Manovra: più fondi agli enti di ricerca e spazio alla riorganizzazione del CNR
ROMA – Il rafforzamento finanziario degli enti e la riorganizzazione del CNR. La Legge di bilancio appena sbarcata in Senato, nel Titolo VII, punta su queste due direttrici chiave per sostenere la ricerca.
Innanzitutto, il fondo ordinario per i soggetti e le istituzioni viene incrementato di 90 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024 e di 100 milioni euro annui a decorrere dall’anno 2025. Una quota pari a 30milioni annui nel triennio 2022-2024 e di 40 milioni a decorrere dall’anno 2025 sono ripartiti tra gli enti pubblici di ricerca vigilati dal ministero dell’Università e della ricerca, ad eccezione del CNR. Tra essi, 2,5 milioni sono vincolati a coprire le procedure di stabilizzazione e superamento del precariato. Con decreto del ministro dell’Università sono individuati i criteri di riparto tra gli enti pubblici di ricerca. Tra i fondi disponibili, 40 milioni vanno, a partire dal 2022, alla promozione dello sviluppo professionale di ricercatori e tecnologi di ruolo al terzo livello in servizio. Gli enti pubblici di ricerca, spiega il testo della manovra, possono indire procedure selettive riservate a ricercatori e tecnologi al terzo livello professionale per l’accesso al secondo livello nei limiti delle risorse assegnate. Una quota di 20 milioni, invece, a decorrere dall’anno 2022 è finalizzata alla valorizzazione del personale tecnico-amministrativo degli enti pubblici di ricerca vigilati dal Mur.
Inoltre, la dotazione del Fondo italiano per la scienza è incrementata di 50 milioni per l’anno 2023 e di 100 milioni a decorrere dal 2024. Nasce anche il Fondo italiano per le scienze applicate, con lo scopo di promuovere la competitività del sistema produttivo: il finanziamento parte da 50 milioni per l’anno prossimo e sale via via fino ai 250 milioni strutturali dal 2025. Vengono messi sul piatto pure 30 milioni sul 2023 per promuovere e sostenere l’incremento qualitativo dell’attività scientifica degli enti vigilati e il finanziamento premiale dei piani triennali di attività e di specifici programmi e progetti, anche congiunti, proposti dai diversi soggetti.
Sul versante della riorganizzazione e del rilancio del CNR, la manovra prevede che il presidente adotti il piano entro sei mesi dall’entrata in vigore della norma: il documento assume la funzione di piano triennale di attività. Nascerà un Comitato strategico (Supervisory Board), composto da cinque esperti, italiani o stranieri, di comprovata competenza ed esperienza, anche gestionale, nel settore della ricerca nazionale ed internazionale. Ai componenti spetta un compenso annuo di 20mila euro oltre ai rimborsi spese, per un tetto complessivo di 100mila euro annui. Il costo totale è di 232.700 euro l’anno per il prossimo triennio. A loro volta, il presidente o il Comitato stesso possono avvalersi di un contingente di esperti che potranno guadagnare fino a 50mila euro lordi annui. Il piano di riorganizzazione e rilancio, che ha durata massima di tre anni, può contenere proposte di revisione della disciplina, statutaria e normativa, di funzionamento dell’ente.
Al CNR vanno comunque 60 milioni a decorrere dal 2022, di cui 10 milioni vincolati alla copertura dei costi connessi alle stabilizzazioni e 50 milioni utilizzabili per le finalità della riorganizzazione e del rilancio e per le spese di funzionamento del Comitato strategico. A decorrere dal 2023, è concesso al Consiglio Nazionale delle Ricerche un ulteriore sostegno di 20 milioni annui.
Testo del Disegno di Legge di Bilancio 2022 in discussione al Senato:

