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Determinati gli aumenti contrattuali per il 2016-2018: +0,4% del “monte salari”. E forse ai Ricercatori e Tecnologi non spetterà un centesimo!

Aumenti contrattuali

Il 25 maggio scorso è stato registrato dalla Corte dei Conti il DPCM del 18 aprile 2016 recante criteri di determinazione degli oneri per i rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici non statali, compresi quindi i Ricercatori, i Tecnologi e il personale tutto degli Enti di Ricerca.

Il DCPM, in base alle disposizione della Legge di stabilità per il 2016 (che ha determinato in 300 milioni di euro, a decorrere dal 2016, gli oneri per la contrattazione collettiva nazionale dei pubblici dipendenti delle amministrazioni statali, oneri a carico diretto del bilancio dello Stato) ha individuato gli analoghi oneri a carico dei bilanci di amministrazioni, istituzioni ed enti pubblici diversi dalle amministrazioni statali.

I nuovi oneri, da tradurre quindi in aumenti contrattuali, dovranno essere pari allo 0,4% del “monte salari” costituito dalle voci retributive a titolo di trattamento economico principale e accessorio rilevate dai più recenti dati inviati in sede di conto annuale, al netto della spesa per l’indennità di vacanza contrattuale nei valori vigenti a decorrere dall’anno 2010. Gli importi così quantificati devono essere maggiorati degli oneri contributivi ai fini previdenziali e dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) e non assorbono l’indennità di vacanza contrattuale erogata dal 2010.

L’aumento dello 0,4% è ben poca cosa a fronte di un aumento dei prezzi al consumo che dal gennaio 2011, momento in cui iniziò il blocco quadriennale delle retribuzioni nel pubblico impiego, è stato pari al 5,5%.

In soldoni, ai Ricercatori e Tecnologi spetterebbe, nel migliore dei casi, un aumento mensile lordo di circa 15 euro!

Sempre che, nel frattempo, il ministro Madia non dia seguito ad alcune indiscrezioni di stampa secondo le quali è sua intenzione dare priorità agli aumenti contrattuali destinati ai lavoratori statali a basso reddito (sotto i 26mila euro).

L’ANPRI ritiene che, dopo tanti anni di blocco contrattuale, a tutti i dipendenti pubblici, indipendentemente dalla specifica retribuzione, spettino aumenti retributivi, e in misura ben maggiore di quanto previsto dal DPCM.

Il sostegno ai redditi più bassi è certamente doveroso ma va fatto attraverso le leve fiscali, abbassando le aliquote IRPEF più basse, aumentando i servizi gratuiti ai cittadini e gli sgravi fiscali alle famiglie numerose, e non certamente scaricando sui soli dipendenti pubblici il costo delle misure di sostegno.

Il Consiglio dei Ministri del 15 giugno ha dato il via libera all’Accordo Quadro tra i sindacati e l’ARAN (vedi Newsletter 7/2016) che ha ridotto a quattro i comparti contrattuali nel pubblico impiego, definendo il compartone “Istruzione e ricerca” in cui confluirà il personale non dirigenziale della Ricerca insieme a quello della Scuola, dell’AFAM e dell’Università (docenti e ricercatori universitari esclusi). Tra pochi mesi, quindi, potrebbero ripartire le trattative, dopo oltre sei anni di blocco ai rinnovi imposto dalle politiche di austerity dei governi che si sono succeduti in tutti questi anni (l’ultimo Contratto della Ricerca è stato siglato nel febbraio di 7 anni fa).

 

Questa notizia è stata pubblicata nella Newsletter ANPRI n. 12 del 16 giugno 2016.

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