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Critiche anche da parte dell’EMBO all’Human Technopole e alla mancanza di un’Agenzia della Ricerca

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Con una lettera aperta inviata al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, numerosi membri italiani dell’European Molecular Biology Organization (EMBO) e numerosi Presidenti di Società Scientifiche hanno espresso le loro perplessità e critiche nei confronti dell’operazione Human Technopole di cui abbiamo ripetutamente espresso le nostre critiche (si veda, ad esempio, la Newsletter 6/2016).

Pur guadando “con grande interesse all’iniziativa”, i firmatari della lettera (tra cui spiccano i nomi di Andrea Ballabio, Riccardo Cortese, Tullio Pozzan, Daniela Corda, Antonio Simeone, Glauco Tocchini-Valentini e Guido Grandi) evidenziano come alcuni aspetti dell’iniziativa non sembrano “rispondere adeguatamente ai principi di competitività e meritocrazia che regolano l’accesso e la distribuzione delle risorse per la ricerca scientifica in tutti i paesi avanzati” e, pertanto, chiedono che sia adottata “una rigorosa metodologia di selezione […] attraverso bandi aperti e giudicati da commissioni internazionali i cui componenti non abbiano alcun conflitto di interesse con l’attribuzione delle risorse”.

La lettera prosegue con critiche, anch’esse pienamente condivise dall’ANPRI, in merito alla “assenza nel nostro Paese di un ente di riferimento che raccolga efficacemente ed esprima le istanze della comunità scientifica e possa istruire un confronto costruttivo con il Governo”, perché “le strutture di consulenza scientifica al Governo, seppur talvolta create, non sono mai state utilizzate in maniera sistematica, concreta ed efficace”.

Per i firmatari della lettera, tale ruolo potrebbe essere svolta da una costituenda “Agenzia della Ricerca” che potrebbe agire “da collante fondamentale tra le iniziative che la politica ha il diritto-dovere di proporre e le capacità e i bisogni del nostro sistema ricerca” ed avvalersi “di scienziati e altri esperti riconosciuti a livello nazionale e internazionale, che non siano portatori di conflitti di interesse e che propongano al Governo le principali aree strategiche di intervento”.

Lascia tuttavia perplessi la parte della lettera nella quale si ritiene che tale Agenzia dovrebbe anche “gestire un sistema di valutazione della ricerca e distribuzione delle risorse basato su tecnici e sulla consulenza di scienziati attivi”, compiti a nostro avviso in conflitto con il ruolo di “ente di riferimento che raccolga ed esprima le istanze della comunità scientifica” che alla medesima Agenzia della Ricerca i firmatari vorrebbero attribuire. Inoltre, il connubio di competenze sulla valutazione e responsabilità di allocazione delle risorse finanziarie non è compatibile con la terzietà e indipendenza richiesti all’organismo di valutazione (specie se ex-post).

Fondamentale, per i firmatari, è il finanziamento di “progetti di ricerca individuali da svolgersi negli Istituti di Ricerca e nelle Università”, come ripetutamente richiesto anche dall’ANPRI, cui garantire un finanziamento continuo e regolare, “caratterizzato da bandi con regole certe a cadenza perlomeno annuale”, allo scopo di incentivare “la ricerca di base creativa e generata da ipotesi”, necessaria “per creare la base della piramide della ricerca nazionale, essenziale per formare e mantenere le competenze necessarie a garantire sostegno e ricaduta a iniziative come HT nel breve e nel lungo termine”.

A tale scopo, i firmatari individuano i requisiti che i finanziamenti a tale ricerca di base guidata da singoli ricercatori (investigator driven) devono possedere: a) la durata del finanziamento (fino a 3-5 anni), b) la regolarità e certezza dei bandi e delle regole, c) l’entità adeguata dei finanziamenti, ora quasi totalmente assenti, che dovrebbe aggirarsi intorno agli 800 milioni di euro annui (aggiuntivi al finanziamento ordinario di Università e Enti di ricerca), d) un rigoroso sistema di valutazione, allestito dall’Agenzia della Ricerca, per finanziare la ricerca di qualità ed evitare la dispersione delle risorse.

Ricordiamo che la costituzione di un’Agenzia nazionale “con compiti di gestione centralizzata di tutti i finanziamenti dedicati alla ricerca, elaborazione bandi, assegnazione, supporto alla pianificazione e realizzazione di domande di accesso ai fondi europei, valutazione dei progetti di ricerca con referee esterni e study sessions, adottando meccanismi e schemi di organizzazione e valutazione simili a quelli dell’European Research Council (ERC)” è espressamente prevista nella Risoluzione della 7a Commissione del Senato sull’Affare Enti di ricerca ma che essa è stata frettolosamente liquidata, un paio di mesi fa, dal ministro Giannini (si veda la Newsletter 5/ 2016) che l’ha definita “un nuovo carrozzone incapace di risolvere i problemi”. Ignorando forse che in Europa solo l’Italia, la Polonia, il Montenegro e pochi altri Paesi finanziano la ricerca senza un’agenzia a ciò dedicata: in Francia opera l’ANR, in Spagna l’ANEP, nel Regno Unito operano l’EPSRC nell’ingegneria e la fisica e il BBSRC nella biologia e la biotecnologia,….

Dal secco no del Ministro si sono apertamente dissociati, tra i tanti, anche la senatrice Elena Cattaneo e, molto recentemente, il fisico Giorgio Parisi e il biochimico Ernesto Carafoli che, in due approfonditi interventi pubblicati su Il Sole 24 Ore del 15 maggio, prendendo spunto dal progetto Human Technopole e dalla totale assenza di trasparenza e valutazione che lo ha finora caratterizzato, affermano la necessità di un’Agenzia deputata alla distribuzione meritocratica dei finanziamenti pubblici in ricerca che sia indipendente (da politica e dai potenziali destinatari dei finanziamenti), trasparente (in ogni procedura e in ogni singolo atto) e competente (sia in tema di valutazione della ricerca scientifica, sia nei vari settori disciplinari d’interesse).

Si può non essere d’accordo?

 

 

Questa notizia è stata pubblicata nella Newsletter ANPRI n. 10 del 19 maggio 2016.

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