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ENEA: come usare i batteri affamati per ridare splendore al nostro patrimonio artistico

ROMA – Come ridare splendore al nostro patrimonio artistico con un processo biotecnologico senza eguali al mondo: il progetto è stato messo a punto da un gruppo di ricercatrici dell’ENEA che ha archiviato 1.500 microrganismi, tra funghi, batteri e alghe, capaci di ripulire quadri, opere architettoniche, sculture o persino le pagine di antichi testi.
L’idea è geniale, ma ha bisogno di fondi per poter progredire. In pratica, si raccolgono i batteri, li si studia, li si seleziona e li si imprigiona in un gel. A quel punto vengono portati a meno 80 gradi e, affamandoli, li si trasforma così in “pulitori”. In questa maniera, liberati poi sulla superficie dell’opera che necessita di manutenzione, essi divoreranno tutto lo sporco. Si tratta di una rimozione del tutto sostenibile, visto che non sono utilizzati prodotti chimici che impattano sulla superficie del bene artistico da restaurare.
La squadra ENEA, tutta al femminile, è coordinata da Chiara Alisi che ha brevettato questo procedimento con pochissime risorse a disposizione. Ma il gruppo era stato fondato una decina di anni fa da Anna Rosa Sprocati. Purtroppo il brevetto non è stato ancora sfruttato appieno e non esiste ad oggi un prodotto industriale sul mercato.

Per approfondire:
https://www.enea.it/it/Stampa/news/arte-da-archivio-enea-tre-batteri-per-il-restauro-delle-opere-di-michelangelo

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