Imminente lo status dei ricercatori e tecnologi EPR, assimilato a quello dei ricercatori e docenti universitari

Stato giuridico

Stando almeno alle dichiarazioni ufficiali, la decontrattualizzazione di Ricercatori e Tecnologi degli EPR e la definizione di uno status simile a quello di ricercatori e docenti universitari sono cose che il decreto attuativo dell’art. 13 della Legge 124/2015, attualmente in preparazione, finalmente realizzerà. Il decreto dovrà essere approvato entro il 27 agosto p.v., quando scadrà la delega al Governo da esso prevista.

Puntiamo a una piena autonomia degli enti pubblici di ricerca sia dal punto di vista regolamentare e statutario sia per quanto riguarda lo status del personale incardinato negli Enti”, assimilandolo, “fatte salve alcune specificità”, a quello del personale di diritto pubblico delle università, è quanto ha affermato Marco Mancini, Capo del Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca del MIUR, nel riassumere e commentare i contenuti dell’ormai imminente decreto, nel corso del convegno “Terza Missione e Trasferimento Tecnologico: il ruolo del CNR e dell’Università” tenutosi nei giorni scorsi presso l’Università di Tor Vergata. Ciò rappresenterà, ha proseguito Mancini, “un passaggio epocale che consentirebbe una totale assimilazione e quindi osmosi tra questi due grandi segmenti della ricerca in Italia”. Le “specificità” da “fare salve”, cioè da escludere dall’assimilazione con ricercatori e docenti universitari, potrebbero essere – alla luce delle ultime indiscrezioni – quelle dei tecnologi che svolgono funzioni amministrative.

Dello status dei ricercatori EPR ha anche parlato il ministro Giannini nel corso dell’audizione svoltasi il 21 giugno presso la 7ª Commissione del Senato. Stando al resoconto sommario, il Ministro ha affermato “che è imminente la disciplina normativa dei comparti della conoscenza, nella quale sarà progressivamente allineato lo status giuridico del ricercatori degli enti di ricerca rispetto a quello dei ricercatori universitari”, ove col termine “ricercatori universitari” si presume che il Ministro si riferisse a chi fa ricerca all’università, ossia ricercatori e docenti universitari.

La conseguente decontrattualizzazione di Ricercatori e Tecnologi degli EPR acquista un particolare significato nel momento in cui si sta per riaprire la stagione dei rinnovi contrattuali nell’ambito dei 4 “compartoni”. Da un lato, infatti, non è scontato che nel compartone “Istruzione e ricerca” si riesca a salvaguardare adeguatamente le specificità professionali dei Ricercatori e Tecnologi; dall’altro, l’esiguità delle risorse economiche messe a disposizione dal Governo potrebbe indirizzare gli aumenti prevalentemente verso i lavoratori con le retribuzioni più basse, penalizzando fortemente i Ricercatori e Tecnologi, come da noi anticipato già nella precedente Newsletter. Che quest’ultimo sia uno scenario tutt’altro che remoto lo indicano le recenti dichiarazioni del ministro Madia al forum della CGIL sulla Pubblica amministrazione in merito alla necessità, nei prossimi rinnovi contrattuali, di “invertire il paradigma sulle retribuzioni, per cui non si dà di più a chi ha di più, ma a chi ha di meno”.

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2 Thoughts to “Imminente lo status dei ricercatori e tecnologi EPR, assimilato a quello dei ricercatori e docenti universitari”

  1. Arturo Hermann

    Puntare su uno stato giuridico dei R&T degli Enti Pubblici di Ricerca (EPR) regolato per legge è una condizione necessaria per la valorizzazione di queste figure professionali. Sappiamo bene infatti quanto sia precaria e debole la disciplina contrattuale, in particolare per la parte normativa. Condizione necessaria non significa però condizione sufficiente. A tal fine è necessario che vi sia un’adeguata valorizzazione della ricerca pubblica, in Italia ed in ambito UE.
    In queste senso, l’orientamento neo-liberista e privatistico della riforma universitaria Moratti-Gelmini che, senza correttivi, rischia di essere trasposto negli EPR, andrebbe maggiormente criticato. In modo costruttivo, ovviamente, proponendo precisi emendamenti a quel modello. In particolare, il terzo livello andrebbe mantenuto, e dovrebbe essere assicurato un preciso percorso di tenure track per tutti i livelli e profili. Il tutto nell’ambito di un adeguato, trasparente ed efficiente finanziamento pubblico finalizzato a valorizzare i R&T e gli EPR.

  2. Arturo Hermann

    Puntare su uno stato giuridico dei R&T degli Enti Pubblici di Ricerca (EPR) regolato per legge è una condizione necessaria per la valorizzazione di queste figure professionali. Sappiamo bene infatti quanto sia precaria e debole la disciplina contrattuale, in particolare per la parte normativa. Condizione necessaria non significa però condizione sufficiente. A tal fine è necessario che vi sia un’adeguata valorizzazione della ricerca pubblica, in Italia ed in ambito UE.
    In queste senso, l’orientamento neo-liberista e privatistico della riforma universitaria Moratti-Gelmini che, senza correttivi, rischia di essere trasposto negli EPR, andrebbe maggiormente criticato. In modo costruttivo, ovviamente, proponendo precisi emendamenti a quel modello. In particolare, il terzo livello andrebbe mantenuto, e dovrebbe essere assicurato un preciso percorso di tenure track per tutti i livelli e profili. Il tutto nell’ambito di un adeguato, trasparente ed efficiente finanziamento pubblico finalizzato a valorizzare i R&T e gli EPR.

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