Si allarga la protesta nelle università nei confronti della prossima VQR

Si estende “a macchia d’olio”, come informa Roars, la protesta del mondo universitario contro la prossima VQR 211-2014. In poco più di un mese sono, infatti, diventate 129 le mozioni approvate in 46 atenei che, da diverse angolazioni, denunciano “la disattenzione della politica per l’università e sottolineano che mancano le condizioni per procedere allo svolgimento della nuova VQR”.

La protesta, partita dai singoli dipartimenti, sta raggiungendo gli organi di governo delle università italiane: dopo la richiesta avanzata al ministro Giannini dal Consiglio Universitario Nazionale (CUN) “di sospendere le procedure della VQR, in accordo con le osservazioni che la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane avanza dallo scorso luglio” (vedi Newsletter 20/2015), sono oramai 21 le mozioni approvate da senati accademici, tra cui quelli dell’Università Federico II di Napoli, l’ateneo del nuovo Presidente della CRUI, Gaetano Manfredi, e dell’Università di Genova.

Quest’ultimo, ritenendo “che la valutazione debba essere concepita come un indispensabile strumento di crescita dell’Università e di promozione della qualità della ricerca, nel contesto di una piena integrazione di ricerca e didattica, e di arricchimento informativo, non come un meccanismo finalizzato ad una selezione di presunte eccellenze”, e considerando “inappropriate a questo fine le modalità di valutazione previste per la VQR 2011-2014 e i suoi impieghi in sede di ripartizione delle risorse […], ne chiede la sospensione, in accordo con quanto richiesto anche dal CUN, per favorirne una radicale riformulazione, in grado di consentire una valutazione approfondita della qualità della ricerca, che sia rispettosa delle specificità disciplinari”.

Va precisato che la protesta dei docenti e ricercatori universitari, con la minaccia di boicottare la prossima VQR, è finalizzata anche ad ottenere lo sblocco delle loro retribuzioni, dato che a gennaio di quest’anno sono state sbloccate le retribuzioni di tutti i dipendenti pubblici tranne quelle dei professori e ricercatori universitari! Un prolungamento del blocco in vigore dal lontano 2011 che, come giustamente osserva Stefano Semplici sul sito di Roars, è visto come “una vera e propria “punizione”, della quale si attende ancora una plausibile giustificazione”.

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