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CREA: lenta ripresa dopo gli “ultimi avvenimenti” che hanno coinvolto i vertici. Commissario in arrivo?

Comunicato FGU – Dipartimento Ricerca del 26 marzo 2019

CREA: lenta ripresa dopo gli “ultimi avvenimenti” che hanno coinvolto i vertici. Commissario in arrivo?

Si è svolto oggi, 26 marzo 2019, il primo incontro sindacale a tavoli unificati con il Direttore Generale f.f. del CREA, dr. Antonio Di Monte.

La nomina del dr. Di Monte è avvenuta pochi giorni dopo le disposizioni di arresti domiciliari per il Presidente del CREA (Salvatore Parlato) e l’ex Direttore Generale f.f. (Ida Marandola), nonché l’obbligo di firma per due dirigenti amministrativi dell’Ente e per un dipendente.

Ai destinatari delle misure cautelari sono addebitati “gravi irregolarità” nella gestione dell’ente e una serie di reati fra cui peculato, abuso d’ufficio e falso. Il fulcro delle contestazioni ruota intorno agli aspetti immobiliari, fra cui vendite di sedi e affitto della sede di via Po, al canone annuo di oltre 3 milioni di Euro, procedure di gara e altro. L’inchiesta è ancora in corso e sono attesi ulteriori sviluppi.

Subito dopo le misure cautelari, la dr.ssa Marandola si è dimessa dall’incarico di Direttore Generale f.f., mentre il dr. Parlato risulta ancora Presidente. Il Consiglio di Amministrazione del CREA si è riunito, benché a ranghi ridotti, nominando il dr. Di Monte Direttore Generale f.f. con un incarico di 3 mesi.

Ma veniamo all’incontro odierno.

Il dr. Di Monte ci ha rassicurati sulla continuità amministrativa: sono stati deliberati gli atti urgenti necessari per la normale gestione del CREA e a breve dovrebbe rientrare in Amministrazione Centrale un dirigente amministrativo distaccato al MiPAAFT, in modo da coprire uno dei due uffici rimasti senza dirigente (Bilancio e Gare e contratti).

Come FGU – Dipartimento Ricerca apprezziamo il lavoro e l’approccio fattivo alla gestione delle emergenze del dr. Di Monte, ma abbiamo richiesto prima di tutto un deciso taglio con il passato e maggiore trasparenza nella gestione del CREA. Per avere idea di quanto l’Ente sia poco incline a operare in modo aperto e moderno, basta dare un’occhiata allo smilzo sito web (http://www.crea.gov.it): non è in linea neppure un atto del 2019, i dati sulla performance risalgono ad anni fa, la sezione sull’amministrazione centrale riporta un organigramma con colleghi in pensione da più di un anno o sospesi dal servizio. Quale primo atto della nuova gestione, auspichiamo un approccio diverso rispetto al passato e atti concreti, che consentano al personale e ai soggetti esterni di capire cosa succede nel CREA, senza nascondere nulla. Abbiamo anche chiesto un deciso intervento sulle procedure informatiche. Come noto, il CREA è infatti sprovvisto di un sistema informativo moderno.

Per quanto riguarda la sede romana, abbiamo saputo che è stata chiesta all’Agenzia del Demanio la disponibilità di una o più sedi su cui collocare il personale. Si è in attesa di una risposta. E’ facilmente immaginabile che a breve si dovrà lasciare la sede di Via Po, che ha comunque un canone annuo di affitto monstre, superiore a 3,6 milioni di Euro. Il trasferimento della sede di Lodi è definitivamente tramontato. Il CdA a ranghi ridotti ha infatti deliberato l’annullamento in autotutela della procedura, che prevedeva da parte del CREA l’acquisizione del Parco Tecnologico Padano e la vendita delle proprie sedi lodigiane. Una operazione caldeggiata dalla gestione Parlato, di indubbio vantaggio per le banche che avevano finanziato il Parco Tecnologico Padano, ma di poca utilità per il CREA, e svantaggiosa per la maggior parte del personale delle sedi lombarde.

