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Ddl contratti di ricerca: Crui e Coper chiedono di fare in fretta

ROMA, 16 gennaio – Nell’università e nel mondo della ricerca si accende il dibattito sul disegno di legge che riguarda i contratti di ricerca e riforma profondamente la fase di avvio della carriera accademica, testo ormai a uno snodo del suo iter parlamentare.
La Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui) e la Consulta dei presidenti degli enti di ricerca (Coper) mettono in risalto l’improrogabilità di andare oltre lo status quo, caratterizzato da un solo strumento contrattuale che non basta a coprire la carenza di profili adeguati in vista del reclutamento di giovani ricercatori. Un perimetro troppo ristretto che finisce per compromettere la continuità dei progetti in corso e ostacola il lancio di nuove attività.
Dunque i rettori e i presidenti degli enti salutano con favore il disegno di legge che accanto al contratto di ricerca aggiunge altri istituti, evidenziando la necessità di una soluzione che da una parte tenga conto della specificità del sistema italiano e dall’altra sia in linea con gli standard internazionali. Appare quindi urgente una riforma che metta in fluido collegamento il dottorato e l’entrata in ruolo, ridimensionando la precarietà che caratterizza le prime fasi della carriera accademica, ma che al tempo stesso garantisca la necessaria flessibilità sugli strumenti migliori per garantire qualità e attrattività al settore ricerca. L’obiettivo è infatti evitare l’emorragia di giovani talenti garantendo agli studiosi una vita più dignitosa.
In ogni caso, Crui non appoggia l’introduzione del professore aggiunto, sottolineando come questa figura potrebbe generare confusione e disincentivare i giovani ricercatori. Sia Crui che Coper, comunque, confermano la necessità di agire con tempismo e rapidità per rafforzare la ricerca italiana.

 

 

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