i R&T negli ultimi quindici anni.
    Anyway, molto pragmaticamente, se non si riesce ad ottenere per legge uno stato giuridico adeguato, non resta che il contratto.
    L’obiettivo è di partire, e migliorare, l’ordinamento professionale previsto dal DPR 171/1991

    link https://www.arcetri.astro.it/~rsu/contratto/CCNL_EPR/profili_professionali.htm

    Obiettivo per il quale – è inutile nasconderselo – nella situazione attuale bisognerà lottare duro perché quell’ordinamento costituiva una prima equiparazione alla docenza universitaria ed alla dirigenza pubblica.
    Nella situazione attuale, può essere istituita una sezione contrattuale per il nostro ex-comparto, quindi dovremo “giocarcela” in modo efficace su quel terreno con iniziative a tutto campo. L’importante è aver chiari gli obiettivi, tra cui non può mancare un vero rilancio degli EPR.

  66. Arturo Hermann

    Salve, penso che la fonte normativa dei diritti e doveri dei R&T vada ritrovata nel loro ambito – ad esempio nella Carta Europea dei Ricercatori – e non nell’università. Stabilire un framework comune di diritti e di mobilità non significa che i R&T debbano essere assimilati all’università, come se fosse il paradiso in terra. Voler trasporre quel modello tout court agli EPR, evitando di vederne gli aspetti negativi anche per la stessa università, è stata una delle cause “endogene” del fallimento dell’obiettivo dello stato giuridico per i R&T negli ultimi quindici anni.
    Anyway, molto pragmaticamente, se non si riesce ad ottenere per legge uno stato giuridico adeguato, non resta che il contratto.
    L’obiettivo è di partire, e migliorare, l’ordinamento professionale previsto dal DPR 171/1991

    link https://www.arcetri.astro.it/~rsu/contratto/CCNL_EPR/profili_professionali.htm

    Obiettivo per il quale – è inutile nasconderselo – nella situazione attuale bisognerà lottare duro perché quell’ordinamento costituiva una prima equiparazione alla docenza universitaria ed alla dirigenza pubblica.
    Nella situazione attuale, può essere istituita una sezione contrattuale per il nostro ex-comparto, quindi dovremo “giocarcela” in modo efficace su quel terreno con iniziative a tutto campo. L’importante è aver chiari gli obiettivi, tra cui non può mancare un vero rilancio degli EPR.

  67. Daniele

    Arturo,
    Nessuno pensa che dobbiamo essere esattamente uguali agli universitari e prendere il modello universitario con i propri errori. Prevedere delle equiparazioni e delle tabelle di mobilità non significa per forza diventare uguali e perdere le specificità ma facilitare scambi al di fuori della logica di campanile.
    Comunque gli Universitari stanno o non stanno tanto meglio di noi ? Sono o non sono più liberi ? Hanno o non hanno il loro stipendio molto più alto di noi? Hanno o non hanno la possibilità di fare tempo pieno o definito a differenza di noi? Ci lavoriamo e lo sappiamo.

    La carta europea non è “dei ricercatori e tecnologi degli EPR” ma una carta che vale sopra a tutto (sia per chi fa ricerca alle università che negli EPR ) e a guardar bene l’ Italia che l’ ha applicata solo all’ Università dovrebbe rischiare l’ infrazione.

    Il DPR che citi del 1991 è un contratto passato in DPR per valere “erga omnes” su tutti i contratti successivi, ed è (a) l’ ultimo che ha toccato il nostro stato giuridico (b) noto anche perchè da allora gli stipendi degli EPR sono divenuti più bassi delle Università.

    Comunque o fuori (stato giuridcio e carriera definiti per legge) o dentro un contratto degli EPR (per me meglio fuori ) dobbiamo avere dei riferimenti magari senza prendere gli aspetti negativi, e per me i nostri naturali riferimenti (stando sotto la carta europea) possono essere gli universitari.

    Al contrario di te, io penso che in questi 15 anni gli errori siano stati altri, magari i sindacati più rappresentativi avessero guardato alle università per migliorare le nostre figure ! In realtà il problema non hanno avuto la stessa attenzione per le nostre figure che hanno avuto per le altre (cter e opter).