Per quanto riguarda il personale, abbiamo ricordato la necessità di avviare da subito le procedure per i passaggi di livello ex art. 15 (come previsto dal piano di fabbisogni), aggiornando la relativa tabella di assegnazione fra centri, che come ricorderete riportava numeri assolutamente errati. Abbiamo inoltre ricordato al Direttore Generale f.f. la necessità di procedere con le stabilizzazioni, sia comma 1 che comma 2.

Abbiamo saputo che l’Amministrazione sta procedendo, mediante i singoli centri, ad una ricognizione dell’anzianità pregressa dei ricercatori e tecnologi stabilizzati, per riconoscere l’anzianità di servizio, ai fini dei passaggi di fascia con decorrenza 1 gennaio. E’ una notizia sicuramente positiva anche se a quanto detto, non terrà conto del passato, tuttavia su questi aspetti è stato caldeggiato dai sindacati tutti l’avvio di un tavolo di “conciliazione” per risolvere bonariamente ed in via extra-giudiziale la questione. Solo quando si avranno maggiori notizie, si potrà capire se questo consentirà di bloccare i ricorsi che molti dipendenti neo-stabilizzati stanno avviando.

Abbiamo inoltre posto il problema del radon nella sede centrale. Da alcuni mesi sono infatti scomparsi i cartelli che impedivano l’accesso ai locali ai piani interrati, quasi che il problema del radon sia stato superato totalmente. Non è inoltre chiaro se siano stati fatti i lavori di ventilazione forzata dei locali. Abbiamo pertanto chiesto al Direttore Generale f.f. di verificare questi aspetti e di prendere le iniziative opportune.

In questo quadro, che ci si sforza di ritenere tranquillizzante, gli elementi di criticità sono invece numerosissimi.

Il primo aspetto riguarda la sostenibilità finanziaria. Proprio poche ore prima dell’incontro con il dr. Di Monte, l’amministrazione del CREA ha riscontrato un trasferimento trimestrale dal MEF inferiore di 2,5 milioni di Euro rispetto a quanto previsto. Riportando il dato su un anno, si tratta di 10 milioni di Euro in meno, pari al 10% circa delle spese di personale ed equivalente allo stanziamento per l’anno 2018, previsto dall’art. 1, comma 673, legge 27 dicembre 2017 n. 205. E’ stato quindi chiesto da parte nostra che questa situazione venga portata a conoscenza immediata del Ministro, perché, aggiunta alle vicende ben note, metterebbe in pericolo l’Ente, che non potrebbe forse dare luogo a tute le necessità per il personale e non solo.

Il bilancio di previsione 2019 non è stato ancora approvato da MEF e MiPAAFT. Benché l’approvazione sia data per prossima, si continua a operare in gestione provvisoria per dodicesimi, con inevitabili ripercussioni sull’operatività.

Al di là di questi specifici aspetti, non è chiaro se il CREA sia in grado di reggere i costi elevati legati alle spese del personale, all’affitto della sede di Via Po a Roma ed alle altre spese legate gli aspetti su cui l’Ente intende operare nell’immediato, rispettando gli impegni presi relativi al Piano Triennale e al relativo Piano dei Fabbisogni. Una verifica su questi aspetti è improcrastinabile.

Resta poi incerto il futuro del Consiglio di Amministrazione. Mentre sono sempre più insistenti le voci di commissariamento, abbiamo saputo anche di un certo malessere al MiPAAFT. I consiglieri sono stati infatti invitati la scorsa settimana ad un incontro con il Ministro Centinaio, ma alcuni hanno chiesto un rinvio a causa di problemi “accademici”. Se così fosse, sarebbe un grave affronto al Ministro e al personale del CREA. L’incontro si è tenuto comunque oggi e la sensazione è che si arrivi presto ad un commissariamento del CREA.  Di qui in poi non sappiamo cosa accadrà ma non possiamo che auspicare un cambiamento deciso ed un nuovo impulso per l’Ente, e vigileremo affinché questo avvenga nel migliore dei modi.

FGU Dipartimento Ricerca presso CREA

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