Istat: Italia nemica dei laureati e della ricerca. Produttività al palo
ROMA, 24 maggio – Un Paese nemico della ricerca e dello studio, che non valorizza le proprie intelligenze. Così appare l’Italia secondo il rapporto annuale Istat 2025. Ha fatto molto discutere il dato, desolante, per cui circa 97mila laureati hanno lasciato la Penisola negli ultimi dieci anni. Ma pesa soprattutto il trend in peggioramento: nel solo 2023 i giovani tra 25 e 34 anni con una laurea emigrati lontano hanno raggiunto quota 21 mila, un primato storico.
Peraltro, è vero che la quota dei 25-34enni con un titolo di istruzione terziaria sta aumentando e ha raggiunto lo scorso anno il 31,6%. Ma l’Italia rimane comunque terzultima in Europa, prima soltanto di Romania e Ungheria.
Meno osservato, invece, un altro dato, altrettanto sconfortante: l’anno scorso, in particolare, è diminuita la produttività del lavoro, del capitale e, soprattutto, la produttività totale dei fattori, che misura il contributo della conoscenza e dell’innovazione all’incremento di efficienza dei processi di produzione e del valore aggiunto. Si tratta di un vulnus cronico del nostro sistema Paese che non sembra trovare sollievo.
Anzi, secondo Istat, “in questo ambito in Italia l’incidenza delle cosiddette ‘Risorse umane in scienza e tecnologia’ (occupati con un titolo universitario e/o che lavorano come professionisti e tecnici, e occupati in professioni in ambito scientifico e tecnologico) – pari a quasi il 40% degli occupati nel 2023 – è inferiore di circa 10 punti percentuali rispetto a Germania e Spagna e 17 rispetto alla Francia”. Segno che la classe dirigente del Paese non ha ancora capito l’importanza degli investimenti in ricerca e nel campo delle discipline Stem.
Per approfondire:
https://www.istat.it/comunicato-stampa/rapporto-annuale-2025/

