Clima: verso il White paper della ricerca polare
ROMA, 8 ottobre – Cogliere i meccanismi che governano il cambiamento climatico per anticiparne gli effetti e fornire armi concrete a supporto delle decisioni politiche e delle strategie di adattamento. È questo il messaggio della prima Conferenza nazionale polare, che si è conclusa ieri a Roma, presso la sede del Consiglio nazionale delle ricerche. Tre giorni con più di 200 partecipanti e 15 coordinatori senior.
Non a caso, si va verso un White paper della ricerca polare: un documento che costituirà uno strumento strategico per orientare le future politiche italiane dedicate all’Artico, all’Antartide e al Terzo Polo (Himalaya, Karakorum e Altopiano del Tibet), territori sempre più cruciali per comprendere le dinamiche del clima globale.
Intanto, dopo le fasi di selezione e formazione del personale completate in Italia, entra nel vivo a Christchurch (Nuova Zelanda) la preparazione dell’imminente campagna antartica 2026-27 del Programma nazionale di ricerche in Antartide (Pnra). La città neozelandese, storico gateway del continente bianco, ha ospitato le celebrazioni ufficiali per l’apertura della nuova stagione, che hanno fatto da cornice alla riunione annuale dell’Executive committee del Consiglio dei direttori dei programmi nazionali antartici (Comnap), composto da sei rappresentanti dei 34 programmi antartici aderenti, tra i quali il Pnra con il vice-chair Gianluca Bianchi Fasani di Enea – Unità tecnica Antartide.
Nel corso del meeting, Bianchi Fasani ha illustrato la visione strategica italiana sul tema e le prospettive future del Pnra, assumendo per l’occasione il ruolo di chair della sessione, ruolo di grande prestigio che torna all’Italia dopo oltre trent’anni da quando fu assegnata all’ingegner Mario Zucchelli, figura storica del Pnra.
“È un riconoscimento che testimonia il ruolo di primo piano dell’Italia nella cooperazione antartica internazionale e nel coordinamento logistico”, ha dichiarato Bianchi Fasani. “Le sessioni di Christchurch sono state un’ottima opportunità per attivare nuove collaborazioni scientifiche e consolidare i rapporti esistenti”.

