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Almalaurea: in Italia sempre meno dottori di ricerca, retribuzioni su del 3%

ROMA, 15 settembre – L’Italia ha un numero di dottori di ricerca che è pari allo 0,5% della popolazione in età lavorativa, ossia di età 25-64 anni. Il confronto internazionale ci colloca agli ultimi posti: alle nostre spalle, infatti, troviamo solo Turchia, Lettonia e Messico. Negli ultimi anni, tra l’altro, il numero di dottori di ricerca in Italia è andato via via diminuendo: in termini assoluti, dagli oltre 10mila del 2017 ai quasi 8mila del 2021. Lo evidenzia il Rapporto Almalaurea sul profilo e sulla condizione occupazionale dei dottori di ricerca, giunto alla sua settima edizione e da poco presentato.
Il 27,6% dei dottori di ricerca fa parte dell’area di Scienze della vita, il 22,9% dell’area di Ingegneria, il 19,1% dell’area delle Scienze di base, il 16,8% dell’area delle Scienze umane e, infine, il 13,6% dell’area delle Scienze economiche, giuridiche e sociali. Le linee guida del Pnrr confermano la crescente attenzione verso i dottorati innovativi che puntano a una migliore integrazione della ricerca con i bisogni del sistema produttivo nazionale, con i contesti internazionali e con una maggiore contaminazione delle discipline.
Ripartizione equilibrata, invece, fra i generi: l’indagine sul Profilo dei dottori di ricerca dice nel 2021 le donne rappresentano il 49,1%, un valore in linea con la più recente documentazione MUR relativa all’anno 2021.
Infine, sui livelli retributivi, i dottori di ricerca sfiorano, nel 2021, i 1.800 euro mensili netti (1.784 euro) e risultano in aumento del 3,1% rispetto a quanto rilevato nel 2019. Anche in termini retributivi i dottori di ricerca risultano avvantaggiati rispetto ai laureati di secondo livello a un anno dalla laurea (+26,8%, 1.407 euro), ma anche rispetto a quelli a cinque anni (+9,1%, 1.635 euro).

 

Il rapporto:
https://www.almalaurea.it/eventi-e-convegni/convegno-dottori-di-ricerca-2022

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