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L’allarme di Parisi: “I social contribuiscono a minare la fiducia nella scienza”

ROMA, 27 settembre – Il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi mette il dito nella piaga del rapporto tra scienza e social media e lancia un allarme: la fiducia nel sapere è sempre più labile. In un intervento pubblicato dal Guardian e da La Stampa, Parisi racconta alcune vicende di cui è stato vittima personalmente, a partire dall’epoca della pandemia e del suo spot tv, chiesto dal ministero della Salute, in cui invitava le persone fragili a contrarre la quarta dose di vaccino anti-Covid. “Ho ricevuto molte mail che, con parole molto dure, mi dicevano che non avrei dovuto ficcare il naso nelle faccende altrui”, ha rivelato lo scienziato. Una pioggia di attacchi, soprattutto su Facebook e Twitter, da parte di chi lo accusava di essersi venduto alle grandi aziende farmaceutiche.
“All’epoca ero presidente dell’Accademia dei Lincei, l’istituzione scientifica più importante in Italia, quando era in arrivo la seconda ondata di Covid. In un lungo articolo avevo spiegato che o si prendevano subito drastici provvedimenti oppure entro la metà di novembre avremmo dovuto aspettarci 500 morti al giorno (e purtroppo quella previsione si rivelò accurata)”, ha scritto Parisi. Ma gli attacchi “mi hanno fatto toccare con mano e in prima persona un fenomeno a me sempre più familiare: il dissolversi della fiducia nella scienza”.
Un fenomeno “paradossale” per il fisico, dato che “la nostra società dipende sempre più dalle tecnologie avanzate, sviluppate a partire dalle scoperte scientifiche, ma la gente è sempre più diffidente nei confronti degli scienziati”. In parte pesa l’importanza “sempre più circoscritta che ha acquisito la parola stampata nel corso degli ultimi decenni, a vantaggio delle forme di comunicazione visiva e iper-coincisa dei media, dalla televisione a TikTok. I dibattiti televisivi richiedono tempi di reazione molto stretti, laddove gli scienziati erano soliti studiare in modo approfondito le varie questioni e parlarne soltanto dopo aver riflettuto a lungo”.
Parisi poi va più in profondità e riconduce questo atteggiamento al fatto che “molti Paesi stanno vivendo disuguaglianze sempre più gravi, insicurezza del posto di lavoro, disoccupazione e guerre. Laddove un tempo si riteneva che il futuro sarebbe stato inevitabilmente migliore del presente, la fede nel progresso – il magnifico e graduale patrimonio degli esseri umani – si è corrosa”. Allora bisogna tornare alla consapevolezza che “la scienza fa previsioni oneste che diventano affidabili dopo che, poco alla volta, si forma un consenso scientifico. L’iter che fa la differenza è proprio il formarsi del consenso, che coinvolge l’intera comunità scientifica e non è manipolabile”. Dunque è importante tornare a credere al sapere: “Se i cittadini non si fidano della scienza – ha concluso Parisi – non saremo in grado di contrastare il riscaldamento globale, le malattie infettive, la povertà, la fame e il depauperamento delle risorse naturali”.

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