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Programma Nazionale della Ricerca 2014-220: il ministro Giannini lo annuncia … ancora una volta

ministro Giannini

 

Ne abbiamo perso ormai il conto: parliamo degli annunci della “imminente presentazione del Programma Nazionale della Ricerca (PNR) 2014-2020”. L’ultimo della serie, in base a quanto riferisce l’ANSA, è quello dato dal ministro Giannini a margine della riunione degli addetti scientifici delle ambasciate italiane all’estero organizzato dal ministero degli Affari esteri.

Si tratta comunque dell’ennesimo annuncio di questo tipo, dopo che una bozza del PNR era stata presentata il 31 gennaio 2014 in Consiglio dei Ministri dall’allora ministro Carrozza, per poi inabissarsi, come un fiume carsico, in non si sa quali meandri. E dopo le indiscrezioni di stampa di inizio 2015 che parlavano di un PNR in dirittura d’arrivo, anticipandone anche le risorse impegnate e i 12 ambiti di intervento prioritari (vedi Newsletter 3/2015). Speriamo che questa, invece, sia la volta buona, perché il biennio 2014-2015 è già trascorso (senza PNR, evidentemente!), anche se oc- correrà vedere se porterà risorse fresche oppure si tratterà (come nelle indiscrezioni di inizio 2015) di una riverniciata di situazioni già in atto o di finanziamenti previsti o prevedibili nell’ambito di Horizon 2020.

A leggere le anticipazioni dell’ANSA, sembrerebbe che i 12 ambiti prioritari individuati ad inizio anno si ridurrebbero a sei “linee di indirizzo”, “tutte riconducibili all’impostazione del programma Horizon 2020”, da cui sarebbero già arrivati in Italia circa 430 milioni di euro, ossia il 9,2% dei 4,5 miliardi assegnati finora.

In particolare, la prima linea di indirizzo del PNR 2014-2020 sarebbe l’internazionalizzazione, ossia “dare strumenti al sistema ricerca italiano perché sia il più possibile aperta ad accogliere ricercatori dall’estero”, in una prospettiva che va “al di là della fuga dei cervelli”. Gli investimenti in capitale umano sarebbero la seconda priorità, seguiti da quelli nelle infrastrutture al servizio della ricerca.

Al quarto punto del PNR ci sarebbe il rapporto tra investimenti pubblici e privati: “I governi – ha osservato il Ministro – sono consapevoli dell’importanza degli investimenti in ricerca, compresa quella di base, tuttavia se non c’è un’interazione costante con il settore privato guidata da linee strategiche comuni diventa difficile trovare obiettivi condivisi”.

La ricerca nel Sud sarebbe al centro del quinto punto del Piano perché “riteniamo – ha detto la Giannini – che l’asse degli investimenti nel Sud abbia un valore strategico”. Nel Meridione, ha aggiunto il Ministro, “c’è disuguaglianza anche in campo scientifico. Nelle università non mancano giovani talenti, ma c’è una maggiore difficoltà ad aprirsi costantemente ad una dimensione internazionale”. Il sesto punto, infine, riguarderebbe (e qui intravediamo i futuri tagli!), l’efficienza nella gestione dei fondi volta ad una “spesa di qualità: non solo tagli e risparmi ma una finalizzazione delle spese”.

Il ministro Giannini ha anche sottolineato come l’investimento in capitale umano rappresenti una priorità, alla luce del fatto che l’Italia ha solo 3,2 ricercatori su mille abitanti contro la media europea di 5,1; a tale priorità, ha detto il Ministro, si darà una risposta nella legge di stabilità. Ma, evidentemente, il Ministro pensava solo ai ricercatori universitari, come riportato nell’articolo di apertura in questa stessa Newsletter. E chissà a chi pensava il Presidente del CNR, ormai prossimo alla scadenza, unendosi al coro e aggiungendo che “servono stipendi più alti, altrimenti non si riesce ad attrarre ricercatori dall’estero”, vista la disastrosa gestione delle progressioni di carriera ed economiche dei Ricercatori e Tecnologi nell’Ente di cui Nicolais è il massimo responsabile.

 

 

 

Questa notizia è stata pubblicata nella newsletter ANPRI n. 18 del 23 ottobre 2015.

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