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È ora di lavorare al riordino degli enti e allo status dei ricercatori: lo dice il ministro Giannini

A margine del convegno “Ricerca@ItaliaEuropa.eu” organizzato a Roma, in Senato, dalla Fondazione Italia Protagonista, il ministro Giannini ha affermato che “è il momento di lavorare alla delega sul decreto Madia [si tratta in realtà di una legge ordinaria, la legge 124/2015, e la delega in questione è contenuta nell’art. 13 del provvedimento, NdR] che ci indica la strada per il riordino degli enti e per definire lo status giuridico dei ricercatori”. Secondo il Ministro, il MIUR è ora in una fase preliminare di raccolta dei dati e di valutazione degli interventi.

Sullo stato giuridico dei Ricercatori e Tecnologi degli EPR c’è quindi, da parte del Ministro, la conferma delle indicazioni contenute nelle Priorità MIUR per il 2016 (vedi Newsletter 22/ 2015), conferma che registriamo con grande soddisfazione anche se i tempi si vanno facendo stretti, dato che la delega concessa al Governo dalla legge 124/2015 scade il 27 agosto.

La Giannini ha anche rivendicato al Governo di cui fa parte l’aumento dei fondi per la ricerca, che sarebbero passati in un anno e mezzo dall’1,27% all’1,31% del PIL, con un incremento in termini assoluti pari un miliardo e mezzo di euro. Peccato che le due percentuali si riferiscano agli anni 2012 e 2013, come risulta dal comunicato Istat pubblicato lo scorso 10 dicembre 2015, mentre il Governo Renzi si è insediato solo nel febbraio 2014! Ad altri quindi, e non al governo di cui fa parte, andrebbe quindi il merito di aver aumentato (anche se di pochissimo) i fondi per la ricerca.

Sempre stando all’Istat, inoltre, i dati preliminari relativi al 2014 indicano piuttosto una diminuzione della spesa per R&S a valori correnti dell’1% rispetto al 2013, dovuta a flessioni per università (-5,9%) e istituzioni non profit (-2,7%) non compensate dagli aumenti per le istituzioni pubbliche (+2,3%) e le imprese (+0,7%). La spesa per R&S in termini reali dovrebbe invece calare dell’1,8%.

Per il 2015 l’Istat prevede una diminuzione della spesa del 2,9% sul 2014 nelle istituzioni pubbliche, un aumento dell’1,3% nelle istituzioni private non profit e un aumento del-l’1,0% nelle imprese, mentre non sono ancora disponibili i dati di previsione per l’università.

Sembrerebbe quindi che non ci sia molto da festeggiare per quanto riguarda il finanziamento alla ricerca!

Su tale argomento dobbiamo tristemente osservare che si è inabissato un’altra volta il fiume carsico del Programma Nazionale della Ricerca 2014-2020; dopo l’ennesimo annuncio dell’ottobre scorso nel quale la Giannini ne aveva annunciato l’imminente presentazione (vedi Newsletter 18/2015), a tutt’oggi il PNR non ha ancora visto la luce. Dimostrazione, forse, che il MIUR e l’intero governo sono inconsciamente consapevoli che, dati gli irrisori investimenti pubblici in ricerca, l’Italia non riesce ad elaborare alcuna vera programmazione pluriennale della ricerca e che essa è di fatto interamente demandata alla capacità dei suoi ricercatori di ottenere finanziamenti privati ed europei?

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Questa notizia è stata pubblicata nella Newsletter ANPRI n. 3 dell’11 febbraio 2016.

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