  68. Daniele

    Arturo,
    Nessuno pensa che dobbiamo essere esattamente uguali agli universitari e prendere il modello universitario con i propri errori. Prevedere delle equiparazioni e delle tabelle di mobilità non significa per forza diventare uguali e perdere le specificità ma facilitare scambi al di fuori della logica di campanile.
    Comunque gli Universitari stanno o non stanno tanto meglio di noi ? Sono o non sono più liberi ? Hanno o non hanno il loro stipendio molto più alto di noi? Hanno o non hanno la possibilità di fare tempo pieno o definito a differenza di noi? Ci lavoriamo e lo sappiamo.

    La carta europea non è “dei ricercatori e tecnologi degli EPR” ma una carta che vale sopra a tutto (sia per chi fa ricerca alle università che negli EPR ) e a guardar bene l’ Italia che l’ ha applicata solo all’ Università dovrebbe rischiare l’ infrazione.

    Il DPR che citi del 1991 è un contratto passato in DPR per valere “erga omnes” su tutti i contratti successivi, ed è (a) l’ ultimo che ha toccato il nostro stato giuridico (b) noto anche perchè da allora gli stipendi degli EPR sono divenuti più bassi delle Università.

    Comunque o fuori (stato giuridcio e carriera definiti per legge) o dentro un contratto degli EPR (per me meglio fuori ) dobbiamo avere dei riferimenti magari senza prendere gli aspetti negativi, e per me i nostri naturali riferimenti (stando sotto la carta europea) possono essere gli universitari.

    Al contrario di te, io penso che in questi 15 anni gli errori siano stati altri, magari i sindacati più rappresentativi avessero guardato alle università per migliorare le nostre figure ! In realtà il problema non hanno avuto la stessa attenzione per le nostre figure che hanno avuto per le altre (cter e opter).

  69. Arturo Hermann

    Mi dispiace, ma continuo a pensare che un’applicazione acritica del modello moratti-gelmini sia alla base – insieme al ruolo dei confederali e di altri potentati – del fallimento dell’istanza dello stato giuridico per i R&T degli EPR.
    Ho sentito dire, dovremmo richiamare l’attenzione dei politici su questa issue: perfetto, ma qualsiasi politico, ha, nella sua funzione obiettivo, oltre ai più nobili valori, ben presente quanti voti può ottenere dalla causa. E qui casca l’asino! Già, perché nella prima stesura che circolava, con la messa ad esaurimento del terzo livello (circa il 70% dei R&T), senza parlare dei precari, quanti sarebbero stati d’accordo sulla riforma?
    Temo non più dei 2000 (tra cui il sottoscritto) che hanno firmato l’appello dell’ANPRI, su circa 15000 (more or less) addetti degli EPR. Infatti, un R&T di terzo livello può accettare di essere messo ad esaurimento solo se gli si prospettano possibilità concrete di carriera. Poiché di questo non se ne è mai parlato se non in forma risibile, potrebbe essere il caso di interrogarsi su quale fosse l’obiettivo di fondo di quella prima proposta. Non vorrei essere pessimista, ma temo che uno degli obiettivi fosse proprio un ridimensionamento notevole, in senso classista ed elitario, del sistema degli EPR. Già, perché se un governo non fornisce le risorse, non dà prospettive ai precari e svilisce i terzi livelli, le persone poi se ne vanno.
    E con due livelli, e la prospettiva concreta di entrare in ruolo a 35-40 anni, chi intraprenderà la carriera di R&T negli EPR? Temo solo i figli di papà con risorse ed appoggi alle spalle; e questi giovani, nel sistema attuale, dovranno molto spesso seguire i percorsi dominanti – e più redditizi – di ricerca se vogliono fare carriera, con buona pace del pluralismo e dell’autonomia della ricerca.
    Insomma, se non inquadriamo la issue dello stato giuridico dei R&T in un discorso organico di rilancio complessivo degli EPR e del ruolo pubblico della ricerca temo che non andremo da nessuna parte.
    Ora come ora, si può cercare di migliorare il decreto e, per quello che non si ottiene, lavorare sul contratto.

