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Senato: in rampa di lancio i contratti di ricerca a tempo determinato

ROMA, 23 maggio – Si continua a lavorare, in Commissione Istruzione del Senato, alla riforma delle attività di ricerca e reclutamento degli studiosi nelle università e negli enti. Con gli emendamenti presentati dal relatore del testo, l’esponente del Pd Francesco Verducci, sono in arrivo innovazioni sui contratti e sui concorsi dei ricercatori e tecnologi.
In pratica, tra le altre cose, nascono i contratti di ricerca a tempo determinato (durata biennale, rinnovabili una sola volta per altri due anni) che università, enti e Afam potranno stipulare su progetti specifici. I rapporti di lavoro saranno finanziabili con risorse interne ma anche provenienti da soggetti terzi, pubblici o privati. I beneficiari verranno selezionati su una o più aree scientifiche che rientrano nel medesimo cluster concorsuale, attraverso procedure indette dai datori e definite da un apposito regolamento.
Potrà partecipare chi possiede il titolo di dottore di ricerca e chi è iscritto la terzo anno del corso di dottorato di ricerca, purché arrivi al titolo entro sei mesi dalla pubblicazione del bando. Ma può corriere per la selezione anche chi possiede una formazione scientifico-professionale idonea allo svolgimento dell’attività di ricerca. L’emolumento non può essere minore del trattamento iniziale destinato al ricercatore confermato a tempo indeterminato, ma non è cumulabile con borse di studio o di ricerca, né compatibile con la frequenza di corsi di laurea di qualsivoglia natura.
Tra le varie modifiche in ballo, prevista anche la possibilità per le università di indire concorsi per reclutare ricercatori a tempo nei 12 mesi successivi all’entrata in vigore della riforma. Oppure fino a 36 mesi successivi, se i posti sono finanziati con il Pnrr.

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