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Panetta: “Università e ricerca decisive per la crescita sostenibile ed equa”

ROMA, 19 gennaio – “Non conta solo crescere. Conta anche come si cresce. La sfida è promuovere uno sviluppo sostenibile, capace di coniugare il progresso scientifico ed economico con la coesione civile, la libertà individuale e la giustizia sociale”. Lo ha detto Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia, intervenendo pochi giorni fa all’inaugurazione dell’anno accademico 2025-26 dell’Università degli Studi di Messina. Il riferimento alla crescita di qualità non è casuale, perché secondo Panetta le università e la ricerca giocano un ruolo determinante in questa partita.
Riferendosi agli atenei, Panetta ha spiegato: “La loro funzione non si esaurisce nella produzione del sapere: consiste anche nel renderlo utile al progresso economico e sociale. Oggi questa funzione è più importante che mai”. E ha aggiunto: “L’innovazione si alimenta innanzitutto con la ricerca di base. In questo campo le università e gli altri enti di ricerca italiani conseguono già oggi risultati eccellenti. Negli ultimi quindici anni la produzione scientifica nazionale è aumentata in modo considerevole; quella di qualità più elevata, misurata dal numero di citazioni nelle pubblicazioni internazionali, è oggi superiore a quella della Francia e non distante da quella della Germania”.
Poi arrivano le note dolenti. E l’inquilino di Palazzo Koch ha messo il dito nella piaga: “Più debole risulta invece la capacità di trasferimento tecnologico, ossia l’insieme di attività che trasformano i risultati della ricerca in processi innovativi, brevetti, beni e servizi competitivi sui mercati globali”. Di conseguenza, l’innovazione “richiede una base ampia di capitale umano di alta qualità. La ricerca di frontiera, il trasferimento tecnologico e l’adozione delle nuove tecnologie nei processi produttivi dipendono dalla capacità di tradurre il sapere scientifico in applicazioni concrete. Solo in presenza di una forza lavoro adeguatamente preparata il progresso tecnologico può tradursi in un aumento duraturo della produttività”. Problema cronico per l’economia italiana.
Cosa serve allora. Secondo Panetta, “un adeguamento della spesa per la formazione universitaria rafforzerebbe la qualità del sistema, valorizzando le elevate competenze già presenti negli atenei, potenziando il trasferimento tecnologico e creando condizioni più favorevoli allo sviluppo di imprese innovative e all’attrazione di ricercatori e docenti di profilo internazionale”. Insomma, per il governatore “investire in istruzione, ricerca e formazione significa allora investire a un tempo nelle potenzialità del Paese e nelle aspirazioni dei singoli: nella capacità dei giovani di scegliere, di crescere, di contribuire a un’economia più dinamica e a una società più giusta”.

L’intervento integrale:
https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-governatore/integov2026/20260115-panetta/index.html?dotcache=refresh&dotcache=refresh

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