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INAF accende un riflettore sui buchi neri meno attivi dell’universo

ROMA – I buchi neri supermassicci generano fenomeni straordinari di emissione su tutto lo spettro elettromagnetico divorando la materia che li circonda. Ma quello al centro della Via Lattea, essendo alquanto piccolo, assorbe il gas circostante a ritmi contenuti e dunque dà luogo a un’attività debole e a scarse emissioni. In tali casi è più difficile osservare e identificare le galassie che ospitano il buco nero. Tuttavia, grazie alle indagini astronomiche di nuova generazione, gli esperti hanno acceso un riflettore anche su questa parte meno conosciuta del cosmo.
“Una di queste survey – scrive l’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) – realizzata con l’array di radiotelescopi e-Merlin, formato da 7 antenne sparse in tutto il Regno Unito, si chiama Lemmings (Legacy e-Merlin Multi-band Imaging of Near Galaxy Sample) ed è dedicata allo studio della popolazione di galassie poco luminose che ospitano buchi neri supermassicci poco attivi. Comprende 280 galassie ed è la survey più profonda di galassie nell’universo locale condotta in banda radio ad alta risoluzione”.

Un nuovo studio, fondato sul campione completo della survey e guidato da Ranieri Diego Baldi, ricercatore INAF a Bologna da un anno e leader del progetto Lemmings, è riuscito a stabilire una relazione più chiara tra i differenti meccanismi di emissione radio proveniente da queste galassie e la modalità di accrescimento di materia sul loro buco nero centrale, estendendo l’analisi anche a galassie considerate non attive.
I risultati sono stati pubblicati sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society”.

Per approfondire:
https://www.media.inaf.it/2021/10/15/sulle-tracce-dei-buchi-neri-meno-attivi-delluniverso/

 

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