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COMUNICATO 25 marzo 2021: Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) ed il sistema della Ricerca in Italia

Il PNRR, applicazione del programma Next Generation EU al nostro Paese si ripromette, oltre al recupero delle gravi conseguenze economiche provocate dalla pandemia di Covid-19, di gettare le basi per una crescita sostenibile di lungo termine che consenta il mantenimento delle iniziative dopo la conclusione del piano oltre che la restituzione dei fondi a prestito previsti. In questo quadro la Ricerca, secondo pilastro della missione 4 “Istruzione e Ricerca” del PNRR, è un punto fondamentale. L’importanza dell’intervento riaccende sull’argomento un dibattito mai sopito tra due posizioni antitetiche: la scelta di puntare alla creazione di nuove eccellenze (con sette centri nazionali già identificati), mentre altre proposte puntano all’effetto esponenziale che sarebbe prodotto da un forte aumento dei finanziamenti (rispetto alle scarse risorse attuali) affidati su base rigorosamente competitiva; l’attuale stesura del piano (12 gennaio 2021) sembra orientarsi sulla prima.

  • La scelta elitaria delle eccellenze manca di analisi della sostenibilità di lungo termine, ma soprattutto non chiarisce come il sistema ricerca ed il paese tutto possano giovarsene: è invece facile anticipare che il resto del mondo della ricerca sarebbe fortemente penalizzato, invece che stimolato alla crescita. Nel lungo termine, lo sviluppo scientifico e quello economico si basano anche sulla capacità di sviluppare nuovi settori di ricerca, la quale dipende dalla flessibilità delle strutture (e dalle possibilità di carriere “trasversali” per i singoli): un tale ruolo sarebbe fortemente ostacolato. L’ingessare l’assegnazione dei fondi a queste poche strutture non porterebbe ricadute economiche significative per il Paese ed inoltre esse non sembrano destinate ad interagire con il mondo di piccole e medie imprese che costituisce l’ossatura della economia nazionale attuale. Se parte rilevante dello sviluppo economico deve passare dal tendere a superare i limiti dimensionali di queste imprese, la scelta delle eccellenze della ricerca va in direzione opposta. E’ altresì opportuno ricordare la vicenda dell’Istituto Italiano di Tecnologia che lascia forti dubbi circa l’efficienza di utilizzo degli ingenti finanziamenti ricevuti, anche per l’inevitabile improduttività che caratterizza i primi anni di attività di una istituzione nata al di fuori del sistema ricerca già esistente.
  • Impatto radicalmente diverso sarebbe invece quello prodotto dalla allocazione delle risorse, con metodi competitivi, all’intero sistema ricerca: questo potrebbe finalmente competere alla pari e perfino eccellere (date le capacità e risorse dimostrate nelle restrizioni attuali) rispetto agli altri paesi europei. In questa prospettiva le stesse tematiche principali individuate nel PNRR e nel Next Generation EU potrebbero trovare un riconoscimento di priorità, ma senza marginalizzare la ricerca di base bensì finanziandola in modo adeguato (essa sola, può assicurare ampi ritorni economici nel lungo termine). Data la ampia diffusione di università e centri di ricerca, tutto il territorio nazionale potrebbe trarne beneficio, in particolare se venissero sviluppati (anche semplificandoli) i rapporti con le piccole e medie industrie incentivandole, con strumenti finanziari progressivi, verso processi espansivi volti a superare gli attuali limiti dimensionali.

La nostra proposta di orientare invece il PNRR verso la seconda soluzione è motivata, tra le altre, dalla constatazione che la produttività del sistema ricerca in Italia e’ molto elevata in rapporto al numero di ricercatori (molto ridotto, in proporzione alla popolazione, rispetto ai paesi piu’ avanzati) come si evince confrontando i risultati delle borse ERC nei vari paesi europei. Ciononostante le notevoli difficoltà che incontrano le grandi capacità individuali indotte ad emigrare per trovare lidi piu’ favorevoli a causa di tutte le problematiche di tipo “burocratico”, insufficienza organizzativa e mancata autonomia che potrebbero essere risolte con interventi normativi specifici, anche a costo zero, quali quelli – ad esempio – avviati con il D.Lgs. 218/2016 in parte inapplicato e in parte ancora da estendere. Il Next Generation EU è un impegno preso dall’insieme della Unione Europea: mira ad ottenere, anche per l’Italia, frutti che devono essere duraturi e diffusi e questi non possono che dipendere da un cambiamento profondo e diffuso del sistema attuale.

Una riforma che porti frutti a lungo termine comporta che il settore della ricerca deve essere affrontato nella sua complessità e non, invece, limitarsi alla fuga in avanti della creazione di alcune nuove strutture senza occuparsi dei problemi di quelle esistenti. Per il sistema ricerca le principali problematiche che andrebbero affrontate con le necessarie riforme richieste dal Next Generation EU sono a nostro avviso:

  • assegnazione dei fondi di ricerca su basi competitive e trasparenti per tutti gli istituti di ricerca a finanziamento pubblico,
  • ulteriori interventi normativi che eliminino le pastoie burocratiche implicate dalle regole della Pubblica Amministrazione (i cui modelli organizzativi attuali sono del tutto inadatti allo svolgimento delle missioni di ricerca degli Enti),
  • revisione delle governance che consentano la responsabilizzazione delle Comunità Scientifiche nelle scelte di governo delle stesse,
  • prevedere un meccanismo che individui soluzioni per riassorbire, almeno in parte, il gran numero di Ricercatori e Tecnologi che saranno assunti a tempo determinato con i fondi del PNRR,
  • la definizione di meccanismi che consentano un efficace trasferimento e sviluppo congiunto delle conoscenze in generale e delle tecnologie in particolare da parte del sistema della Ricerca Pubblica alla Pubblica Amministrazione ed al Sistema delle Imprese.

FGU – Dipartimento Ricerca – Sezione ANPRI

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FGU (Federazione Gilda UNAMS) – Dipartimento Ricerca

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Email: info@fgu-ricerca.it sito: www.anpri.fgu-ricerca.it

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