  70. Arturo Hermann

    Mi dispiace, ma continuo a pensare che un’applicazione acritica del modello moratti-gelmini sia alla base – insieme al ruolo dei confederali e di altri potentati – del fallimento dell’istanza dello stato giuridico per i R&T degli EPR.
    Ho sentito dire, dovremmo richiamare l’attenzione dei politici su questa issue: perfetto, ma qualsiasi politico, ha, nella sua funzione obiettivo, oltre ai più nobili valori, ben presente quanti voti può ottenere dalla causa. E qui casca l’asino! Già, perché nella prima stesura che circolava, con la messa ad esaurimento del terzo livello (circa il 70% dei R&T), senza parlare dei precari, quanti sarebbero stati d’accordo sulla riforma?
    Temo non più dei 2000 (tra cui il sottoscritto) che hanno firmato l’appello dell’ANPRI, su circa 15000 (more or less) addetti degli EPR. Infatti, un R&T di terzo livello può accettare di essere messo ad esaurimento solo se gli si prospettano possibilità concrete di carriera. Poiché di questo non se ne è mai parlato se non in forma risibile, potrebbe essere il caso di interrogarsi su quale fosse l’obiettivo di fondo di quella prima proposta. Non vorrei essere pessimista, ma temo che uno degli obiettivi fosse proprio un ridimensionamento notevole, in senso classista ed elitario, del sistema degli EPR. Già, perché se un governo non fornisce le risorse, non dà prospettive ai precari e svilisce i terzi livelli, le persone poi se ne vanno.
    E con due livelli, e la prospettiva concreta di entrare in ruolo a 35-40 anni, chi intraprenderà la carriera di R&T negli EPR? Temo solo i figli di papà con risorse ed appoggi alle spalle; e questi giovani, nel sistema attuale, dovranno molto spesso seguire i percorsi dominanti – e più redditizi – di ricerca se vogliono fare carriera, con buona pace del pluralismo e dell’autonomia della ricerca.
    Insomma, se non inquadriamo la issue dello stato giuridico dei R&T in un discorso organico di rilancio complessivo degli EPR e del ruolo pubblico della ricerca temo che non andremo da nessuna parte.
    Ora come ora, si può cercare di migliorare il decreto e, per quello che non si ottiene, lavorare sul contratto.

  71. Daniele

    Anche io penso che l’ applicazione acritica del modello moratti-gelmini sia deletereo, l’ ho scritto in un commento precedente. Anche io penso che l’ abolizione (messa in esaurimento del III livello) insieme ad altri aspetti emersi nella prima bozza creino criticità rilevanti.
    L’ abolizione del ruolo a tempo indeterminato di ricercatore alle università ha creato precariato ed ingiustizie ne sono convinto e l’ introduzione della figura del tenure track ha creato un grosso confitto con i ricercatori universitari in esaurimento del vecchio ordinamento che si sono visti precludere e complicare la possibilità di diventare associati.
    Chiudo per un pò i miei interventi, ringrazio per la chance data dall’ ANPRI di interagire assieme in questo blog, io sono riuscito a dire quello che pensavo e lascio un pò spazio agli altri.

  72. Daniele

    Anche io penso che l’ applicazione acritica del modello moratti-gelmini sia deletereo, l’ ho scritto in un commento precedente. Anche io penso che l’ abolizione (messa in esaurimento del III livello) insieme ad altri aspetti emersi nella prima bozza creino criticità rilevanti.
    L’ abolizione del ruolo a tempo indeterminato di ricercatore alle università ha creato precariato ed ingiustizie ne sono convinto e l’ introduzione della figura del tenure track ha creato un grosso confitto con i ricercatori universitari in esaurimento del vecchio ordinamento che si sono visti precludere e complicare la possibilità di diventare associati.
    Chiudo per un pò i miei interventi, ringrazio per la chance data dall’ ANPRI di interagire assieme in questo blog, io sono riuscito a dire quello che pensavo e lascio un pò spazio agli altri.

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